Il governo venezuelano esproprierà entro il 2005 di tre milioni di ettari di terre “attualmente in mano a latinfondisti”: lo ha annunciato il presidente Hugo Chávez da Porto Alegre, dove ha preso parte al Forum Sociale Mondiale.

     

Chávez ha visitato un accampamento del ‘Movimento dei lavoratori rurali Senza Terra’ (Mst), l’organizzazione sociale più attiva nel vicino Brasile nella lotta per la riforma agraria, illustrando le tappe della sua ‘battaglia al latifondo’, lanciata nelle ultime settimane in Venezuela.

“La nostra sarà una rivoluzione agraria” ha detto il presidente venezuelano di fronte a circa 2.000 contadini di Lagoa do Junco, un’area occupata nel 1998 dove abitano oggi circa una trentina di famiglie che sopravvivono coltivando riso, grano e frutta.

“Gli agenti del nostro ministero dell’Agricoltura hanno individuato almeno 20 milioni di ettari di terre ancora sottoposte al regime feudale del latifondo e non possiamo tollerarlo. Siamo più che decisi a continuare la nostra battaglia per dare potere ai poveri” ha aggiunto enfatico Chávez, senza aggiungere altri particolari sulle prossime iniziative del suo governo.

La riforma agraria voluta da Chávez, basata su una ‘Ley de Tierras’ approvata nel 2001 e fortemente contestata dai suoi oppositori, è di fatto iniziata a metà gennaio con l’ordine di esproprio di 8 proprietà rurali considerate improduttive situate nello Stato centrale di Cojedes, con un’estensione di 50.000 ettari. Per il presidente, l’obiettivo della ‘Ley de Tierras’ è “stabilire un meccanismo statale per cui le terre incolte siano inserite nel processo produttivo nazionale”. Non solo: secondo il capo dello Stato, la ‘lotta al latifondo’, intende rilanciare lo sviluppo agricolo del Paese, quinto esportatore mondiale di greggio, e “porre fine alla dipendenza alimentare del Venezuela, costretto oggi a importare l’80% degli alimenti che consuma”.

[FB] – VENEZUELA 1/2/2005

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