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Da Lampedusa a Mineo, la detenzione prolungata aiuta solo i gestori (di Legacoop)

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L’episodio della doccia violenta di Lampedusa è solo la punta dell’iceberg, il vero abuso è tenere anche 60 giorni le persone in un centro di prima accoglienza. E quali sono le ragioni reali dell’ingolfamento di Mineo? Le scelte che hanno “canalizzato” sul Cara un numero enorme di richiedenti asilo, con conseguente incremento di guadagni dell’ente gestore. Come quello di Lampedusa, aderente a Legacoop

     

Scritto da Fulvio Vassallo

Adesso cercheranno di fare volare gli stracci criminalizzando gli anelli bassi della catena di comando all’interno del centro lampedusano di Contrada Imbriacola, che si difenderanno in processo dicendo di avere obbedito a ordini superiori. E alla fine nessuno pagherà. L’episodio della doccia violenta è solo la punta dell’iceberg, il vero abuso è tenere 60 giorni le persone, anche superstiti di stragi, come quella del 3 ottobre, in una struttura palesemente inadeguata, al punto che alcuni hanno dovuto dormire per settimane all’aperto anche sotto la pioggia. E la promiscuità è stata totale, anche per i minori stranieri non accompagnati. Per questo le responsabilità sono tutte del ministero dell’Interno, di Prefettura e Questura, ma questo non verrà mai fuori, di trattenimento illegale non se ne parlerà, perché la Procura di Agrigento ha incaricato proprio la polizia di Agrigento di indagare sul centro di primo soccorso ed accoglienza (CPSA) di Contrada Imbriacola.

Ma 60 giorni in un CPSA sono già un trattamento disumano e degradante contrario all’art. 4 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea e una violazione eclatante delle direttive dell’Unione Europea in materia di accoglienza. E su questo le autorità di polizia e i vertici del Ministero dell’Interno devono rispondere, davanti all’opinione pubblica, alle autorità inquirenti, agli organi di controllo dell’Unione Europea. E sui centri di trattenimento/accoglienza, ormai è difficile distinguere, va istituita al più presto una Commissione parlamentare di inchiesta con i poteri dell’autorità giudiziaria. Va chiarita la dinamica dei trasferimenti dal centro di Lampedusa al mega Cara di Mineo, gestiti dalla stessa cooperativa. Quali sono le ragioni reali dell’ingolfamento del centro di Mineo, sono solo i tempi lenti di una unica commissione che il ministero dell’Interno ha designato a esaminare le richieste di asilo, o piuttosto, come credo, le scelte di questure ed enti gestori che hanno “canalizzato” su Mineo un numero enorme di richiedenti asilo, con conseguente incremento di guadagni dell’ente gestore, ma anche con grave pregiudizio delle persone parcheggiate per mesi in quella struttura?

Mineo rimane una bomba a tempo che può esplodere in qualunque momento, ed è in queste condizioni da quando Maroni nel 2011 decise di creare questo centro trasferendovi tutti i richiedenti asilo allora in procedura in Italia. Una scelta di “concentramento” che continua a produrre ritardi ed abusi ancora oggi.
Nelle Procure siciliane sono già stati archiviati troppi esposti per abusi verificatisi nei centri di accoglienza, anche informali, come le navi, e nei CIE siciliani. Adesso ognuno dovrà dimostrare di meritare la credibilità che le istituzioni pretendono di avere. Perché nessuno ha il coraggio di affidare il monitoraggio ad organizzazioni terze non coinvolte in rapporti convenzionati con il ministero dell’Interno? Perché non ai Garanti nazionali per minori e detenuti? Anche se non ci saranno archiviazioni da parte dell’autorità giudiziaria, presto interverranno organizzazioni internazionali a ricercare le reali responsabilità dello sfascio del sistema di accoglienza in Italia.

A questo punto non è possibile aggirare alcune richieste immediate come il decongestionamento dei centri di accoglienza in Sicilia con trasferimenti in altre regioni italiane, con le risorse portate dalla legge di stabilità, in modo da creare un vero sistema di accoglienza nazionale, chiudendo la struttura di Mineo ed assegnando a Lampedusa la funzione autentica di centro di prima accoglienza e soccorso per massimo 48 ore.
Come la rinegoziazione o la sospensione temporanea del regolamento Dublino per ragioni umanitarie, in particolare per i migranti provenienti dalla Siria, per i quali si dovrebbe prevedere la possibilità di entrare nei diversi paesi europei con un visto di ingresso rilasciato dalle autorità consolari nei paesi di transito.
Come il passaggio del sistema di accoglienza dai Cara ai centri SPRAR, con un ruolo maggiore di gestione e di controllo affidato ai comuni ed alle associazioni locali, reintroducendo i controlli contabili della Corte dei Conti e garantendo procedure di assegnazione a rilevanza pubblica in modo da evitare il massimo ribasso e la selezione di gestori inaffidabili.

Come il rigoroso rispetto da parte delle Questure e delle Prefetture delle normative interne ed internazionali che prevedono la immediata formalizzazione delle misure restrittive della libertà e delle richieste di asilo, l’accesso ai diritti di informazione legale e di difesa, senza quei margini di discrezionalità che hanno consentito finora trattenimenti senza il rispetto del principio di legalità e della riserva di giurisdizione. Si tratta di condizioni minime, che in questo mare di disumanità, basterebbero quantomeno a restituire dignità alla vita di migliaia di persone.

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