Al Forum Sociale Mondiale parlano Galeano, Mayor Zaragoza, Ramonet e Saramago. Tra le urgenze improcrastinabili: introduzione di una tassa platenaria contro la fame, sopressione dei paradisi fiscali, cancellazione immediata e totale del debito, moratoria mondiale sull`acqua, imposta di solidarietá per i più ricchi.

     

“É scandaloso che una mucca europea riceva un sussidio quotidiano di quattro dollari mentre un terzo dell`umanitá vive con meno di un dollaro al giorno”: s`indigna davanti alla platea del Forum Sociale Mondiale Ignácio Ramonet, direttore di `Le Monde diplomatique` e uno degli intellettuali di riferimento per il popolo di Porto Alegre.

“Questo Forum – insiste il giornalista francese, che si esprime in spagnolo fluente – é una babele ricostruita in modo armonioso, con l`obiettivo di trasformare il mondo, senza fanatismo né integralismo”.

Immediato l`applauso delle migliaia di persone che occupano tutti gli spazi disponibili dell`Auditorium `Araujo Vianna`, per uno dei dibattiti piú attesi di questi cinque giorni, sul tema “Don Chisciotte oggi: utopia e politica”.

Sul tavolo dei relatori i volti piú noti del `pensiero` di Porto Alegre: oltre a Ramonet, lo scrittore e premio Nobel Josè Saramago, l`ex-direttore dell`Únesco Federico Mayor Zaragoza, il giornalista e scrittore uruguaiano Eduardo Galeano.

“C`è un`analogia tra il Don Chisciotte di Cervantes e i molti don Chisciotte riuniti qui al Forum: nessuno di loro – insiste Ramonet – pur non sopportando le disuguaglianze del mondo vuole imporre un progetto ideale”.

Con i toni appassionati del narratore, Galeano catalizza il pubblico quando racconta del pittore Vargas conosciuto in Venezuela: “Era analfabeta ma prodigioso nel dipingere il canto della vita e della natura tropicale. Pur vivendo in un luogo fetido e fangoso a causa del petrolio sfruttato da altri, era un pittore realista perché dipingeva quello che sentiva. Anche noi sentiamo che un altro mondo é possibile!”. Ovazione da stadio. Sottolineando la dimensione `anti-eroica` dell`eroe Don Chisciotte e l`etimologia del termine utopia – il `non-luogo` coniato per la prima volta dal filosofo Thomas More nel 1516 – Galeano sottolinea la contraddizione di una “storia di libertá nata nel carcere di Siviglia, dove Cervantes era rinchiuso per i debiti, come lo sono ora gli Stati latino-americani”.

Saramago esordisce cosí: “Vi devo dare una notizia: non sono un utopista”. “Don Chisciotte – prosegue lo scrittore portoghese, 82 anni – non è un utopista, ma un pragmatico”, rilanciando l`urgenza di “reinventare la democrazia” per dare risposte ai 5 miliardi di persone in miseria. Saramago chiede una “revisione rigorosa del concetto di giustizia, perché le parole nel tempo si trasformano e possono anche arrivare a significare il contrario”. Propone di togliere “utopia” dal vocabolario: “Chiamamola invece lavoro, impegno, obiettivi, determinazione”. Dalla lingua non deve peró sparire la democrazia “anche se oggi é sequestrata, condizionata e schiacciata”, argomenta il Premio Nobel, interrotto piú volte dagli applausi del pubblico.

Ramonet indica cinque urgenze improcrastinabili: introduzione in tempi rapidi di una tassa platenaria destinata alla lotta contro la fame e la miseria, sopressione dei paradisi fiscali (lungo applauso), cancellazione immediata e totale del debito estero dei paesi poveri (altro battimani caloroso), moratoria mondiale sull`acqua potabile (“1,2 miliardi di persone nel pianeta non vi hanno accesso, un´ineguaglianza inaccettabile!”) e una imposta di solidarietá per chi possiede una “iper-fortuna” economica.

“L`utopia – aveva detto poco prima Mayor Zaragoza – termina quando si guarda con silenzio alla tortura e all`ingiustizia, quando si perde la diversitá culturale e il pensiero dominante si impone con la forza”. (Emiliano Bos, da Porto Alegre) [EB], Brasile, 29.01.2005

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