Per Leonardo Boff, teologo e filosofo brasiliano, la pace ormai è una necessitá inevitabile e deve fondarsi innanzitutto sulla giustizia sociale.

     

“Siamo `condannati` alla pace: non c`è altra soluzione di fronte al meccanismo di violenza che puó distruggere l`umanitá e il pianeta”. Lo ha detto alla MISNA Leonardo Boff, teologo e filosofo brasiliano, una delle voci seguite con piú attenzione da chi crede che “un altro mondo è possibile” ed è venuto qui a Porto Alegre con questa convinzione.

“Il Forum sociale mondiale – prosegue – deve delegittimare gli interventi di chi usa la sopraffazione come metodo. In questo incontro internazionale sono riuniti laici, cristiani, donne e uomini che possono provocare una grande mobilitazione etica” dice ancora Boff alla MISNA. Ieri sera – al dibattito sulla `mistica della pace`, organizzato all`Auditorium `Araujo Viana`, nel cuore verde del Parco della Redeção – il teologo ha proposto una suggestiva immagine: “Come tutte le cose vive, anche la pace ha una madre e un padre, si chiamano giustizia e cura del prossimo”.

Per Boff – uno dei fondatori della teologia della liberazione e molto vicino al presidente brasiliano Luis Inacio Lula da Silva, al quale, comunque, negli ultimi tempi non ha risparmiato dure critiche – la “giustizia presuppone profondo desiderio di uguaglianza. Ma noi viviamo in una societá mondiale in cui facciamo le differenze, dividendo in due l`umanitá”.

Davanti a oltre un migliaio di persone e accanto al Premio Nobel per la pace argentino Adolfo Pérez Esquivel, il teologo ha denunciato che “gli esseri umani occupano il 33% del pianeta devastandolo e distruggendolo: per questo dobbiamo portare anche la pace nel nostro rapporto con la terra, le piante e gli animali, che ne sono figli”.

Intensa anche la testimonianza di suor Rosa Germano, da Luanda: “Non solo un`altro mondo é possibile, ma anche un`altra Africa e un`altra Angola”, ha detto declinando alle sue latitudini lo slogan del Forum. “Il mio Paese é il secondo produttore di diamanti del continente e il quarto esportatore di greggio dell`Africa sub-sahariana – ha aggiunto ancora la religiosa, avvolta in un abito tradizionale dalle tinte accese – eppure vive ancora in assoluta povertà. Raccontando le lacerazioni ancora forti provocate dal conflitto, ha detto che “le guerre sono volute dai Paesi ricchi per sfruttare i poveri”. Un tema che – all`apertura oggi della seconda giornata dei lavori – verrà discusso nell`affresco multiforme di incontri e dibattiti previsti nelle tante strutture che si snodano lungo la riva del Lago Guaíba. (Emiliano Bos da Porto Alegre)[EB]

Brasile, 28.01.2005

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