Il viaggio nello Jonio cosentino. Prima puntata

Diario da Sibari / 1. Balordi nella notte (e meno male che siamo bianchi)

Antonello Mangano
  I paesi turistici d`inverno hanno un`aria spettrale. Schiavonea e il suo lungomare non fanno eccezione. Siamo nello Jonio cosentino, luoghi che i media ignorano sistematicamente. Qui decine di migliaia di stranieri sono utili per la raccolta delle arance, ma sono stati anche vittime di aggressioni razziste. A Rossano furono accusati di aver rubato a casa di un malavitoso. Chi altri sarebbe così folle?
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MARINA DI SCHIAVONEA (CS) – Adesso sentiamo le urla. Nel silenzio spettrale della notte, tra le strade deserte, si avvicinano. Chi sono? Tifosi di calcio, una squadra di fascisti? Li vediamo in lontananza. Sono vestiti di nero, al centro uno di loro dentro un carrello da supermarket. Inscenano una grottesca processione, tra urla sempre più alte. Non c’è molto da fare la sera, qui. I negozi di bulgari e rumeni sono già chiusi, la gente si rintana negli appartamenti di fronte alla televisione.

Rischiamo di essere il diversivo della serata. «E quelli chi sono?». Siamo gli unici per strada. A qualche isolato un bar aperto – tristi luci viola – e poi il deserto. Riusciamo a girare l’angolo e risalire. L’incontro non sarebbe stato piacevole. Se sei uno straniero – e dunque per i balordi del posto non sei legato a gente che ti può vendicare – sei un bersaglio facile. Se sei uno straniero senza permesso di soggiorno alle mazzate dei balordi seguono quelle dello Stato.

Il 22 luglio del 2011 squadre armate di abitanti del luogo si organizzarono per punire gli stranieri di Rossano, sulla collina, pochi chilometri da qui. Una notte di follia in una calda notte d’estate. Caccia al rom e macchine sfasciate. Ossa rotte e fughe precipitose. Una psicosi collettiva si era impadronita di parte degli abitanti. «Rubano negli appartamenti». Crimine orrendo in Calabria, infinitamente più grave dell’omicidio che solitamente non suscita reazioni di piazza. Anzi, c’è sempre qualche motivazione a carico della vittima. La prova era quella del citofono: sarebbero stati visti stranieri tracciare segnali utili ai futuri colpi.

C’era chi giurava: hanno rubato a casa di un malavitoso. Da queste parti è la prova inequivocabile che il colpevole è uno straniero. Nessun altro potrebbe essere così incosciente. Per fortuna tutto si risolse rapidamente e la zona tornò alla calma. La calma è un comune sciolto per ‘ndrangheta, le prostitute sulla statale, 15mila stranieri dell’Est sfruttati senza pietà nelle settimane delle clementine e il pizzo imposto su ogni bene di qualche valore, dal mattone al pesce. (1 – Continua)

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