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Neotradizionalisti, il trionfo della viltà

La delusione di molte speranze di progresso apre le porte ai cantori della tradizione, un valore esaltato acriticamente – in primis dai leghisti – e che spesso nasconde paure e viltà, restaurazioni e difese di privilegi, ottusità inamovibili o – più semplicemente – una profonda ignoranza…

     

C`è un segno infallibile dei tempi, ed è che la parola `tradizione` (che in sé è neutra, ci sono tradizioni ottime e tradizioni nefaste) viene adoperata esclusivamete in senso positivo.

Difendere le proprie tradizioni, onorare le proprie tradizioni, è diventato una specie di passe-par-tout che giustifica, in sé, qualunque opinione o atto.

E` un po` il rovesciamento di quel pregiudizio culturale di epoca precedente, quello secondo cui il `progresso` era comunque sinonimo di miglioramento.

Opinione che la storia umana, purtroppo, non si è premurata di assecondare: la storia non è storicista…

Ora, per contraccolpo, pare che non sussistano dignità e identità culturale senza che ci si abbarbichi alle `tradizioniì: ed è il tipico contraccolpo (reazionario e restauratore) alle delusioni del `progresso`.

Forse perché non mi aspettavo poi molto dal progresso, mi aspetto ancora meno dallo zelo neo-tradizionalista.

Che mi pare serva, spesso, soprattutto per ribadire pregiudizi tignosi, prepotenze vecchie e nuove, ottusità inamovibili.

Penso che moltre tradizioni andrebbero corrette, ed altre ancora le vedrei volentieri distrutte e dimenticate per sempre.

L`orrendo detto `non si lascia la via vecchia per la nuova`, epigrafe di tutte le prigrizie e le viltà, è un ottimo slogan per i neotradizionalisti.

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