Le drammatiche vicende vissute da Anna Zarkova, una cronista bulgara aggredita sei anni fa con l`acido per aver investigato su organizzazioni criminali che si occupavano di prostituzione forzata e traffico di donne nel suo paese.

     

“Anche adesso mi è difficile parlarne. Avevo ricevuto minacce telefoniche, ma neppure nei miei incubi peggiori avrei potuto immaginare il dolore che sarebbe stato inflitto a me ed alla mia famiglia”. Per Anna Zarkova, 46 anni, che pure è abituata a scavare a fondo nei suoi reportage, raccontare la storia dell`aggressione subita non è facile. “Voglio dimenticare”, aggiunge, accarezzandosi lievemente il viso, ora quasi privo di cicatrici dopo sei interventi chirurgici, “ma neppure questo è facile”.

Nonostante il desiderio di lasciarsi l`aggressione alle spalle, Zarkova ha passato gli ultimi sei anni a convincere le sue connazionali e i suoi colleghi giornalisti a fare pressione perchè i crimini vengano perseguiti, perchè le donne abbiano eguaglianza di diritti, e perchè il paese si adegui alle norme democratiche. Ed ha continuato a lavorare come capocronista per il quotidiano “Trud”, e ad occuparsi di prostituzione e traffico di donne.

(…) Zarkova parla regolarmente alle convention, nelle università e sui media dell`importanza di contrastare le attività criminali. Dice che il suo messaggio è diretto in particolar modo alle donne, che stanno diventando sempre di più vittime della violenza domestica e della prostituzione forzata, e che hanno un tasso di disoccupazione doppio rispetto agli uomini bulgari.

Dopo l`emersione della Bulgaria dall`ombra dell`Unione Sovietica, nel 1991, Zarkova (che precedentemente scriveva di affari e di moda) cominciò a concentrarsi sul lato oscuro del passaggio del suo paese all`economia di mercato. Dalla violenza poliziesca alla corruzione dei pubblici ufficiali, dal crimine organizzato al traffico di esseri umani, la penna di Anna Zarkova colpiva al cuore la sua nazione, sollecitando i cittadini a lottare per le riforme e per la trasparenza.

Politici ed affaristi corrotti infiltrarono l`economia bulgara nel tentativo di trarre vantaggio dai primi turbolenti anni di transizione. Nella seconda metà degli anni `90 i bulgari, con una disoccupazione al 30%, inflazione crescente e diminuito potere d`acquisto, avevano totalmente perso fiducia nelle istituzioni (le quali, in democrazia, sarebbero disegnate per servire il popolo). I puntuali articoli di Anna Zarkova contribuirono a creare quell`opinione pubblica che spinse le autorità a rompere con i gruppi criminali locali. Durante tutti gli anni `90, i reportage di Zarkova condussero alla rimozione di una dozzina di ufficiali di polizia colpevoli di brutalità, estorsione e corruzione.

(…) “E` una persona dalle forti emozioni, capace di empatia, che vive letteralmente il proprio lavoro”, dice di lei il collega giornalista Tsvetan Gemishev. “Ogni storia che racconta mostra il suo impegno personale rispetto all`istanza di cui si tratta, il desiderio di renderla il più `giusta` possibile, ed e` questo che la rende cosi` popolare presso i lettori. Ha guadagnato la loro fiducia, e la loro ammirazione”.

Chi invece temeva il potere del suo lavoro passò all`attacco. Mentre Anna Zarkova aspettava l`autobus per recarsi al lavoro, nel maggio del 1998, un uomo uscì dalla folla dei pendolari e le lanciò addosso acido solforico.

“Ricordo solo che gridavo e gridavo dal dolore”. E` tutto quello che Anna ricorda dell`aggressione. Al pronto soccorso, i medici che si occuparono di lei le predissero che avrebbe passato la vita sfigurata e cieca da un occhio.

I titoli cubitali dei giornali e le migliaia di lettere e telefonate di sostegno non potevano lenire del tutto il dolore di Anna. Dopo numerosi viaggi all`estero per le cure e gli interventi chirurgici, tornò finalmente al lavoro, ma alla condizione di essere trasferita al settore culturale.

