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Dietro la porta. Corigliano, il racconto di una badante in una casa borghese

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Maria prende fiato e pensa a tutte le badanti romene, ucraine, marocchine e polacche che in un anno sono passate da questa casa. Un`abitazione borghese, gente religiosa. «Ma fanno finta di litigare tra loro per non pagarci il giusto. E mi contano i biscotti che consumo. A volte mi costringono a dormire nello stesso letto dell`anziana che assisto». Uno spaccato spaventoso di un lavoro che dura 24 ore.

     

Scritto da Redazione terrelibere

CORIGLIANO (CS) – La Pasqua ortodossa anche quest’anno è arrivata. Sugli autobus della linea urbana cittadina si parla russo, romeno e dialetto. A Schiavonea, su tutto il lungomare, in piazzetta, davanti ai negozi dell’Est Europa e ai rivenditori di kebab c’è aria di festa.

Quest’anno infatti la nostra Pasqua coincide con la fiera di maggio, storico momento di festa per la nostra comunità cittadina. La campagna di raccolta agrumi è terminata. Interi nuclei familiari stranieri si incontrano nuovamente. L’inverno, la fatica, il freddo nei giardini sembra essere lontano. Constantin compra i dolci tipici del suo paese al negozio romeno, ma non sembra essere sereno. Tiene per mano sua sorella Maria, con lei pensa alla famiglia. Ai genitori lontani e malati a casa, alle funzioni religiose della sua città. Alla loro vita qui.

Entrambi hanno lavorato nei giardini, raccogliendo agrumi coi caporali, in squadre diverse e in tutto il territorio tra Corigliano, Rossano e Cassano, sfruttati per dieci ore al giorno, per venticinque euro al giorno. Costretti a dormire in situazioni di fortuna. Garage umidi, magari in sei in due letti, con cibo insufficiente. E senza contributi previdenziali e assistenza medica adeguata. Dopo la morte tragica dei sei ragazzi di Botoshani, avvenuta lo scorso inverno a un casello ferroviario a Rossano, hanno deciso di dire basta a quel mondo estremo.

Constantin ha deciso di andare a lavorare alle serre di Policoro, un paese vicino, per la raccolta delle fragole. Maria, invece, ha trovato lavoro come badante presso una famiglia del paese. Racconta la sua storia: «Vivo da questa famiglia allo scalo di Corigliano, vicino la stazione, da circa un mese. Mi prendo cura di una anziana non autosufficiente per tutto il giorno, senza un minuto di riposo, senza giorni liberi per uno stipendio mensile di seicento euro. Senza contributi e contratto di lavoro. I figli non mi salutano per niente, fanno loro la spesa per la mamma e controllano ciò che consumo e quello che si trova in frigorifero. Mi vergogno per loro. Un barattolo di bocconcini dovrebbe – secondo loro – bastare per una settimana. È capitato che il figlio ha contato i biscotti del pacco per la colazione».

Maria prende fiato e pensa a tutte le donne, badanti romene, ucraine, marocchine e polacche che in un anno sono passate da questa casa. «Ogni volta che ci dovevano pagare cominciava un “cinema”, un bordello, come dite voi. I due figli cominciavano a far finta di litigare tra loro per non pagarci il giusto. Inventavano scuse, mancanze o altro per trattenere lo stipendio già misero. Quando una mia collega decideva di lasciare il lavoro perché i nervi le erano stati messi a dura prova, cominciava la caccia alla sostituta.

La ragazza che ha lavorato prima di me in questa famiglia era stata sgridata per aver mangiato mezzo biscotto. Nel nostro lavoro, può capitare di non avere retribuite le notti in ospedale se gli anziani vengono ricoverati. Può capitare che le badanti vengano costrette a dormire nello stesso letto con la “zia”, la donna da assistere. Senza un stanza o un armadio per i propri vestiti.

Maria continua: «Quello che dico non è una storia mia e basta. Quello che capita a me in questa famiglia capita in moltissime case di Corigliano. Non sono persone semplici ma commercianti, professionisti, politici e insegnanti. Adesso che ci sono le elezioni comunali sono impazziti. Mi hanno chiesto di trovare voti di connazionali miei per essere eletti come consiglieri comunali. Quando vogliono qualcosa tutti ti parlano, quando tu hai problemi tutti sanno e nessuno si muove».

Suona il telefonino di Maria, una voce dura dice: «Dove sei? Ti vengo a prendere, mamma deve mangiare». Maria deglutisce, chiude il telefono, mi saluta e va via. La sua libertà è stata spezzata da una telefonata. Si congeda col saluto di pace della Pasqua ortodossa: «Hristos a inviat, Cristo è risorto». Lo dedica a tutti i lavoratori rumeni nel mondo.

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