Dis-Integrati Notizie

Da Catania e Lamezia profughi egiziani rispediti all’inferno

ESCLUSIVO TERRELIBERE.ORG – L`11 agosto un`imbarcazione si ribalta su una spiaggia calabrese. Il 19 un barcone con cento immigrati arriva al largo di Catania. In entrambi i casi gli egiziani sono identificati e separati dagli altri. Le associazioni umanitarie denunciano che non hanno potuto fare richiesta d`asilo e sono stati rimpatriati con voli di linea nel giro di 24 ore. Il motivo? Si continua ad applicare un accordo segreto del 2007 stipulato col regime di Mubarak. Anche ora che è in corso una guerra civile

     

Scritto da Antonello Mangano

Versione francese

CATANIA – «Fino a ieri il governo italiano rispediva in Egitto gli immigrati di quel Paese. Ma adesso che succederà?». La domanda è di Cristopher Hein, direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR). La risposta è in due espulsioni collettive. La prima del 12 agosto. Quarantacinque egiziani rimpatriati dall’aeroporto di Lamezia. La seconda otto giorno più tardi. Le associazioni umanitarie CIR e «Borderline Sicilia» denunciano che 10 migranti sono stati imbarcati su un volo EgyptAir dallo scalo di Catania. Rispediti nell’inferno dei giorni più caldi della guerra civile.

Lunedì 19 agosto un barcone con 100 persone a bordo è avvistato al largo di Aci Castello e scortato dentro il porto di Catania. A bordo ci sono egiziani e siriani, tra cui 17 donne e 11 bambini. «Abbiamo navigato per sette giorni», dice uno dei migranti appena arrivato sul molo. «Alcuni di noi scappano dall`Egitto perché hanno perso i familiari dopo la caduta di Morsi».

Il giorno dopo, dieci di loro sarebbero su un volo che li riporta in patria. Secondo il CIR, tecnicamente è un «respingimento differito». Eseguito sulla base della nazionalità, senza valutare caso per caso. «Come associazione di tutela non abbiamo avuto la possibilità di accesso, abbiamo fatto richiesta ufficiale da Roma alla Prefettura di Catania», dice l’avvocato Angela Lupo, consulente legale della sede locale del CIR. «Allo sbarco nessuno ha potuto fornire l’informativa». Quindi gli egiziani non hanno fatto richiesta di asilo? «Io non li ho visti, non so cosa sia successo a queste persone». Anche le organizzazioni internazionali non avrebbero potuto incontrare i migranti, nonostante la convenzione col Ministero.

«So che il giorno successivo c’era un aereo della Egypt Air in partenza per il Cairo alle 17», prosegue Lupo. «Probabilmente saranno ripartiti con quello. La notizia l’ho avuta dalla Prefettura». «Deve chiedere al Ministero, sono loro che dispongono i rimpatri», risponde Rosaria Giuffré, responsabile area immigrazione della Prefettura di Catania. «C’è un accordo internazionale con l’Egitto e quindi, evidentemente, è stato disposto così».

Dall’accento

«Quello che troviamo sconvolgente è la discriminazione degli egiziani in questo momento storico. Non sappiamo cosa succede dopo, quando l’aereo atterra», osserva Antonella De Donato, responsabile legale del CIR. Ma come avviene l’identificazione, considerando che quasi nessuno ha un documento d’identità? «Normalmente l’Egitto manda un aereo della loro compagnia di bandiera», spiega Giuffré. «A bordo c’è un funzionario che espleta tutte le procedure di riconoscimento e accetta il rimpatrio. È lo stesso funzionario che riconosce i suoi connazionali dall’accento, così come lei potrebbe riconosce il siciliano dal friulano».

