Sono 900 le mine anti-persona e 7.000 gli ordigni inesplosi di vario calibro fatti brillare negli ultimi due anni: lo ha annunciato l’Istituto nazionale per la rimozione di ostacoli e congegni esplosivi (Inarce), i cui dati si riferiscono a un’area bonificata di 34.890 metri quadrati nella provincia di Bie, nell’Angola centrale.

     

Tra poco, fanno sapere i vertici dell’Inarce, gli artificieri potranno cominciare a lavorare allo sminamento e alla rimozione degli ordigni inesplosi anche intorno e sopra la cosiddetta ‘Collina della morte’, dove sarà costruito un enorme cimitero nel quale troveranno pace i resti delle 35.000 vittime della battaglia di Kuito, combattuta tra le forze governative e quelle ribelli dell’Unita (Unione nazionale per l’indipendenza totale dell’Angola) tra il 1992 e il 1994.

I tempi per lo sminamento dell’area saranno molto lunghi, fanno sapere i responsabili dell’Istituto, poiché non esistono mappe utili a localizzare la disposizione delle mine in un’area grande almeno 240.000 metri quadrati. Nel Paese vi sono oltre 2.000 campi minati o contaminati da ordigni inesplosi.

A soffrire le conseguenze di questa realtà sono soprattutto i civili, che rappresentano il 75% delle vittime di incidenti riconducibili a deflagrazioni di residuati bellici. L’ufficio per gli affari umanitari dell’Onu (Ocha) ha calcolato che in Angola sono disseminate quasi 15 milioni di mine su una popolazione di 10 milioni di persone, la più alta concentrazione al mondo, che rende improduttivo un terzo del Paese.

L’ex colonia portoghese detiene anche il primato di un amputato ogni 334 abitanti, per un totale di circa 70.000 vittime, delle quali circa 8.000 hanno meno di 15 anni. Ai ritmi attuali, è stato calcolato che occorrerà più di un secolo per bonificare le aree minate in tutta l’Angola durante il conflitto che tra il 1975 e il 2002 ha provocato oltre mezzo milione di morti.[LL]

Angola, 18/1/2005

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