Dopo la chiusura degli uffici di accoglienza dei profughi tibetani dei giorni scorsi altro colpo di scena nella sempre più travagliata vicenda del Nepal.

     

Troppo potere per un uomo solo.

All`alba di oggi infatti, Re Gyanendra ha preso nuovamente il comando dell`esercito e, dopo aver posto sotto arresto il Primo Ministro Sher Bhadur Deuba e gli altri componenti del governo, si è assunto in prima persona anche i poteri governativi.

Kathmandu è pattugliata da forze armate e blindate, ma il sovrano ripete che

“non si tratta di un colpo di stato” (…).

Pare che il motivo che ha fatto precipitare la situazione sia proprio il “fallimento” del governo sia nella repressione della rivolta, sia nell`impossibilità di mantenere l`impegno nell`organizzare sicure e democratiche elezioni.

Non è da ritenere certo “casuale” il fatto che ciò sia avvenuto all`indomani del grande successo elettorale in Iraq e dell`estrema incertezza ed insicurezza dello stesso sovrano.

Il timore adesso è che per riportare la “pace” Re Gyanendra utilizzi ancora di più l`unico mezzo di cui sembra cieco sostenitore: le armi. E la violenza.

Intanto le linee telefoniche sono state interrotte ed anche i contatti con i nostri amici e collaboratori Lalbhadur Tamang, Uttam, Rajan Sakya e tutti gli altri sono al momento impossibili.

Marco Banchelli

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