“Il primo dei nuovi pizzini della rivoluzione” è un post su Facebook del presidente della Regione Siciliana Crocetta. Torna dunque una pratica comunicativa che durante la campagna elettorale dell`anno scorso si era rivelata vincente. Le analogie con Berlusconi: la personalizzazione della politica, le umili origini, le invettive contro i nemici, l`uso demagogico del popolo. E le conferenze stampa che diventano spettacoli, il presenzialismo, le yes-women…

     

Scritto da Andrea Turco

Che Rosario Crocetta fosse politico accentratore ed egocentrico lo si sapeva da tempo. Che lo stesso non si faccia sfuggire occasione per ribadirlo neanche. Ma il presidente della Regione Siciliana torna a guardare, dal punto di vista della comunicazione politica, al modello vincente di Silvio Berlusconi. Come interpretare altrimenti il recente post sulla sua pagina Facebook?

Crocetta annuncia di voler tornare alla pratica dei pizzini per “comunicare senza mediazioni”. Come Beppe Grillo quando si inventò il blog ora piattaforma politica, come Berlusconi quando nel ’94 mandava le videocassette preregistrate alla stampa. Nessuna voglia di aver a che fare con i giornalisti, per definizione della Corte di Cassazione “mediatori intellettuali tra il fatto e la diffusione della conoscenza di esso”.

Ieri appunto sul popolare social network il primo prototipo di pizzino, una pratica comunicativa che durante la campagna elettorale dell’anno scorso si era rivelata vincente. Poi messa da parte e rispolverata a distanza di pochi mesi. Crocetta si descrive, racconta della propria diversità, “eretico per i cattolici ed eretico per i comunisti”. Fa coincidere le sue vicende personali con i destini del governo regionale. Proprio come Berlusconi sta facendo e ha sempre fatto a livello nazionale.

Racconta la sua vita, quella di un self-made man di sinistra che “con uno zainetto, un paio di scarpe da tennis e un megafono sotto il braccio” fa la rivoluzione. A parte l’immagine posticcia ed improbabile per uno già assessore, sindaco ed europarlamentare, sembra un aneddoto berlusconiano raccontato a Bruno Vespa. Le umili origini mal si conciliano con la tessera di socio onorario del Club Nautico recentemente assegnatagli, dove classe dirigente e politica locale hanno brindato al suo successo.

Nel pizzino ritroviamo poi la logica dell’accerchiamento, nemici vaghi e nebulosi che “non chiedono un armistizio, ma una resa”. E se vi pare di averla già sentita non sorprendetevi, somiglia maledettamente alle invettive contro la magistratura di Silvio e dei propri lacchè. Alle accuse di demagogia Saro, che quando si candidò a sindaco di Gela chiese a tutti di riferirsi a lui esclusivamente col nomignolo, risponde con il massimo del populismo. “Sono disponibile ad avere un solo padrone – scrive – il popolo sovrano”. Tanto che il più efficace commento è quello di tale Massimo Amenta: “La tua storia era ieri noi dobbiamo mangiare oggi”. Chi di populismo colpisce di populismo ferisce.

La conclusione del post conferma le sensazioni descritte. All’efficacissima chiusa “questa è la democrazia e questo è Rosario Crocetta” non rimarrebbe altro da aggiungere sconsolati: “E tu non puoi farci niente”.

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