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Saluzzo. Giornate non pagate, «ragazzi educati» ed export in espansione

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Alla fine della stagione i numeri smentiscono i luoghi comuni. Il sistema dei flussi non funziona più. La manodopera è reclutata tra quella disponibile in abbondanza sul territorio. Per questo fallisce il Centro per l`impiego. La Guardia di Finanza ha riscontrato irregolarità e persino lavoro nero. L`area del lavoro grigio (giornate lavorate e non pagate) è in espansione. Si è riprodotta la baraccopoli alla Fiera. E l`export, ovviamente, cresce

     

Scritto da Lele Odiardo

 

SALUZZO (CN) – Settembre, tempo delle mele. Tra i produttori si respira aria di soddisfazione per l’andamento della campagna di raccolta, qualche nuovo contratto per i migranti e molta attenzione ai mercati internazionali in espansione. Per quanto riguarda la manodopera, “il fenomeno dei flussi è in netta diminuzione e sostanzialmente non funziona”, afferma il segretario di zona della Coldiretti. “Considerata la situazione economica e la forte disoccupazione ci si aspettava il ritorno nei frutteti di numerosi lavoratori locali forzatamente disoccupati a causa della crisi”. Era uno degli argomenti “forti” ad inizio stagione, cavalcato dalla destra leghista (“gli stranieri tolgono il lavoro agli italiani”). Non è avvenuto; e il segretario Coldiretti sostiene che ciò è dovuto agli ammortizzatori sociali (cassa integrazione e mobilità) che “scoraggiano spesso la ricerca di altri lavori, anche stagionali”.

Gli africani invece “salvo poche eccezioni, sono ragazzi educati, lavoratori seri, affidabili, non hanno creato problemi”. E soprattutto prendono quello che gli danno. Un appello della Flai Cgil cuneese datato 3 marzo 2013 affermava: “Quella dell’agroindustria è una situazione occupazionale ad alto tasso di irregolarità. (…) Accanto ai problemi di ospitalità per questi lavoratori esiste una realtà diffusa di lavoro nero e lavoro “grigio”, a giornate, dove le giornate di lavoro regolare sono molto inferiori a quelle effettive. Non abbiamo sentore di “caporalato” già presente, ma la ricerca di lavoro individuale, in condizioni di bisogno, in presenza di un numero altissimo di lavoratori che cercano anche pochi giorni di ingaggio, rende questi lavoratori particolarmente deboli e sfruttabili. Riteniamo quindi fondamentale l’istituzione del collocamento obbligatorio attraverso il Centro per l’Impiego per prevenire fenomeni di caporalato e per controllare e monitorare i contratti stipulati”.

In effetti il “Centro per l’Impiego” di Saluzzo il 1° giugno ha attivato una apposita “Lista braccianti migranti” alla quale si sono iscritti 254 africani fino al mese di settembre (156 solo a giugno, la maggior parte coloro che avevano ricevuto l’intimazione di sgombero dell’area del Foro Boario in seguito all’ordinanza del sindaco). In 168 hanno trovato un lavoro e contratti con una durata media di 58 giorni e un numero medio di 23 giornate lavorate. Sono stati stipulati contratti della durata di 15 giorni (3 giornate di lavoro previste), di 46 giorni (18 giornate lavorative previste), di 3 o 4 mesi (da 15 a 50 giornate lavorative previste), quasi tutti con la qualifica di “bracciante”, qualcuno è stato assunto come “operaio agricolo”.

Il comunicato dell’ufficio stampa della Provincia recita “su accordo tra le parti sociali l’elenco dei lavoratori registrati è stato consegnato solo alla Coldiretti. Le singole aziende, successivamente, hanno attinto dal suddetto elenco”. Dunque circa un terzo dei migranti arrivati in città durante l’estate si è iscritto al centro per l’impiego, perché scarsa è stata l’informazione e perché i migranti sanno bene che altre sono le forme di reclutamento della manodopera.

