Dopo lo tsunami, dal `Club di Budapest` arriva un invito ad un dialogo globale sui modi e mezzi per creare una civiltà sostenibile, onnicomprensiva e pacifica.

     

La catastrofe dello tsunami in Asia meridionale ha toccato tutta la comunità umana a un livello e in un modo mai provati finora. La prima risposta della comunità è stata fornire un aiuto d`emergenza che è stato ugualmente senza precedenti per le sue dimensioni, la sua rapidità e la sua estensione. Questo è un segnale di grande speranza per il nostro futuro comune. A lungo termine, tuttavia, è necessario qualcosa di più: deve essere avviato un dialogo mondiale sui passi concreti che possono guidarci al di là della presente condizione non sostenibile del mondo verso una civiltà più stabile, pacifica, e sostenibile.

La catastrofe dello tsunami, col suo costo umano enorme, deve risvegliarci e spingerci ad imparare. Si tratta di un`opportunità storica che non possiamo perdere. Ci troviamo di fronte a questo interrogativo: continueremo ad accettare che il mondo sia diviso in modo così iniquo e ingiusto che in alcuni paesi, regioni e continenti non esistano sistemi di allerta per sventare le peggiori catastrofi, sia la loro natura umana o naturale? Che non ci siano infrastrutture adeguate per assicurare un`esistenza dignitosamente umana a tutti quanti? E che solo quando si verifica una catastrofe che coinvolge milioni di persone, questo tocchi la mente e il cuore del resto della comunità umana?

Oppure coglieremo l`opportunità per imparare dall`esperienza di una simile tragedia, per sviluppare la visione e la solidarietà che ci farà vedere l`umanità intera come una sola famiglia, e riordinare le nostre priorità e ristrutturare le nostre relazioni di conseguenza?

Dobbiamo lanciare un processo di discussione e dialogo mondiali per adeguarci al livello al quale le nostre tecnologie di produzione e di comunicazione ci hanno già catapultato: il livello della biosfera nel suo insieme, dove tutti quanti vivono oggigiorno in interazione e interdipendenza, e dobbiamo anche imparare a vivere con rispetto e solidarietà reciproci. Invitiamo tutti gli esseri pensanti e tutte le organizzazioni ad orientamento umanitario ad unirsi alla richiesta di un dialogo globale sui modi e mezzi per creare una Civiltà Sostenibile onnicomprensiva e pacifica.

A causa del notevole e rapido sviluppo tecnologico ed economico, ci ritroviamo in un mondo dalle grandi sfide e vaste possibilità, un mondo in cui forse per ogni persona potrebbe essere disponibile un benessere dieci volte più grande di cento anni fa. Eppure, mai nella storia dell`umanità le possibilità di sviluppo e di benessere delle persone sono state meno eque e meno giuste, e mai come ora le fondamenta ecologiche del nostro mondo sono state in maggior pericolo.

La globalizzazione dell`economia mondiale ha creato un vuoto di valori e una grande ineguaglianza di potere e ricchezza. Non abbiamo saputo riconoscere i valori umani fondamentali, comune risorsa di tutte le persone eticamente motivate, e non abbiamo saputo applicarli ai problemi del nostro mondo in rapida unificazione. Un osservatore imparziale potrebbe definire il livello di sviluppo dei nostri valori morali e le pratiche ad essi associate soltanto come barbarici. Essi non riescono a risolvere i problemi di fronte ai quali ci troviamo, come la povertà mondiale, la distruzione progressiva dell`ambiente, schemi cronici di violenza, e innumerevoli altri.

Come è possibile che in un mondo dalla opulenza favolosa vi siano ancora delle voci che cercano di giustificare la fame e la povertà di miliardi di persone, la presenza delle malattie croniche e delle epidemie, nonché la persistenza della disperazione e dello sconforto? Il cinismo e l`indifferenza di questo genere disprezzano il valore della vita umana.

L`umanità ha urgente bisogno di un dialogo globale che sia al tempo stesso esauriente e intenso, volto a civilizzare la nostra co-esistenza globale, un dialogo approfondito su una civiltà nuova che consideri l`umanità diversa seppure indivisibile. Da tempo ormai siamo in possesso di risorse sufficienti e di adeguati mezzi tecnici per garantire che nessuno debba soffrire la fame, che tutti i popoli della terra abbiano accesso alle cure mediche di base, che tutti possano apprendere a leggere e a scrivere, e dispongano di possibilità di apprendimento durante tutta la vita, per far sì che ogni essere umano sia in grado di contribuire attivamente allo sviluppo della società.

Per poter realizzare il nostro reale potenziale avremmo bisogno soltanto di una frazione di quanto i governi nel mondo spendono solo per la sicurezza – un tipo di sicurezza che lascia la maggior parte delle nazioni e della gente in una crescente insicurezza. Soltanto un mondo che garantisca una sicurezza personale e nazionale e uno sviluppo creativo per tutti i suoi cittadini, può essere un mondo sicuro per tutti. Se non aumentiamo i salari nelle regioni povere del mondo, i salari delle regioni ricche diminuiranno inevitabilmente. Se non poniamo termine al taglio delle foreste tropicali, il clima diventerà ostile per tutti. La pace, la sicurezza, l`occupazione, il benessere, la libertà, la sostenibilità: qualunque sia il valore al quale ci riferiamo, in un mondo interdipendente questi valori possono essere protetti e sviluppati soltanto quando essi riguardano tutti e da tutti sono presi sul serio.

Quanto prima e quanto più ci considereremo una parte di una comunità mondiale integrale, tanto più grandi saranno le nostre prospettive per un futuro pacifico e sostenibile.[CO]

[Documento redatto dal `Club di Budapest`, associazione internazionale fondata nel 1993 per sviluppare un nuovo modo di pensare e nuove etiche per il XXI secolo. Tratto dal settimanale on-line ‘Good News Agency’, che ha dedicato un`edizione speciale alle `risposte dell’umanità allo tsunami`, e divulgato da Misna]

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