Se un attacco all’Iran non è in agenda “al momento” per gli Stati Uniti – come ha detto ieri la neo-segretario di Stato Condoleeza Rice – l’aiuto Usa ai Paesi poveri non appare nemmeno lontanamente nelle previsioni immediate.

     

Lo conferma la ‘doccia gelata’ di Washington alla proposta della Gran Bretagna ieri al ‘G7’ di Londra, per un piano di azione a favore dei Paesi che vivono in miseria. Lo scrive oggi il quotidiano ‘Guardian’ di Londra, spiegando che la delegazione Usa ha respinto in modo secco la proposta del cancelliere britannico Gordon Brown di rinforzare gli aiuti economici ai Paesi in via di sviluppo.

Il ministro del governo Blair – di ritorno da un viaggio in Africa nelle scorse settimane – aveva detto in modo chiaro che avrebbe presentato insieme ai partner europei un piano in vista del raggiungimento degli ‘Obiettivi del millennio’ dell’Onu, cioè sradicare la miseria entro il 2015.

La proposta di Brown, conosciuta come ‘Facilitazione al finanziamento internazionale’ (Iff), prevede la vendita di bond sul mercato internazionale, che possano poi essere restituiti al di fuori del bilancio degli aiuti; la proposta – secondo il ministro britannico – potrebbe permettere di racimolare 100 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. Inequivocabile la risposta del sottosegretario Usa al Tesoro, John Taylor: “Non solo l’Iff non va bene per gli Usa, ma non ne abbiamo bisogno” ha detto.

Secondo il ‘Guardian’, l’amministrazione di George Bush ha respinto anche l’altra ipotesi avanzata da Brown, cioè che il Fondo monetario internazionale – l’istituzione finanziaria che molti considerano responsabile dei tagli al bilanci sociali e sanitari nei Paesi del Sud del mondo – possa rivalutare le proprie riserve in oro al prezzo attuale per permettere la cancellazione del debito dei Paesi poveri. Gli Usa sembrano comunque isolati in questa posizione: le proposte britanniche hanno invece ottenuto ampi consensi in Europa: il cancelliere tedesco Gerard Schroeder ha già detto che sostiene entrambe le idee di Brown e suggerisce l’istituzione di una tassa sul carburante aereo in tutto il continente per ottenere i fondi necessari allo sviluppo del Sud del mondo.

[EB] – UNITED KINGDOM 5/2/2005

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