Dopo la strage di Lampedusa la commissione europea fortifica la frontiera con una barriera mediterranea dalla Spagna a Cipro. Rafforzata l`agenzia Frontex, che in sette anni ha speso oltre 600 milioni di euro. Tra le voci del bilancio, pattugliamento in mare, «corporate identity» e persino concorsi fotografici. Il muro europeo «eviterà tragedie come quelle di Lampedusa», ma «aumenterà la capacità dei sistemi repressivi».

     

Scritto da Antonello Mangano

Pubblicato su «l`Espresso»

Una barriera «che coprirà l’intero Mediterraneo dalla Spagna a Cipro». Il nuovo muro tra Europa e Africa lo ha annunciato Cecilia Malmstrom, commissario europeo per gli affari interni. Dopo la strage di Lampedusa tutti hanno chiesto maggiore impegno a Bruxelles. La risposta è arrivata, si chiama Frontex ed è sempre uguale dal 2006. Frontiere militarizzate e soldi ai regimi della riva sud. Eppure molti osservatori notano che l’agenzia per il controllo delle frontiere finora ha ottenuto poco. Soprattutto in relazione al mezzo miliardo speso. Mentre l’italiano medio sostiene che «non possiamo pagare l’accoglienza degli immigrati», dalle nostre tasche arriveranno i soldi di cinque programmi sovrapposti. Tutti pensati per addestrare le guardie di frontiera libiche.

I finanziamenti, dopo l’emozione per i morti in mare, saranno incrementati. Entro dicembre arriverà Eurosur, un programma di sorveglianza delle frontiere da 35 milioni di euro. Il parlamento europeo lo ha approvato pochi giorni fa a larghissima maggioranza. «Eviterà tragedie come quelle di Lampedusa», ha detto Malmstrom. «Aumenterà la capacità dei sistemi repressivi», annota la Commissione. Due milioni extra andranno all’Italia per prolungare la missione «Hermes», sempre in ambito Frontex, impegnata da tempo nell’isola delle Pelagie.

Ma quanto è costato finora tenere chiusa la porta? In sette anni Frontex ha speso per l’esattezza 601,5 milioni di euro. Il bilancio ufficiale dell’agenzia rivela un picco di 118 milioni nel 2011 e un budget di 85 per l’anno corrente. Nel 2013, 20 milioni finiranno in  spese «relative allo staff»: stipendi, formazione e servizi. Tra i 10 milioni di altre spese amministrative spiccano 160mila euro di spese postali e 100mila come «corporate identity». La «giornata europea delle guardie di frontiera» costa al contribuente europeo 400mila euro.

Per il pattugliamento aereo, marittimo e terrestre servono 31 milioni l’anno. Sei finiscono in ricerche e «analisi del rischio». Proprio lo studio delle rotte migratorie ci dice che il corridoio del Mediterraneo centrale – quello di Lampedusa – ha visto il passaggio di 10mila persone solo nel 2012. Ben 43mila migranti passano dalle frontiere orientali, dimostrando gli scarsi risultati delle frontiere blindate. Molti di loro sono profughi provenienti per esempio da Afghanistan e Siria e non possono essere respinti. Frontex si occupa anche di rimpatri forzati. Nel 2012, le JRO (Joint Return Operations) con la Nigeria sono costati al nostro Ministero dell’Interno 176mila euro per 193 persone riportate a Lagos.

Gli obiettivi ufficiali dell’agenzia sono tre: aumentare la sicurezza interna dell’Unione, ridurre il numero di ingressi non controllati alle frontiere, abbassare il numero di morti in mare. Spesso le operazioni di pattugliamento e respingimento si sovrappongono alle attività di soccorso, suscitando perplessità tra le organizzazioni umanitarie. Anche le Nazioni Unite hanno espresso riserve sulla compatibilità tra «un servizio di intelligence» e la difesa dei diritti umani.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.