Ikea risponde con un video alle 11mila firme della campagna #ikeassumi di terrelibere su change.org. Non assumerà i lavoratori-migranti del magazzino di Piacenza perché ha bisogno di flessibilità. I mercati orientali (Israele, Turchia, penisola arabica) sono in crescita e la domanda aumenta improvvisamente. Ma il sistema del subappalto garantisce i diritti dei lavoratori? Qual è il prezzo della flessibilità?

    Il video di Ikea

    Alla base della formula e del successo di IKEA ci sono le persone: tanto i collaboratori diretti di IKEA quanto coloro che lavorano per i nostri fornitori. E questo vale in Italia e in tutto il mondo. In seguito a quanto successo negli ultimi mesi a Piacenza e all`interesse scaturito attorno alle attività nel nostro polo distributivo, abbiamo deciso di realizzare un video per portare alla luce fatti e aspetti che riguardano la gestione della logistica e dare voce alle persone che lavorano presso i nostri due depositi di Piacenza.

    La nostra risposta

    Ikea risponde no. Non assumerà i lavoratori del magazzino di Piacenza. Trecento soci lavoratori del consorzio CGS, quasi tutti stranieri, rimarranno col contratto di subappalto. Secondo Ikea in questo momento il mondo cooperativo assicura la necessaria flessibilità della forza lavoro.

    L’azienda svedese ha risposto con un video alle 11mila firme di terrelibere e change.org. Sostiene che le condizioni di lavoro all’interno del suo magazzino sono buone, la sicurezza è rispettata e la mensa interna tiene conto delle religioni di tutti. Non è questo che contestiamo. Il problema è il subappalto. Un modello che per sua natura non garantisce i diritti dei lavoratori.

    Ikea Italia spiega che dal porto di Genova possono arrivare pochi container come centinaia. Nella penisola arabica, in Turchia e Israele c’è una fortissima crescita e gli ordini sono in costante aumento. Saranno dunque le braccia dei migranti di Piacenza a rispondere alle variazioni di mercato.

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