Almeno una cinquantina di dipendenti della pubblica amministrazione della città di Ciudad Juárez, nel settentrionale stato di Chihuahua, sono stati denunciati dalla procura federale per avere avuto responsabilità penali o amministrative nella vicenda della scomparsa e dell’uccisione di centinaia di donne.

     

I crimini sono avvenuti nella città vicina al confine con il Texas, famosa per le ‘maquiladoras’, le fabbriche ad alto sfruttamento di manodopera spesso finanziate con capitali statunitensi.

Tra i 50 funzionari vi sarebbero 20 agenti di polizia e 11 periti; proprio la denuncia contro rappresentanti delle forze dell’ordine ha attirato sulla procuratrice María López Urbina, il magistrato l’anno scorso messo a capo della Procura speciale (‘Fiscalía Especial para la Atención de Delitos Relacionados con los Homicidios de Mujeres’) per le indagini sui delitti di Ciudad Juárez. Urbina, incurante delle polemiche, ha inoltre annunciato la costituzione di un centro per le cure mediche e psicologiche destinato ai familiari delle vittime, il cui numero continua a crescere, visto che nel primo mese del 2005 altre 4 ragazze sono state uccise da ignoti aggressori.

Dal 1993 a oggi, secondo la Procura speciale, sarebbero state uccise almeno 315 ragazze, quasi 400 invece a detta di alcune organizzazioni che lottano per il rispetto dei diritti umani, tra le quali Amnesty International, che denuncia però la scomparsa complessivamente di circa 500 donne, tutte appartenenti a famiglie povere della zona.

All’inizio dell’anno 11 appartenenti a bande criminali attive nello stato sono stati condannati a 113 anni di carcere ciascuno per il rapimento, le sevizie e l’uccisione di almeno 6 ragazze.

[LL] – MEXICO 1/2/2005

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