La Corte Costituzionale guatemalteca ha respinto definitivamente il pagamento di un compenso agli ex-paramilitari delle ‘Pattuglie di autodifesa civile’ (Pac), per il “servizio reso alla patria” durante il conflitto interno (1960-’96).

     

Con quattro voti contrari e tre favorevoli, i sette giudici del massimo tribunale nazionale hanno bocciato la legge varata lo scorso anno dal Parlamento per risarcire le ex-Pac della collaborazione con l’esercito nella lotta alla guerriglia.

Otto Pérez, deputato del ‘Partido Patriota’, all’opposizione, e promotore della legge, ha lanciato un appello agli ex-combattenti esortandoli a non reagire con la forza al verdetto; ha chiesto inoltre al presidente Oscar Berger di convocare con urgenza una riunione con esponenti di tutti gli schieramenti politici per esaminare il pronunciamento della Corte.

Rappresentanti delle ex-Pac, già protagonisti negli ultimi tre anni di violente manifestazioni di piazza, hanno già annunciato nuove proteste.

Era stato il presidente Alfonso Portillo (200-2004), oggi riparato in Messico dopo essere stato raggiunto da accuse di corruzione, a promettere un compenso a oltre 500.000 ex-paramilitari, fissandolo in circa 600 euro ciascuno, ma versandone solo una prima ‘tranche’ di circa un terzo del totale.

Berger, il suo successore, aveva ratificato la decisione di Portillo, impegnandosi a completare il pagamento; nel frattempo, tuttavia, il numero degli ex-membri delle Pac legittimato a chiedere il risarcimento è salito a quasi un milione.

Fu l’ex-dittatore Efraín Ríos Montt, già presidente del Parlamento sotto il governo Portillo, a legalizzare nel 1983 le Pac, costituite pochi anni prima nel dipartimento di Alta Verapaz, per appoggiare le truppe regolari nella guerra civile; accusate di massacri di civili e violazioni dei diritti umani, furono smantellate a seguito degli accordi di pace del 1996.

[FB] – GUATEMALA 9/2/2005

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