Duro confronto tra il presidente della Regione e attivisti No Muos

Teatrale e contradditorio. Crocetta marca la distanza coi No Muos

Andrea Turco
  La testimonianza di un attivista No Muos. Con altri due compagni ha incontrato il presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta. Un confronto aspro che ribadisce la spaccatura tra il movimento e le istituzioni. "Ho fatto tutto ciò che consente la legge", dice, per poi delegare agli attivisti il prosieguo delle azioni. Parecchie questioni irrisolte: il parere dell`ISS, il monitoraggio della salute della popolazione, i risarcimenti. E sulla “revoca della revoca” una confessione: ho agito così perché il presidente del CGA mi ha anticipato il verdetto negativo
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Il 10 settembre il presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta è tornato a Gela per presentare alcuni progetti infrastrutturali riguardanti la propria città. Che, come abbiamo scoperto solo in seguito dai giornali, portavano tutti la firma dell’Eni. Agli attivisti No Muos è stato infatti impedito l’accesso al Comune, luogo adibito alla conferenza stampa. Ci sembrava una buona occasione per chiedere conto e ragione della famosa revoca della revoca delle autorizzazioni al cantiere ormai in dirittura d’arrivo, con le tre micidiali parabole pronte a essere issate.

Siamo una decina, armati di bandiere e volantini. E troviamo il solito ingente schieramento di forze dell’ordine. Sono sempre più loro di noi, osserva amaramente Fabio. Su consiglio degli avvocati del movimento, chiediamo il nome del responsabile di un blocco immotivato ed antidemocratico mentre scambiamo pareri ed impressioni con gli agenti i quali, anche qui una scena che si ripete, ci confidano di svolgere controvoglia disposizioni che non condividono.

Intanto urliamo i nostri cori, sperando di farci ascoltare, e distribuiamo volantini nella piazza antistante il municipio. Le nostre pressioni vanno a buon fine, tanto che Crocetta ci concede un incontro al termine del tête-a-tête con i giornalisti. Solo una delegazione di tre persone, però. Così andiamo io, Fabio e Simone. A loro ricordo, da unico gelese, la tradizione crocettiana di quand’era sindaco e riceveva cittadini fino all’una di notte. Il fondatore del Megafono ci riceve cordialmente in quella che fu la sua poltrona per 7 anni.  E’ a suo agio, complice una claque di persone che ammicca e ride compiaciuta ad ogni suo intervento. Per questo motivo metto subito le cose in chiaro.

“Non siamo qui – dico – per un suo gesto di magnanimità”. Sono presenti tra gli altri anche l’ex sindaco di Niscemi Giovanni Di Martino e l’assessore regionale all’Ambiente e al Territorio Mariella Lo Bello. Subito ribattezzata “Lo Bello statuina”, dato che rimarrà in silenzio per tutto l’incontro.

Il colloquio dura all’incirca mezz’ora. Netto, aspro, con contrapposizioni che non verranno risolte. Ai presenti ricordiamo che le conclusioni dell’Istituto Superiore di Sanità, online dal 5 settembre, sono piene di dubbi e di verbi al condizionale. E soprattutto nel rapporto viene più volte ribadito che il parere è meramente scientifico e non valido a fini autorizzativi. Crocetta ci risponde che ha fatto tutto il possibile, tutto ciò che gli ha consentito la legge, che la consulenza dell’ISS gli è stata imposta dal governo nazionale (dal precedente governo Monti, non da questo … ndr). Allora tentiamo di capire perché non sia stato recepito da parte della Regione il parere degli esperti da essa stessa nominati. Ci viene detto che erano troppo di parte, troppo vicini ai movimenti (vedi il caso del prof. Massimo Zucchetti, ordinario al Politecnico di Torino e da sempre dichiaratamente No Tav e No Muos … ndr). Allora perché nominarli per poi ignorarli?

Crocetta è teatrale nelle sue esibizioni, non sono certo io il primo a dirlo. Ne riceviamo conferma quando, in difficoltà, ritorna sul tasto battuto 1000 volte all’insegna del “sono l’unico politico italiano che ha tentato di bloccarlo”. Quando poi chiediamo come mai non abbia aspettato il giudizio del Consigio di Giustizia Amministrativa prima di effettuare la “revoca della revoca” (decisa proprio il giorno prima del giudizio del tribunale), l’ex sindaco di Gela fa una confessione sorprendente. “Il presidente del CGA – dice – mi ha anticipato l’esito negativo del pronunciamento ed ho agito di conseguenza, per evitare ulteriori danni”.  In pratica l’ammissione di un reato, la violazione del segreto d’ufficio. Non siamo sicuri di aver capito bene, Fabio chiede una conferma. E Crocetta risponde in maniera sibillina “l’istituzione non è solo ciò che si fa ma anche ciò che non si dice”. Il resto lo trovate nel video  sul sito www.nomuos.info.

Dalla panzana dei 18 miliardi di dollari (il costo totale delle strutture Muos in giro per il mondo …ndr) che la Sicilia avrebbe dovuto risarcire agli Usa, che abbiamo smascherato visto che non ci sono mai state richieste ufficiali da parte della marina militare statunitense, al monitoraggio promesso che, come ha suggerito il dott. Marino Miceli, potrebbe partire da un’indagine epidemiologica coi medici di base, a costo zero ma mai avviata.

Mi limito a sottolineare una sgradevole impressione maturata durante l’incontro. Crocetta ha già gettato la spugna sul fronte No Muos, dopo appena 10 mesi dall’insediamento a Palazzo d’Orleans. A più riprese rimarcava la distanza tra “noi” e  “voi”. Il massimo rappresentante istituzionale della Sicilia ribadiva che avremmo potuto agire come volevamo, come se non gli importasse più nulla del movimento.

Ed è passato da dichiarazioni roboanti e ripetute più e più volte sulla falsariga “questo Muos non s’ha da fare” a “sono contrario all’installazione vicino ad un centro abitato”. Quindi un’accettazione implicita, a patto che sia dove occhio non vede cuore non duole?

Per concludere la lunga testimonianza racconto di un episodio finale non ripreso dalla nostra videocamera. All’uscita Crocetta ha dato in escandescenze appena Simone l’ha paragonato al precedente presidente della Sicilia Raffaele Lombardo. “Non siamo la stessa cosa” ha sbraitato a muso duro. Non mi esprimo sull’accostamento in generale, ma sul Muos la ritrattazione dopo gli incontri col governo nazionale e le pressioni statunitensi è molto simile.

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