Il sindaco di Catania ed ex ministro dell`Interno: «L`organizzazione europea di controllo delle frontiere deve stare in Sicilia per fronteggiare le organizzazioni criminali dei trafficanti». Lo dice prima della proiezione di «Io sono io e tu sei tu», docufilm su «un modello di accoglienza moderno e positivo». Ovvero il Cara di Mineo, teatro di rivolte e suicidi, «criticità emerse dopo le riprese»

     

Scritto da Antonello Mangano

ROMA – «La sede di Frontex deve essere spostata a Catania». Lo dice il sindaco della seconda città siciliana all’anteprima del documentario «Io sono io tu sei tu», documentario celebrativo del Cara di Mineo. Secondo il primo cittadino, a Bruxelles c’è una struttura burocratica [in realtà la sede è a Varsavia, nda], nell’isola ci vorrebbe una organizzazione per fronteggiare le organizzazioni internazionali di trafficanti.

All’intervento di Bianco segue la proiezione del filmato della regista Tiziana Bosco. «Non emergeranno criticità perché si sono verificate dopo le riprese» preannuncia Salvo Calì, presidente della “Fondazione Integra” che ha prodotto il lavoro. Le “criticità” sono i gravi disordini dello scorso 22 ottobre, con vetri rotti, sassi in strada e intervento della polizia; i blocchi stradali sulla Catania – Gela, una costante fin dall’apertura del centro nel marzo 2011; le critiche autorevoli (dal Centro Astalli al sindaco di Riace fino a Medici Senza Frontiere); le denunce di corruzione; la dichiarazione dell’ex presidente della Regione siciliana secondo cui gli abitanti del luogo dovevano armarsi di mitra per difendersi dai richiedenti asilo.

«I blocchi stradali non sono causati da problemi dell’accoglienza ma da questioni burocratiche che ci sono ovunque», dice Calì. Ovvero dai ritardi delle Commissioni, gli organi che – secondo i migranti – impiegano da 9 a 12 mesi per rispondere alle domande d’asilo. Una situazione insopportabile resa più grave dal numero di “ospiti”, oggi oltre 4mila per una struttura – il residence costruito per i marines di Sigonella – pensata per un numero molto inferiore. E in più persone molto diverse tra loro che in una situazione di ghettizzazione vivono tensioni e malessere. Del resto, come può sentirsi chi deve aspettare anche due anni il suo destino senza poter neppure cercare un lavoro? E la risposta all’asilo può benissimo essere negativa creando un fantasma senza diritti e documenti.

Nulla di tutto questo nel filmato che raccoglie nomi noti della cultura siciliana (la fotografia di Daniele Ciprì, l’attore Luigi Maria Burruano, la musica de “Ipercussonici”) per un risultato di pura propaganda. «La Madonna e il bambinello neri saranno nel presepe del Cara in nome dell’integrazione», dice il sindaco Anna Alosi. E aggiunge, a proposito della neoformata squadra di calcio dei migranti: «Il risultato lo sapevamo prima: perché a vincere è stata la solidarietà».

In questo momento il centro di Mineo è gestito da cooperative di Legacoop e sostenuto da Giuseppe Castiglione, politico di lungo corso passato dall’area democristiana alla destra. L`iniziativa di oggi è stata realizzata anche con il patrocinio del Ministro dell`Integrazione, Cecile Kyenge, e dell’Assessorato Regionale Siciliano alla Cultura e alla Pubblica Istruzione.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.