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La rivolta dell’acqua e la fogna a cielo aperto

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Agosto, fine del Ramadan. Seicento uomini sono accampati in condizioni disumane al Foro Boario di Saluzzo. Il sindaco decide di togliere l`acqua perché gli scarichi non sono a norma. Dopo la protesta dei lavoratori africani, i tecnici del comune riportano l`acqua corrente. Senza vasche e senza scarichi l’acqua sporca diventerà una fogna a cielo aperto. La conseguenza? Ratti enormi tra i liquami.

     

Scritto da Redazione terrelibere

SALUZZO (CN) – «In un torrido giorno di agosto, verso la fine del Ramadan, quando molti sono provati dal digiuno quotidiano, il sindaco di Saluzzo decide di togliere l’acqua ai 600 uomini al Foro Boario perché gli scarichi non sono a norma!», racconta Lele Odiardo del Comitato antirazzista. Prima l’ordinanza di sgombero che si concretizza nel sequestro di tende e materassi. E poi di fatto non viene applicata. Poi la rigida applicazione del regolamento nei campi container della Coldiretti: posto solo per i primi 200, tutti gli altri possono accamparsi a pochi metri in condizioni disumane. Infine il taglio dell’acqua con una motivazione legalitaria e beffarda.

Il sindaco di Saluzzo è del Pd. Dell’area cattolica del partito. Ma si comporta come un leghista. Rende difficile la vita ai migranti per convincerli ad andare via. Perché qui il problema è di decoro urbano, non di diritti umani o sindacali. Fin dall’inizio: quando fecero abbattere il fabbricato alla stazione e lasciarono gli africani sul binario. Quando si ripresero la tenda della Croce Rossa dopo aver certificato che a settembre non c’era rischio di morire di freddo dormendo all’aperto.

«Il dispetto questa volta scatena la rabbia dei migranti. La pazienza ha un limite», continua Odiardo. «Dopo una trattativa in Municipio con il sindaco e alcuni esponenti della giunta, i migranti ottengono che l’acqua venga riportata al Foro. Trattativa che, per motivi di sicurezza, non poteva che concludersi con esito positivo visto che davanti allo storico palazzo comunale c’erano 150 migranti niente affatto di buon umore, circondati da vigili, carabinieri e celerini nerboruti in assetto antisommossa. Due ore dopo arrivano gli operai del comune a riportare l’acqua a Guantanamo».

«Guantanamo» è il nome ironico e amaro che i migranti hanno dato all’orrenda baraccopoli del Foro Boario, lo spiazzo dove ogni anno si tiene la Fiera dell’agricoltura e del bestiame. Ma il secondo allaccio non è messo «dove già c’erano quattro rubinetti, due comode vasche e i tubi di scarico, collocati da mani esperte e generose in un luogo accessibile a tutti e al lato opposto delle tende per evitare sovraffollamenti dove troppa gente dorme ammassata come animali.

I potenti mezzi del Comune hanno portato quattro bancali, quattro pali di legno e una matassa di fil di ferro per legare il tubo che porterà l’acqua in mezzo alle tende. Senza vasche e senza scarichi l’acqua sporca correrà per alcuni metri fino ad immettersi in un tombino aperto di cemento, il tratto diventerà una fogna a cielo aperto simile a quelle che si vedono nei documentari sulle bidonville del terzo mondo che tanto commuovono le coscienze dei benpensanti. L’anno scorso l’acqua fu portata nello stesso luogo e nel giro di pochi giorni la zona era invasa da ratti enormi che scorrazzavano felici per il campo. Probabilmente succederà la stessa cosa quest’anno, con rischi enormi per la salute dei migranti».

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