La Corte Costituzionale guatemalteca ha annullato il processo contro 16 soldati accusati di aver massacrato 226 civili indifesi nel villaggio di Dos Erres durante la guerra civile che per 36 anni ha insanguinato il Paese.

     

Basandosi su una legge di amnistia del 1996, che dichiara non perseguibili alcuni reati di matrice politica commessi negli anni del conflitto (1960-’96), l’alto tribunale ha ordinato la cancellazione degli ordini di arresto contro gli accusati e invalidato le testimonianze dei sopravvissuti alla strage presentate dall’accusa.

“La politica indiscriminata di terra bruciata, che includeva l’eliminazione sistematica di bambini, donne e uomini è un crimine di lesa umanità e non può ricadere sotto la legge di amnistia” ha contestato l’avvocato della procura Edgar Reyes.

“Il verdetto della Corte è assolutamente scandaloso per lo Stato guatemalteco” gli ha fatto eco il commissario presidenziale per i diritti umani Frank La Rue, aggiungendo: “È un colpo molto duro per i familiari, una beffa per coloro che per anni e anni hanno lottato per avere giustizia, sembra inconcepibile che basandosi su un’interpretazione discutibile della legge la Corte abbia preso questa decisione”.

Il massacro di Dos Erres, nel dipartimento di Petén, 450 chilometri a nord di Città del Guatemala, fu perpetrato da un plotone di soldati denominati ‘kaibiles’, addestrati nella lotta anti-‘insurgencia’, che accusarono la popolazione locale di sostenere la guerriglia. Secondo il rapporto stilato dalla ‘Commissione della verità’, solo nel 1994 tornarono alla luce sul luogo dell’eccidio 162 ossa umane; 67 corrispondevano a bambini di età inferiore ai 12 anni.

Prendendo atto delle prove, nel 2000 il Guatemala ammise le proprie responsabilità di fronte alla Corte interamericana dei diritti umani, sottoscrivendo un documento con cui si impegnava con l’Associazione dei familiari dei ‘detenidos’ e ‘desaparecidos’ (Famdegua) a onorare la memoria delle vittime corrispondendo un risarcimento morale a parenti e superstiti.

[FB] – GUATEMALA 5/2/2005

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