Sempre stando ai comunicati ufficiali, nel corso della stagione 2012 (da giugno a ottobre circa) la Guardia di Finanza aveva “visitato” alcune aziende (poche per la verità rispetto alla massa di lavoratori impiegati in tale periodo dell`anno) rilevando numerose violazioni inerenti all’aspetto tributario. “In particolare, sono state individuate discrasie tra il totale delle ore di lavoro registrate in busta paga e l’effettiva retribuzione corrisposta mensilmente ai lavoratori, con conseguente evasione degli oneri contributivi e fiscali”. In una azienda di grandi dimensioni sono stati rilevati “7 braccianti agricoli in nero e 17 lavoratori irregolari, prevalentemente di origine africana e albanese”.

“La maggior parte delle grandi aziende del territorio utilizza quasi esclusivamente manodopera straniera” – afferma un agricoltore biologico del saluzzese – “mi risulta ci siano agevolazioni per chi assume disoccupati con determinati requisiti ma tanto è ormai la norma assumere gli stranieri, perchè gli italiani non accettano più un lavoro del genere, stagionale, faticoso e alla fine pagato poco, mentre gli stranieri si. Non ci sono solo gli africani ma anche i rumeni, gli albanesi, i polacchi, i cinesi, però gli africani piacciono perchè lavorano bene e non si lamentano mai. Noi paghiamo 6,80 euro all`ora più i contributi, per chi ha già lavorato, anche non da noi. Ma le paghe che sentiamo in giro sono molto più basse, anche sotto i 6 euro. Per fortuna che qualche imprenditore comincia a farsi carico anche del vitto e dell`ospitalità in azienda; in questi casi credo che la paga scenda un po’.

Ospitare i lavoratori in azienda però non è semplice: spesso il posto ci sarebbe ma gli imprenditori preferiscono non rischiare perchè ci sono problemi rispetto all`agibilità dei locali, gli impianti e i bagni devono essere a norma e via dicendo. Magari a qualcuno invece non piace proprio avere dei neri in casa. Io penso che l`ideale sarebbe che, con il proprio reddito, i migranti riuscissero a rendersi autonomi e a trovare alloggi in affitto, questo garantirebbe in prospettiva una integrazione maggiore con il contesto locale.

Siamo una piccola azienda e molti lavori li facciamo da noi, abbiamo bisogno di manodopera solo per la raccolta. Le grandi imprese, invece, richiedono molta manodopera anche per tutta una serie di altri lavori: potare, diradare, reimpiantare, etc… È ovvio che un migrante stagionale sia contento quando gli fanno un contratto più lungo ma è proprio in questi casi che è più facile evadere i contributi.

Mettiamocelo bene in testa: il costo del lavoro, in agricoltura come in qualsiasi altro settore produttivo, è un costo d`impresa come tutti gli altri però non si può sempre solo speculare su di esso soltanto perchè il lavoro è svolto da manodopera poco qualificata e facilmente ricattabile!”. La Confederazione Unitaria di Base da luglio ha gestito uno sportello settimanale a  Guantanamo: “Passano  tanti migranti per chiedere informazioni e farci vedere i contratti. In molti lamentano l`impossibilità di negoziare con i datori di lavoro condizioni diverse da quelle stabilite dagli imprenditori stessi”.

L`esubero di manodopera soprattutto straniera (non solo africana ma anche albanese, romena e cinese) rispetto al fabbisogno delle aziende, fa si che peggiorino le condizioni di lavoro per tutti. “Innanzitutto per quel che riguarda la paga oraria abbiamo riscontrato una diminuzione rispetto agli anni scorsi. Il nuovo contratto provinciale prevede un compenso per i raccoglitori assunti per la prima volta di 5,90 euro lordi, che diventano 6, 80 per i riassunti o per il contratto rinnovato. Per gli operai comuni a tempo determinato la paga oraria passa a 9,05 lorde orarie comprensive però di tredicesima, ferie, etc…

È evidente che le paghe sono le stesse per tutti e mediamente sono di 5/5,50 euro all`ora con punte massime di 6 euro, senza considerare gli straordinari o i festivi. È prassi che le buste paga siano virtuali e che il compenso finale sia corrisposto in contanti o assegno. Sulle buste paga i giorni segnati non corrispondono praticamente mai a quelli effettivamente lavorati. Questo fatto preclude ai lavoratori la possibilità di accedere alla disoccupazione agricola; bisogna sottolineare che per i braccianti, a differenza di altri settori produttivi, la disoccupazione è da considerarsi come parte integrante del reddito visto il carattere stagionale del rapporto di lavoro stesso”.

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