Il rapporto su diritti umani recentemente pubblicato dalla Conferenza episcopale nigeriana denuncia le violazioni di cui i militari sono responabili nel paese. Gravi e persistenti le atrocità commesse dai soldati contro i civili.

     

L’ingerenza dei militari nella gestione del potere ha provocato una serie di violazioni dei diritti umani, che sono tuttora persistenti: è una delle conclusioni dell’atteso rapporto sulle violazioni dei diritti dell’uomo, reso pubblico dalla Conferenza episcopale della Nigeria.

Peter Ajayi Dada, responsabile delle comunicazione del ‘Segretariato cattolico nigeriano’ ha detto all’agenzia di stampa ‘Cisa’ (Catholic information service for Africa) di Nairobi che il documento – 98 pagine, presentate al pubblico dalla Forum della Società civile, che riunisce 21 organizzazioni non governative – analizza le atrocità commesse dai soldati contro civili nigeriani.

Nel 1999 l’allora neo-eletto capo di Stato Olusegun Obasanjo – che pur essendo un ex-ufficiale è stato il primo presidente democraticamente eletto dopo una serie di regimi militari- creò una commissione di inchiesta guidata dall’ex-presidente della Corte Suprema nigeriana Chukwudifu Oputa; ne fece parte anche padre Matthew Hassan Kukah, ex-responsabile del segretariato cattolico della Nigeria.

Gli elementi e le prove raccolte dalla Commissione – si legge nel documento – mostrano inequivocabilmente che i militari sono in primo luogo responsabili delle persistenza di violazioni dei diritti umani nel Paese”. Il rapporto condanna anche gli scontri a sfondo inter-religioso, che negli ultimi anni sono stati causa di migliaia di vittime in diverse zone della Nigeria, lo Stato più popoloso dell’Africa con oltre 120 milioni di abitanti.[EB]

Nigeria, 8/1/2005

Sull'autore