L`Honduras è il paese più povero dell`America centrale. Intanto il governo ha avviato un piano di privatizzazione delle risorse naturali (acqua innanzitutto) che ha attratto imprese e speculatori italiani.

     

L’Honduras viene definito la “Repubblica delle banane”. Questo “riconoscimento” deriva dal fatto che sin dall’inizio del secolo scorso il Paese é stato gestito e diretto (indirettamente e non) dalle grandi imprese bananere nordamericane. La realtà dell’Honduras non é molto diversa da quella di una miriade di altri paesi del cosiddetto “terzo mondo”, ricchissimo di risorse di ogni genere e con una popolazione ridotta nell’estrema povertà.

Queste immense ricchezze da sempre sono state gestite da una ristretta élite che, legata ai dettami derivati dai governi e dalle imprese straniere (specialmente nordamericane) , non é nulla più che il prolungamento dei tentacoli delle imprese stesse.

L’Honduras, a differenza dei paesi del Centro America con cui confina (Guatemala, Nicaragua, El Salvador), non ha vissuto né lunghe guerre né rivoluzioni, ma é stato ugualmente governato da lunghe dittature e da regimi militari che non attuavano diversamente da quelle degli altri paesi. La repressione e la persecuzione sono state l’unica forma di comunicazione tra il governo e gli honduregni e, specialmente negli anni ’80, ogni rivendicazione fu bloccata da sequestri (con la conseguente scomparsa dei leaders dei movimenti popolari), dalla tortura, dagli assassinii di massa e dagli esili forzati.

In quegli anni John Negroponte (cui quest’anno é stato assegnato il ruolo di ambasciatore per l’Iraq dal Governo di G.W. Bush) é stato ambasciatore degli USA in Honduras. Gli Stati Uniti d’America, trovarono nell’Honduras un fedele alleato per contrastare i forti movimenti rivoluzionari che stavano sconvolgendo i loro piani imperialistici in Centro America.

Situato nel cuore del Centro America, il Paese era l’ideale per installare una grandissima base militare e per insediare la più grossa sede della CIA del mondo in quel periodo. Una base da cui poter controllare ogni movimento nei paesi confinanti ed in cui poter addestrare forze speciali controrivoluzionarie o un esercito di terroristi mercenari. John Negroponte era a capo di tutto questo.

Il 1998 é stato un anno drammatico per l’Honduras, l’uragano Mitch ha causato migliaia di morti e distruzione, ma ha portato anche tanto denaro derivato dalla solidarietà di tutto il mondo. Al popolo bisognoso sono arrivate solo le briciole di una grande pagnotta che tuttora viene ripartita tra organizzazioni fantasma e governanti. Questa tragedia naturale ha anche aperto la porta alle agenzie internazionali della cooperazione, ma la maggior parte dei progetti finanziati sino ad oggi risultano un vero e proprio attentato alla sovranità nazionale.

Alcune cifre ci servono a delineare un quadro della situazione che si vive in questo paese.

Un quadro molto triste perché, leggendo la denuncia fatta dal rappresentante della FAO in Honduras nel corso del 2003, l’80% della popolazione (che é di circa 6.500.000 di abitanti) vive in condizioni di povertà e non ha accesso a servizi sociali di base. Il 40% dei bambini soffre di malnutrizione. Ogni giorno muoiono circa 100 persone per patologie legate alla carenza di cibo ed all’ingestione di acqua contaminata, in special modo bambini. Nelle zone rurali il tasso di mortalità infantile é di 7 bambini su 10. Per quanto riguarda l’istruzione risulta che 1.200.000 persone sono analfabete e che 1.500.000 degli honduregni tra i 5 ed i 24 anni sono esclusi dal sistema educativo. Negli ultimi anni il déficit commerciale é cresciuto del 400% rispetto alla produzione nazionale totale.

Da altre fonti risulta che, dal 1998, i casi di assassinio e di esecuzioni extragiudiziali di minorenni sono stati più di 2.300. Il governo stesso ha riconosciuto che agenti di polizia hanno partecipato in molti di questi assassinii. L’impunità é assoluta. Dal rapporto annuale di Amnesty Internacional risulta che Bambini e minorenni, compresi soggetti in stato di arresto, sono stati uccisi da agenti di polizia, da personale penitenziario o da individui non identificati (squadroni della morte). Solo nel 2004, in due diversi penitenziari, sono rimaste uccise prima 69 persone (in aprile) e poi più di 100 (in maggio) a seguito di “strani incidenti”.

