Da Sigonella a Bengasi, il commando che doveva salvare l`ambasciatore

CBS News
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Nelle ore convulse dell`attacco al consolato USA a Bengasi, un commando di pronto intervento ha viaggiato per l`Europa, passando per Sigonella. Nonostante la breve distanza, un`ora circa di volo, è arrivato quando era troppo tardi. Nei dispacci segreti degli USA, preoccupazione per la violazione della sovranità libica ma non di quella italiana. Il Parlamento conosce le attività militari straniere sul nostro territorio?

Bengasi – La notte dell`attacco mortale contro il consolato degli Stati Uniti in Libia, quando perse la vita l`ambasciatore USA Christopher Stevens, un commando di militari è stato inviato dall`Europa. CBS News rivela che lo scorso 11 settembre il gruppo di uomini è passato dalla base di Sigonella, in Sicilia. Il gruppo, conosciuto come Forza “In extremis” è stato progettato specificamente per la reazione rapida alle emergenze impreviste. Ma i funzionari americani dicono che è arrivato dalla Sicilia ad attacco finito. I funzionari USA rivelano che, anche se la squadra fosse stata pronta in tempo, la confusione su ciò che stava accadendo a Bengasi – e le preoccupazioni del Dipartimento di Stato sulla violazione della sovranità libica – ha reso la missione di salvataggio militare impraticabile.

Tale confusione può essere letta nei documenti del Dipartimento di Stato a partire dal giorno dell`attacco. Alle 04:05, un dispaccio ha avvertito che il consolato era sotto attacco. Quarantanove minuti dopo, un altro avviso riferiva che l`attacco si era fermato.

In effetti, l`ambasciatore degli Stati Uniti e un altro dipendente del Dipartimento di Stato erano morti e l`attacco era tutt`altro che finito. Sette ore dopo, un altro dispaccio riferiva di un attacco a colpi di mortaio e indicava una casa sicura a un miglio dal consolato, dove circa 30 americani si erano messi al riparo. 

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