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New York, i lavoratori di McDonald`s in sciopero

Dopo gli scioperi nella catena di supermercati WalMart, tutti i fast food di New York (da Burger King a Taco Bell) sono in agitazione. Abbiamo paura delle ritorsioni, dicono, ma con sette dollari l`ora non portiamo cibo sulle nostre tavole. Paghe da fame anche a Manhattan. Alcuni immigrati latini impiegati nei negozi non parlano inglese. Frequenti le minacce di licenziamento e le ritorsioni contro chi si organizza in sindacato.

     

Scritto da Alexandra Bradbury

«Buongiorno! Oggi sono in sciopero!», grida Darryl Young su un affollato marciapiede di Manhattan. Sono le sette del mattino e i lavoratri di McDonald`s sono radunati sulla Madison Avenue. «Vuoi sapere perché? Sette dollari e venticinque».

Dopo la lunga serie di scioperi ai supermercati Walmart, il lavoratori di fast food di tutta New York hanno partecipato alla giornata di scioperi con decine di iniziative in tutta la città. È il debutto del «Fast Food Organizing Committee» che chiede migliori condizioni di lavoro e la fine delle rappresaglie antisindacali. La rete non include solo lavoratori di McDonald`s ma anche di Burger King, Pizza Hut, Taco Bell, KFC, Wendy’s, Domino’s e Papa John’s.

L’obiettivo è coinvolgere i 50000 lavoratori che a New York lavorano nel settore. «Non vogliamo portare Ronald McDonald al tavolo delle trattative», dice il sindacalista Jonathan Westin. «Ma vogliamo creare una realtà come quella odierna, con decine di negozi in tutta la città bloccati dagli scioperi in contemporanea».

Pagami di più

Young lavora da due anni presso McDonald, ma guadagna solo 7,25 dollari l’ora, il salario minimo dello stato di New York. «Non riesco a mantenere le mie due figlie», spiega. «Molti miei colleghi sono supportati dalla “sezione 8” dell’assistenza sociale. Devono chiedere aiuti per la casa e buoni pasto mentre la società per cui lavoriamo fa miliardi di profitto». Due mesi fa ha aderito all’organizzazione, coinvolgendo i colleghi nel sindacato. Tra i lavoratori circola una petizione che chiede 15 dollari l’ora e il diritto di organizzarsi in sindacato senza subire ritorsioni. Esattamente quello che chiedono i dipendenti Walmart.

Diego Delgado, un immigrato colombiano, parla attraverso un interprete. Formalmente è un manager del negozio, ma questo significa solo che non ha un orario fisso. Dopo tre anni da McDonald’s, guadagna 8 dollari e mezzo. Intanto la rete sindacale si sta allargando fino a comprendere i lavoratori degli autolavaggi e dei piccoli supermercati.

Un po` nervoso

Young ci confessa di sentirsi «un po’ nervoso» a scioperare oggi. Ma ha trovato il coraggio pensando che «la lotta già la conduce ogni giorno, svegliandosi la mattina e andando verso un lavoro che non vuole fare». In seguito all’attività sindacale, alcuni lavoratori sono stati sospesi. E si temono nuove ritorsioni dopo lo sciopero di oggi.

Irania Sanchez fa parte del gruppo «Make the Road». È un’immigrata latinoamericana, e anche lei ha bisogno di un interprete. È venuta alla manifestazione per sentirsi più vicina alla memoria del fratello. «Lavorava da McDonald’s», racconta. «Mano mano che aumentavano le domande di lavoro, doveva svolgere sempre nuovi compiti. Altrimenti, il licenziamento. Anche dopo anni di lavoro leale». Alla fine si ammalò di cancro e fu licenziato. I manifestanti hanno deciso di convergere in Times Square. «Vogliamo coinvolgere più lavoratori possibile», dicono gli organizzatori. «Tutti abbiamo paura, ma con sette dollari l’ora non portiamo cibo sulle nostre tavole».

La petizione: Non possiamo sopravvivere con sette dollari

Traduzione e adattamento di Antonello Mangano

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