Specialmente nella zona della Costa settentrionale, aumenta inverosimilmente il turismo sessuale.

Aumenta il numero delle persone che spariscono perché finite nella rete di una sorta di “tratta di donne e bambini” a scopo di sfruttamento sessuale. Il numero di ammalati di AIDS é tuttora incalcolabile, anche se la malattia é oggi la terza causa di morte negli ospedali pubblici. Sono altrettanto incalcolabili, per la loro enormitá, le cifre che corrispondono al lavoro infantile. Potremmo andare avanti a scrivere cifre su cifre e tutte rispecchierebbero una situazione estremamente preoccupante e crescente di deterioramento delle condizioni sociali ed economiche. Il paese vive una profonda crisi derivata dall’ingiusto modello economico applicato da sempre e dalla degenerazione etica della classe politica dirigente.

Conoscendo questo paese e le sue immense risorse questa situazione pare quasi incredibile, ma proprio queste risorse sono la causa dell’impoverimento delle masse popolari e dell’arricchimento dei soliti pochi. Le materie prime e la mano d’opera hanno costi bassissimi, quindi le grandi multinazionali stanno letteralmente invadendo il paese con maquilas, miniere, etc.

D’altronde, é così da sempre.

Il governo regala, concede concessioni, cambia le leggi che salvaguardano le zone protette per poterle mettere in vendita (o in svendita), guarda agli investimenti stranieri come unica salvezza dal tracollo. Inoltre, il ricatto della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale e di altri organismi finanziari, attraverso il debito estero, incide pesantemente su ogni decisione nazionale, andando a senso unico verso gli interessi dei paesi più ricchi che in Honduras (come in tutti gli altri paesi poveri del mondo) saccheggiano, sfruttano, impongono regole e pretendono che le materie prime, la mano d’opera a basso costo, l’acqua, i boschi, la salute, l’educazione, i servizi, ecc non siano beni nazionali, ma mercanzia con cui poter fare buoni affari.

L’Italia, paese “desarrollado”, paese “ricco(?)”, in questi ultimi anni ha instaurato forti rapporti economici con l’Honduras. In nome della cooperazione internazionale sta partecipando a grossi progetti di “sviluppo” nel campo del turismo. Il più grande e recente di questi progetti si chiama “Bahía de Tela” e prevede la costruzione di complessi alberghieri di lusso, multi-residence, appartamenti, centri commerciali, un campo da golf, un porto per navi da crociera ed altro.

L’obiettivo fondamentale é che Bahía de Tela si converta nel principale “agente detonatore” dell’attività turistica nazionale contribuendo in forma determinante allo sviluppo sostenibile del paese (da “La Tribuna”) Non dicono però che gli unici beneficiari saranno gli impresari stranieri.

L’impegno del “bel paese” é quantificabile per ora in 500 mila euro, che serviranno per finanziare l’elaborazione di uno studio di fattibilità in cui si identificheranno gli interventi (opere di infrastrutture, acqua e bonifica, di regolamento territoriale, restaurazione di immagine urbana, ecc. per un ammontare approssimato di 40.000.000 di euro). Il progetto Bahía de Tela si svilupperà anche con l’investimento di capitali del Taiwan, della Spagna, del Canada, degli USA, di altri paesi e con finanziamenti della Banca Interamericana di Sviluppo (BID).

Il Presidente dell’Honduras, Ricardo Maduro, ed il Ministro del Turismo, Thierry de Pierrefeu, continuano a sottolineare i grandi benefici che il progetto porterà al Paese, creando lavoro per più di 3.000 persone ed il definitivo riconoscimento dell’offerta di un turismo di qualità che il paese offre ai “facoltosi” di tutto il mondo. Dimenticano però di ricordare che il lavoro per la gente locale sarà sottopagato e non vedrà riconosciuto alcun diritto lavorativo. Non aggiungono che per costruire tutte queste strutture verranno sgomberate intere comunità afrodiscendenti, né che verrà distrutta una delle coste più belle del continente, oltre che ad essere zona protetta.