“La Bulgaria piangeva per lei, con lei e per se stessa”, racconta l`attivista sociale Elena Petrova, “L`aggressione a Zarkova era il simbolo finale, la certezza che tutto stava andando male”. Due uomini vennero arrestati come probabili autori dell`aggressione, ed entrambi vennero rilasciati dopo un processo ambiguo in cui un testimone venne accusato di essere l`autore del fatto, e poi rilasciato quando un altro testimone ritrattò la propria deposizione. Il padre di uno degli imputati era uno degli ufficiali rimossi per le sue azioni corrotte dopo che i reportage di Zarkova le avevano svelate.

“Il pubblico ministero mi disse che non aveva senso continuare l`azione legale, e dopo aver osservato i tribunali per dieci anni so bene che sarebbe molto difficile veder mutare la sentenza”, così Anna spiega la sua decisione di lasciar cadere il caso.

Il figlio dell`ex ufficiale di polizia, Petyo Petkov, nel frattempo fu arrestato di nuovo ed accusato di un`aggressione simile che aveva però avuto come risultato la morte della vittima. Nonostante la deposizione di tre testimoni, è stato assolto. Nel vedere come l`ingiustizia cresceva attorno a lei, l`intrinseco bisogno di giustizia di Anna Zarkova non ha resistito: quattro anni fa è ritornata alla cronaca nera.

(…) “Non era semplice uscire dalla forma mentis di essere un`handicappata, mezza cieca, sfregiata e inetta, ma io sono testarda”, dice Zarkova, “Ora semplicemente non ho tempo per avere paura: ho troppo lavoro da fare”. Il suo ritorno al lavoro, dicono molti dei suoi ammiratori, sarebbe stato sufficiente: il suo ritorno alle investigazioni criminali, all`esplorazione di un mondo di malaffare che è quasi ufficializzato, dicono, è pura ispirazione.

“Non sono tante le persone che riescono a superare una prova del genere e a riprendere la posizione che avevano prima”, dice Gemishev, “Avere una tale determinazione, la forza di sopravvivere, per me è eroismo. Io non credo che avrei avuto lo stesso coraggio”.

Zarkova ha usato il precedente dell`aggressione come combustibile per la sua campagna contro il crimine, per coalizzare le donne bulgare contro il traffico di esseri umani, di cui il paese balcanico è transito, sorgente e destinazione.

“Il settore più proficuo del mercato criminale ora è la droga, ma il più diffuso è il traffico di esseri umani, e il commercio della carne umana”, racconta Zarkova, “Tutti e tre hanno per bersaglio gli individui meno protetti dalla società, i più vulnerabili: donne, ragazzi e bambini. Donne, ragazzi e bambini sono coloro che hanno più bisogno del nostro aiuto”.

Zarkova ha scritto moltissimo su queste tematiche, compreso il servizio su “Vanko 1”, il rapper bulgaro che l`anno scorso è stato giudicato colpevole di aver forzato donne alla prostituzione e di aver commerciato in corpi umani. Vanko 1 ha ricevuto una sentenza a 12 anni di carcere e una multa di 75.000 dollari: è la prima condanna, in Bulgaria, di un trafficante di esseri umani.

“Qualcuno penserà che continuare questo lavoro sia folle, e forse lo è”, prosegue Zarkova, “Ma ergersi per la verità è anche un dovere, ed io chiedo a tutti gli uomini e le donne del mio paese di non mollare mai sulla verità”.

Con la Bulgaria che chiede di entrare nell`Unione Europea nel 2007, i reportage sul crimine vengono visti in nuova luce nel paese. “Il bisogno di giornalismo onesto è piu` forte che mai”, dice Zarkova, “E sembra che la speranza nel futuro cominci a brillare”. La sua determinazione ne ha fatto un`icona fra le giornaliste e le donne in genere. Così commenta Maria Georgieva, studentessa universitaria di giornalismo a Sofia: “Che una donna sola abbia osato alzare la testa, lottare, e continui a farlo dopo un agguato così orribile, ecco, è questo che ci dà speranza. E` questo che ci spinge avanti”.

Di: Juliette Terzieff, corrispondente per “WeNews”. Traduzione di: Maria G. Di Rienzo. Tratto da: “La non violenza è in cammino”, Foglio quotidiano di approfondimento del “Centro di ricerca per la pace di Viterbo”, n. 818.

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