I rifiuti nucleari di maggiore pericolosità presenti sul territorio italiano, pari al 99% della radioattività presente negli impianti nucleari di Trino Vercellese, Salugglia e Caorso, saranno smaltiti all`estero, tramite una gara internazionale.

     

Lo ha dichiarato nei giorni scorsi Giancarlo Bolgonini, amministratore delegato della Sogin, la società pubblica di gestione del nucleare, rendendo noto che il ministro delle Attività produttive Antonio Marzano ha firmato il 2 dicembre scorso un decreto ad hoc, mentre il commissario delegato dal governo alla sicurezza delle installazioni militari Carlo Jean (presidente della Sogin) ha emesso il 16 dicembre un`ordinanza che dispone l`immediato avvio di tutte le procedure per il trasporto all`estero dei materiali pericolosi.

Entrambi i provvedimenti devono però essere ancora pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, dopo il passaggio alla Corte dei conti per il controllo sulla copertura.

A un anno dalle proteste di Scanzano Ionico, la cittadina della Basilicata individuata come luogo per il deposito delle scorie, che costrinsero i treni carichi di rifiuti radioattivi a tornare indietro, sembra dunque vicina alla conclusione “la telenovela del nucleare italiano”. Almeno per i prossimi vent`anni.

Cosa succederà

La Sogin aprirà una gara d`appalto rivolta ai grandi impianti europei in grado di trattare le barre di combustibile. In particolare, si tratta di quello della Bnfl a Sellafield in Inghilterra e di quello della Cogema a La Hague in Francia. Inoltre, è possibile che entri in gioco anche la Russia. Al miglior offerente saranno inviate le circa 250 tonnellate di combustibile irraggiato (si tratta di 1.032 barre squadrate di circa 4 metri di lunghezza) che attualmente si trovano soprattutto (ma non solo) nelle “piscine” di stoccaggio delle centrali di Trino Vercellese e Saluggia (Piemonte) e Caorso (Emilia Romagna).

Il costo presunto dell`operazione, che tra gara internazionale, trasporto e deposito dovrebbe durare un paio d`anni, dovrebbe aggirarsi attorno a 300 milioni di euro. Soldi che la Sogin ha in cassa: 460 milioni di euro, eredità dell`Enel e riceve il contributo di tutti gli italiani che pagano la bolletta della luce (dal 2001 per ogni chilowattora consumato, l`equivalente di 1,22 lire va a finanziare lo smaltimento di scorie nucleari).

Il trasporto delle barre inizierà nella seconda metà del 2005, lasceranno l`Italia tra i 62 e gli 81 contenitori corazzati. Le scorie resteranno all`estero per almeno 20 anni o fino a quando il governo non avrà individuato un deposito finale nazionale dove stoccare le 500 tonnellate di materiale radioattivo di primo e secondo ordine prodotte ogni anno in Italia.

Le reazioni degli ambientalisti

Ambientalisti soddisfatti? Neanche per sogno. “L`ipotesi di uno stoccaggio all`estero delle scorie italiane più pericolose, che oggi sembra realtà, è stata smentita categoricamente due giorni fa dai vertici della Sogin, durante un`audizione in commissione ambiente alla Camera. E` un tema su cui è essenziale la chiarezza, qui invece sembra di essere di fronte all`ennesimo pasticcio”, ha detto Ermete Realacci, deputato della Margherita e presidente onorario della Legambiente. “Giovedì scorso la Sogin ha smentito che ci fossero accordi con Paesi stranieri per lo stoccaggio delle scorie più pericolose: il che non va d`accordo con un decreto firmato il 2 dicembre. Sembra di essere in un libro giallo: qual è la verità?”.

Critico anche il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, secondo il quale “la decisione di trasferire in Francia e Gran Bretagna tutte le scorie nucleari italiane è costosissima e precaria. Serve una decisione europea per risolvere il problema”. Il leader dei Verdi ha poi definito la decisione “una toppa che non copre il problema, anzi lo aggrava. E` pura follia sottoporre le scorie al riprocessamento. Questa scelta avrebbe un senso solo per un Paese che ha delle centrali nucleari in attività. Siamo di fronte al trionfo dell`improvvisazione e dello spreco. La vicenda, poi, solleva questioni di estrema gravità. Quali garanzie ci sono per il trasporto di così tanto materiale radioattivo, sia all`andata che al ritorno?”.

Infine, secondo Andrea Masullo, responsabile energia e clima del WWF Italia, quello che sta facendo la Sogin “è un atto dovuto, una decisione scontata vista la pericolosità delle scorie per l`ambiente e i cittadini ma che ci fa stare tranquilli solo per 20 anni. La decisione è però temporanea e temiamo il loro futuro rientro in Italia per lo stoccaggio definitivo, che sarebbe una scelta grave viste le caratteristiche morfologiche e sismiche del nostro Paese”.

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