Gli impresari italiani sono lungimiranti ed hanno fiuto per tutto ciò che é “affare”. Qui in Honduras hanno trovato la manna ed un governo fin troppo ben disposto. L’investimento é andato ben oltre la solita pizzeria “Venezia” o il solito ristorante “Il padrino”, che comunque esistono veramente sulla strada Panamericana (e, non rendendo onore alla fantasia degli italiani, si chiamano proprio così!).

Nel 2000, San Pedro Sula, la seconda città e capitale industriale del paese, ha affidato ad un consorzio di imprese italiane (ACEA, “multi-utility” di Roma, ovvero l’impresa a partecipazione (51%) pubblica che gestisce i servizi di acqua, energia e metano; AGAC, operatrice dei servizi di acqua e gas naturali nelle province di Modena, Parma, Mantova e Reggio Emilia; e le imprese di costruzione e d’ingegneria Astaldi, Terra, Ghella e Loti…) chiamato Aguas de San Pedro S.A. (ASP), la concessione di 30 anni per operare, ampliare e migliorare i servizi di opere sanitarie, ossia per la privatizzazione dell’acqua. Il “consorcio” ha vinto la gara d’appalto grazie all’offerta a basso costo. Per l’ASP S.A. nel 2002 la BID ha approvato un prestito di 13.700.000 dollari, che copre i costi di circa il 25% degli investimenti previsti nei primi cinque anni di concessione (45 milioni di $, circa).

La gestione si é dimostrata, in parte, disastrosa: in alcuni rioni della città il servizio é pessimo, non tutti i cittadini hanno acqua potabile, né pulita, né sempre. Questo ha scatenato proteste nella città ed alcune organizzazioni rionali hanno distrutto i contatori in segno di denuncia e si sono rifiutati di pagare le bollette, dopo che le tariffe sono aumentate in modo inverosimile negli ultimi mesi. Altre grandi imprese italiane sono coinvolte in grandi progetti di costruzione di infrastrutture, di dighe, di impianti, nello sfruttamento minerario, ecc.

L’Honduras é un paese multietnico e multiculturale, il 12% della popolazione é indigena, suddivisa in 7 principali etnie (Lenca, Garifuna, Thawaka, Miskito, Pech, Tolupane). Nonostante siano passati ormai più di 500 anni dalla crudele invasione spagnola, questi popoli continuano a vivere emarginati socialmente, politicamente ed economicamente.

Il Governo ha ratificato la Convenzione 169 della O.I.L. (Organizzazione Internazionale del Lavoro, ossia la normativa a livello mondiale sui diritti dei popoli indigeni) nel 1994, ma non l’ha mai rispettata. Se il popolo honduregno é ridotto alla fame, gli indigeni del paese lo sono doppiamente. Sono poche le comunità indigene che hanno una scuola o un centro di salute o buone strade. Non viene riconosciuto il diritto alla terra a livello comunitario, così come é nella cultura dei popoli indigeni, anzi si incentiva la proprietà individuale, per ottenere la frammentazione e la definitiva distruzione di ciò che é ancestralmente parte del loro modo di vivere.

L’Unione Europea sta cooperando “attivamente” in questo ambito prestando denaro finalizzato all’acquisto di terre, attraverso finanziamenti concessi però solo individualmente. Lo stato non implementa nessun tipo di politica rivolta agli indigeni ed anche in questo caso gli unici progetti di “sviluppo” sono finanziati dalla BM, dal FMI, dalla BID, ecc.

In questo contesto già tanto sofferto si aggiungono le minacce derivanti dai piani di neo-colonizzazione imposti dagli Stati Uniti, i Trattati di Libero Commercio (TLC), il Plan Puebla Panama (PPP), l’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA), il Plan Colombia, ed altri, ovvero progetti di dominazione politica, economica, sociale e culturale. Le conseguenze reali di questi progetti? Una maggiore povertà e la perdita della sovranità nazionale, l’aumento della militarizzazione, l’eliminazione o la privatizzazione dei servizi basici: in poche parole l’assoluta dipendenza. Più recenti sono gli accordi di un Trattato di Libero Commercio con l’Unione Europea che, per sembrare meno crudele del TLC con gli Stati Uniti, usa profusamente il concetto di “cooperazione internazionale”.

