Una quantità “astronomica” di armi è stata trasportata dall’esercito di Khartoum nella regione occidentale del Darfur, che è ora “una bomba a orologeria pronta a esplodere”.

     

Lo ha detto il capo della forza di pace dell’Unione Africana (Ua), il generale nigeriano Festus Okonkwo, aggiungendo che il governo di Khartoum non rispetta le sue promesse di sospendere le attività belliche.

Di fronte alla massa di armi e munizioni portata in Darfur per rinforzare le truppe regolari nelle ultime due settimane “la questione non è più se ci saranno scontri, ma quando inizieranno” ha detto Okonkwo parlando ai giornalisti a margine dei colloqui di pace sul Darfur ad Abuja, in Nigeria. L’ufficiale ha fornito dettagli dell’ultimo attacco compiuto dai governativi con l’appoggio delle milizie ‘janjaweed’, i predoni nomadi accusati di aver perpetrato atrocità e violenze contro la popolazione del Darfur, dove dall’inizio del 2003 è in corso uno scontro armato tra esercito e formazioni ribelli locali.

Secondo gli osservatori dell’Ua, l’11 dicembre i ‘Janjaweed’ avrebbero assalito e bruciato otto villaggi, precedendo l’arrivo dei soldati regolari; la stessa tecnica è stata denunciata centinaia di volte nelle numerose testimonianze raccolte in questi mesi tra gli sfollati. Secondo la portavoce dell’inviato dell’Onu Jan Pronk, sono ormai oltre 1,65 milioni i civili che sono stati costretti ad abbandonare case e villaggi nel Darfur, di cui l’80% avrebbe ricevuta qualche forma di assistenza dalle agenzie umanitarie nonostante i combattimenti. A vigilare sul cessate-il-fuoco, violato in modo continuo e sistematico sia dai governativi che dai ribelli, ci sono 834 osservatori guidati dal generale Okonkwo.

Dopo il ritiro dai colloqui di Abuja da parte dei due principali gruppi ribelli – Esercito di liberazione del Sudan (Sla-m) e Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Jem) – oggi da N’djamena, in Ciad, arriva una notizia positiva: una terza formazione ribelle (Movimento nazionale per le riforme e lo sviluppo, costituito di recente) avrebbe sottoscritto un’intesa con il governo di Khartoum in otto punti.

L’accordo prevederebbe la sospensione delle ostilità, la liberazione di prigionieri politici e di guerra, il ritorno volontario di sfollati, il disarmo e il reinserimento dei ribelli nella vita civile.

SUDAN 17/12/2004

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