Quindi gli egiziani non hanno chiesto asilo e sono stati espulsi? «Non è verosimile che gente in fuga da un paese in guerra, dopo aver pagato migliaia di euro, scelga di tornare in patria senza formulare una richiesta per rimanere», ribatte De Donato. «Non so cosa sia successo dopo», aggiunge Giuffré. «Il Dipartimento di Pubblica Sicurezza, il capo della Polizia si interfaccia direttamente col ministro. Queste sono decisioni ministeriali. Noi abbiamo assicurato tutti i servizi di assistenza. Abbiamo dato l’acqua fin dalla barca. L’assistenza legale è un’altra cosa. Non abbiamo fatto niente di più di quello che è previsto dalle norme. Ci sono stati l’OIM e Save the children. Consideri anche i limiti della struttura al porto di Catania. Personalmente sono arrivata alle 11 del mattino di lunedì e me ne sono andata alle 11 di sera».

La barca ribaltata

Lo scorso 11 agosto, in Calabria, un caso del tutto analogo. Un barcone si ribaltava a pochi metri dalla riva della spiaggia di Monasterace. Siamo sulla costa jonica reggina. A bordo ottanta migranti, tra loro alcuni minori. Erano partiti da Alessandria d’Egitto. Durante lo sbarco alcuni rimangono feriti, uno in modo grave alla testa. Sono palestinesi, siriani, egiziani. Bastano 24 ore per separarli e trasportarli al vicino aeroporto di Lamezia Terme. In 45 sono imbarcati su un volo per l’Egitto e rimpatriati.

Viaggiare sicuri

Il 12 agosto, la Farnesina pubblica un bollettino sul sito «Viaggiare sicuri»: «Si sconsigliano i viaggi in Egitto con destinazioni diverse dai resorts situati nelle località turistiche del Mar Rosso». Ancora poche ore e – con l’uccisione di tre giornalisti stranieri – l’Egitto è praticamente in guerra civile. È proclamato lo stato di emergenza e il coprifuoco in dodici governatorati.

Il 19 agosto il bollettino ministeriale recita: «In ragione del progressivo deterioramento del quadro generale di sicurezza, si sconsigliano i viaggi  in tutto il Paese». Evidentemente il concetto vale solo per gli italiani. «Con centinaia di morti, i rischi per i rimpatriati sono grossi. Di cosa altro abbiamo bisogno per concedere l’asilo, non basta quello che vediamo in televisione?», si chiede De Donato.

Intini e Mubarak

Perché gli egiziani – a differenza degli altri migranti – sono rapidamente rimpatriati? È  ancora in vigore un «accordo con la Repubblica Araba d`Egitto per la cooperazione». Il documento, si legge in una nota del gennaio 2007 della Farnesina – è stato firmato dal sottosegretario agli Esteri Ugo Intini e dal vice ministro egiziano Mohammed Menessy. Lo scopo è «la riammissione di immigrati clandestini, di particolare importanza in relazione alle intense relazioni che ci legano a questo paese del Mediterraneo, anche in materia migratoria».

L’accordo – ancora sostanzialmente segreto – è stato firmato «in cambio di qualche migliaio di posti riservati ai lavoratori egiziani nelle quote ammesse annualmente con i decreti flussi», spiega Fulvio Vassallo, docente all’Università di Palermo ed esperto di diritto d’asilo. Ma le leggi internazionali «vietano le espulsioni collettive di stranieri», dice ancora Vassallo. «In base alla giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, deve essere presa in considerazione la “posizione individuale” della persona sottoposta alla misura di allontanamento forzato».

Un meccanismo consolidato

Nel corso degli anni, prima della «primavera araba», i governi italiani hanno stipulato numerosi accordi con i regimi di Tunisia, Libia ed Egitto per la gestione dei flussi migratori dalla sponda Sud del Mediterraneo.

Nel 2007 in Italia c’era Prodi, in Egitto Mubarak. La «cooperazione» tra i due paesi risulterà tra le più efficaci in materia di rimpatri rapidi. Dall’aeroporto di Catania, per esempio, sono stati numerosi i voli effettuati nel corso degli anni. Per esempio, nel giugno 2012 il CIR scriveva: «Con un volo di linea egiziano tutti i migranti adulti sbarcati a Catania due giorni fa sono stati rimpatriati. Ne l’Unhcr ne il CIR hanno potuto incontrarli per sapere se qualcuno di loro voleva fare richiesta di protezione. Da colloqui con alcuni di loro pare ci fossero dei copti, che avrebbero potuto chiedere asilo».

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.