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Rosarno. La tendopoli abbandonata e uno Stato putrefatto

Alla fine della stagione di raccolta le due tendopoli sono in stato di abbandono. Una gestione statale delirante a cui si contrappone l`autogestione degli africani. Macerie e spazzatura, ma l`emergenza è in tutta la Calabria. L`economia è sempre più in crisi, a pagare è l`anello debole: i raccoglitori. Le loro esigenze abitative sono affrontate (male) con strumenti da dopo terremoto.

     

Scritto da Antonello Mangano

ROSARNO (RC) – Se volete vedere lo Stato italiano in putrefazione venite nella zona industriale di San Ferdinando. In questo pezzo di Calabria ci sono –  in pochi metri – un gigantesco cumulo di spazzatura; una tendopoli del Ministero dell’Interno in totale abbandono e semivuota; una seconda tendopoli nuovissima e anch’essa semivuota (approntata a stagione di raccolta finita mentre l’altra scoppiava); infine le macerie della baraccopoli autocostruita dagli africani, mestamente abbandonate perché non ci sono i soldi per lo smaltimento. Intorno, indifferenza e assuefazione. I migranti fanno da sé. Gli operatori non ci sono, perché nessuno li paga. È autogestione. Ma dopo il caos e l’improvvisazione del governo, è meglio così.

Solo tre anni fa, il Ministero dell’Interno faceva sgomberare qualsiasi assembramento di migranti, perché nella mente malata di Maroni le concentrazioni causavano rivolte. Oggi le strutture di accoglienza impiantate con scandalosi ritardi sono abbandonate.

In tanto degrado statale, le dieci prostitute dell’Est nascoste in una strada interna sono quasi una nota di colore. Silenziose come tutto il resto. Siamo alla fine della stagione agrumicola, e come al solito si piange miseria. Le arance rimangono nei campi. I magazzini – intorno alla tendopoli ce ne sono alcuni – però sembrano in attività. Se nessuno vuole più le arance da industria, quelle da banco sostengono l’economia del luogo, per quello che possono. Il succo è finito o quasi. Branca – il fornitore della Coca Cola – ha chiuso ed è andato via. La multinazionale americana non ci comunica nulla sui fornitori in Calabria, ma è il segreto di Pulcinella. L’omertà delle grandi aziende non è paragonabile a niente altro.

Il «campo» è fuori dal centro, molto distante. Gli africani ci vanno in bicicletta. Qualche settimana fa hanno manifestato per chiedere più attenzione agli automobilisti locali. Anche qui il salto è notevole. Fino a qualche anno fa sfrecciavano arroganti Audi e Bmw, oggi si ipotizzano piste ciclabili. La violenza che colpiva gli stranieri – gli unici a non muoversi in automobile – è un ricordo, per fortuna. E in generale il paese è un posto più tranquillo. Gli uomini dei clan sono dentro, i sequestri di beni e persino le accuse dei pentiti hanno fatto il resto.

Il Ministero ha avuto la bella idea di mettere le tende sotto i capannoni dei supermercati Sisa e sotto quelli dei produttori. Così si ricostruisce simbolicamente la filiera. Nei giorni scorsi è arrivata  l’interdettiva antimafia nei confronti della «Agrumi GR». Ovvero Gaetano Rao, assessore provinciale con delega ad «agricoltura, caccia e immigrazione». Oltre che principale commerciante della zona, detentore del marchio Dop delle clementine di Calabria. A metà aprile l’esito del ricorso. Il motivo? Rapporti relazionali e parentali con il clan Pesce. Non ci sono informazioni sull’esito del ricorso di Rao rispetto a questa decisione e sicuramente un provvedimento della Prefettura non costituisce neppure un indizio di colpevolezza.

L`ultimo vertice in Prefettura sull`«emergenza immigrati» ha deliberato di staccare la corrente elettrica. E anche quest’anno è finita. Anche questa volta la raccolta degli agrumi è stata affrontata con strumenti da dopo terremoto. E i pericoli di una “nuova rivolta” sono rimasti lì, tra le righe degli inviati frettolosi e dei giornalisti superficiali, inutili come sempre. Mentre giro per il campo semideserto, un cane inizia a ringhiarmi contro. È ora di andare. Prendersi un morso sotto le tende del «Soccorso pubblico» del Ministero dell’Interno sarebbe troppo.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.