Di fronte a questa situazione inaccettabile, la risposta popolare é forte e critica. Le proteste e le denunce sono sempre più frequenti e massicce. Il 2004 é stato un anno particolarmente segnato da grandi manifestazioni e dalla conseguente repressione e militarizzazione. Tra le tante, vale la pena di ricordare lo sciopero durato parecchie settimane del settore magisteriale, che ha messo in seria discussione la credibilità del governo e la sua capacità di negoziazione di fronte a tutto il paese.

Le rivendicazioni dei popoli indigeni hanno sviluppato proteste originali e di impatto.

Ad esempio, alcuni indigeni si sono crocefissi simbolicamente davanti alla casa presidenziale, chiedendo scuole nelle comunità; altri si sono incatenati sotto il Palazzo del Congresso volendo simbolizzare il caso di due loro leaders, attualmente in carcere ingiustamente detenuti solo per voler difendere le proprie terre dai soprusi dei latifondisti (ovvero il caso dei fratelli indigeni Lenca, Marcelino e Leonardo Miranda, recentemente dichiarati anche da Amnesty Internacional “prigionieri politici”).

Nel mese di maggio, nel dipartimento di Intibucá, la Coordinadora Regional de Resistencia Popular (che raggruppa organizzazioni indigene Lenca, le chiese, movimenti popolari e contadini, sindacati magisteriali, ecc.) ha organizzato una protesta contro le autorità locali per la forte corruzione e per il pessimo stato delle strutture, ma anche contro la deforestazione illegale e l’introduzione di sementi transgeniche. Per un mese sono stati occupati diversi punti strategici, tra cui gli uffici municipali, la strada principale, la segreteria dell’agricoltura, ecc.

Per un mese la Coordinadora non ha ceduto alle minacce del governo ed é riuscita a resistere, grazie soprattutto al contributo della popolazione indigena, che per tutto il tempo ha provveduto all’alimentazione degli occupanti (alcuni giorni più di mille persone), portando loro i prodotti dalle comunità e cucinando quasi ininterrottamente, oltre che turnandosi nei vari punti occupati.. Alla fine é stato il governo a cedere, si sono create commissioni di negoziazione e tuttora si stanno investigando le migliaia di denunce fatte dai cittadini.

Sono fortissime le proteste contro i TLC e contro il modello neoliberista.

Le strade onduregne, ma specialmente quelle della capitale, quasi ogni giorno assistono ad una marcia di protesta ed a muoversi sono proprio tutti, dai sindacati ai movimenti contadini, dagli indigeni ai medici, dagli studenti alle casalinghe, ecc. Da due anni si svolge la “Marcha por la Vida”, organizzata da un forte movimento ambientalista che sta lottando contro l’illegalità della deforestazione e contro gli abusi e gli obbrobri sulle risorse naturali del paese. E´ proprio di questi giorni la minaccia di sciopero dei magistrati del Ministero Pubblico, che stanno denunciando la forte corruzione del potere giudiziale e l’impunità sfacciata di molti ex politici ed ex militari, che hanno ricoperto alte cariche nei governi precedenti.

Il popolo onduregno si sta rendendo conto, a proprie spese, del vero significato della parola neoliberalismo e sta crescendo sempre più il dissenso. Stanno nascendo reti di coordinazione nazionali, ma anche con altri paesi, e si stanno organizzando movimenti popolari a livello continentale contro le minacce comuni ai paesi dell’America Latina, come l’ALCA, che aprirebbe definitivamente le porte ai prodotti statunitensi ed al potere delle imprese multinazionali, ma che chiuderebbe la possibilità di un mercato libero per i prodotti locali.

Sta aumentando la lotta di opposizione a questo sistema mondiale economico, in cui convivono consumismo e povertà, e più forte che mai si sente sempre più spesso gridare “OTRO MUNDO ES POSIBLE” (un altro mondo é possibile) o “HONDURAS NO ESTA´ EN VENTA” (Honduras non é in vendita).

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