La camionetta della Protezione Civile, le pattuglie dei carabinieri, i vigili urbani, i carabinieri in borghese, il furgone del proprietario, l`assessore e gli operai del comune. Tutti per riprendersi la tenda che un privato aveva donato agli africani, che stanotte hanno dormito all`aperto, con una temperatura di 4 gradi. E in mezzo ai topi. Il Comitato antirazzista chiede una soluzione fino alla fine di ottobre, quando finirà la raccolta.

     

Scritto da Lele Odiardo

SALUZZO (CN) – Ieri la pioggia e la grandine, stamattina il cielo azzurro con il Monviso sullo sfondo, oltre il muro e il filo spinato. Fa freddo ma il sole prova a scaldare i pochi migranti rimasti al Foro Boario. Alle prime luci dell`alba tanti erano partiti in bicicletta per andare a lavorare. Intorno al rubinetto dell`acqua i soliti ratti sgradevoli danno il buon giorno a chi esce da sotto i tendoni, sbadiglia, si stira e comincia una nuova giornata di incertezze e speranze.

Jusef stende al sole i suoi documenti e un paio di pantaloni che si sono bagnati durante la notte, compaiono coperte e materassi ormai irrimediabilmente consumati e sporchi. E` una mattina di attesa, alle 14,30 verranno a smontare la tenda principale, su circa 50 persone al Foro Boario, ufficialmente 21 hanno un contratto, 15 di questi sono stati convinti a trasferirsi alla Maison Blanche – il tendone, unico riparo rimasto – vicino al cimitero dove hanno preso il posto di chi è stato convinto invece ad andarsene perchè sprovvisto di un contratto.

Così sta scritto su un foglio bilingue italiano/francese, anch`esso bagnato e scolorito: carta intestata del Comune, firmata dal sindaco, quindi bisogna rispettare le scadenze imposte e andarsene. In pochi hanno portato via la loro roba dalla tenda, forse con la speranza di trovarla ancora lì al suo posto, stasera.

La presenza solidale degli antirazzisti, lo striscione “Dignità agli immigrati” che ormai da settimane saluta chi arriva, una scritta ironica sul muro della vergogna: “Grazie per la calorosa accoglienza”, una pattuglia dei carabinieri fa un giro di perlustrazione e se ne va. In mezzo alla strada una “minacciosa” installazione di bottiglioni di plastica per l`acqua, tre pezzi di marciapiede che intralciano il passaggio, un cartello di divieto di transito e le transenne lasciate dagli operai del comune a settembre.

Alle 14 cominciano ad arrivare, nell`ordine: la camionetta della Protezione Civile, le pattuglie dei carabinieri, i vigili urbani, i carabinieri in borghese, il furgone del proprietario della tenda, il sempre più prode assessore, gli operai del comune. Gli obiettivi dei giornalisti presenti sono puntati sul ring.

Il proprietario della tenda e la figlia assai determinata sono mandati in avanscoperta dai carabinieri per tentare di convincere i migranti e gli antirazzisti a lasciare libero il passaggio; nulla di fatto, ovviamente: è chiaro che le suddette persone sono incolpevoli, rimaste incastrate in un`operazione di cui hanno colto solo in parte i contorni. Qualcuno chiede addirittura scusa per il disguido arrecato.

I carabinieri allora decidono di intervenire spostando le transenne e rimuovendo malamente gli striscioni, invitano gli antirazzisti ad andarsene con le buone maniere altrimenti saranno costretti ad agire d`autorità. Le solite intimidazioni, accuse agli antirazzisti di aver strumentalizzato i migranti, argomenti inconsistenti.

Ma neppure i carabinieri sono gli interlocutori giusti, la situazione è stata determinata dalle scelte del comune ed è il sindaco o chi lo rappresenta a doversi pronunciare. I carabinieri si ritirano, i giornalisti scattano fotografie e prendono appunti, non tutti gradiscono la loro presenza.

Entra in scena l`assessore. La discussione è accesa, i toni si alzano ma ognuno può esporre le proprie ragioni. La richiesta è semplice: la tenda deve rimanere fino a fine ottobre, data stabilita per la chiusura della stagione della raccolta, oppure il sindaco si assume la responsabilità politica di ordinare lo smontaggio della tenda, in ogni caso, senza trovare una alternativa a chi viene lasciato a dormire al freddo. Dopo un lungo negoziato l`assessore accetta la richiesta e si apparta per consultarsi telefonicamente con il sindaco. I soliti giochetti della politica: il sindaco, vergognosamene, si assume la responsabilità di ordinare lo smontaggio della tenda ma l`assessore si impegna a trovare qualche tenda sostitutiva.

Non resta altro che accettare, un po` a malincuore. I migranti presenti sono pochi, chi lavora non è ancora tornato, difficile resistere. Un camion rosso fiammante arriva trionfante per caricare i pesanti pannelli della tenda mentre gli operai entrano per portare via materassi, coperte, indumenti. Volgari, o semplicemente razzisti, i commenti di alcuni sul presunto stato di degrado della struttura: “Già li aiutiamo, questi neri, almeno un po` di riconoscenza. E invece sono solo degli incivili, avranno perfino cagato dentro la nostra bella tenda!”

E` ormai sera quando il camion se ne va e, mestamente, antirazzisti e migranti montano tende di fortuna per la notte. Fa un freddo cane, i corpi si scaldano intorno ai fuochi, i soliti ratti sgradevoli si aggirano indisturbati, non li vedi ma ci sono, nascosti dal buio pesto. Ancora una volta, l`arroganza e il cinismo del potere.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.