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Il paradosso di Rosarno. Per venti giorni tende vuote e africani nella baraccopoli

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Per oltre venti giorni la seconda tendopoli del Ministero dell`Interno è rimasta vuota. Settanta sistemazioni accanto alla prima installazione (strapiena) e alla bidonville di fango e casupole. Il Ministero dell`Interno avrebbe dovuto sbloccare i fondi per la gestione e le questioni formali. Intanto la stagione sta per finire. Il sindaco di San Ferdinando: «Ci hanno lasciati soli, siamo un comune con un solo vigile urbano».

     

Scritto da Redazione terrelibere.org

Aggiornamento del 12 febbraio, ore 16 – Il trasferimento è avviato, ma i migranti dovranno pagare l`alloggio. Chi non lavora protesta per questa «soluzione» dell`ultima ora. Le risorse per la gestione non arriveranno.

ROSARNO  –  Le tende sono arrivate circa venti giorni fa.  Blu, nuovissime, con tanto di scritta «Ministero dell’Interno». E così si sono aggiunte alla vecchia tendopoli – strapiena, persino l’area mensa era occupata da duecento materassi – e alla bidonville costruita nel fango con mezzi di fortuna dai braccianti alla ricerca di un tetto. Per una serie di questioni formali e di fondi mancanti, le nuove tende sono rimaste a lungo deserte. Sarebbe bastato poco – un atto di volontà, un’accelerazione politica – per evitare il peggiore dei paradossi: tende pronte a stagione finita. E pure con un affitto mensile a carico dei braccianti.

La nuova tendopoliDalla fine di febbraio in poi, la raccolta volge al termine e i lavoratori vanno via. Il responsabile, in questo caso, ha un nome e un cognome: Anna Maria Cancellieri, il ministro tecnico. «Non voterò alle prossime elezioni», ci dice Domenico Modafferi, il sindaco di San Ferdinando. Il suo è un piccolissimo comune, l’area della tendopoli ricade infatti sul territorio di un ente con un bilancio anemico e un solo vigile urbano in organico. La stessa persona che formalmente dovrebbe far eseguire l’ordinanza di sgombero di un’area che l’Asl ritiene non idonea dal punto di vista igienico-sanitario. Per settimane, invece, nessuno ha fatto nulla. E le baracche fatiscenti in eternit hanno convissuto serenamente con le tende marchiate dallo Stato italiano.

«Per le spese di gestione non abbiamo ricevuto neanche una lira», protesta Modafferi. Tutto si è basato sul volontariato, i partiti sono sembrati distanti e le istituzioni inadempienti rispetto agli impegni assunti in Prefettura. Ovviamente gli africani non votano e l’immigrazione non è un tema della campagna elettorale. «Per l’anno prossimo non intendo firmare alcuna autorizzazione se non per un centro di accoglienza normale, fatto con tutti i crismi» conclude il sindaco. A maggio, in ogni caso, è previsto lo smantellamento dell`intera struttura.

Le immagini della tendopoli/baraccopoli

Fotografie a cura di Medici per i diritti umani

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