Prima i mafiologi, poi i complottisti, infine gli psicologi. Ogni giorno successivo al terribile attentato di Brindisi ha visto come protagonisti tre categorie di analisti. Tutti alla ricerca del facile consenso e incuranti della scarsità di elementi a disposizione. E così il crimine è stato persino attribuito alla volontà di privatizzare “gli asset nazionali”.

     

Scritto da Simone Bruscololotti

Il feroce, orripilante e infame attentato alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi, che ha causato la morte della giovane Melissa Bassi e il ferimento altre sei ragazze, oltre che lo sgomento ha prodotto un vuoto, un vuoto di comprensione.  Come spiegarsi un accadimento di questo genere? Chi e per quale motivo metterebbe una bomba davanti a una scuola? Per superare l’horror vacui formulare ipotesi e costruire congetture, in attesa di indizi certi e prove concrete, è un passaggio obbligato. Le soluzioni a fenomeni di primo acchito inspiegabili sono sempre stati calate dall’alto, da qualche autorità divina o terrena, da qualcuno che era qualificato per rispondere.

Nel mondo di oggi, in cui ai processi di informazione di tipo classico tendono ad affiancarsi paradigmi orizzontali e reticolari, anche la circolazione di ipotesi su fatti come questi assume modalità del tutto nuove.

Ricostruire ciò che è accaduto nei social network in questi tre giorni, e allo stesso tempo riflettere sulla relazione che si instaura tra l’evento improvviso che suscita scalpore e sgomento e i processi di elaborazione da parte dei soggetti connessi nelle reti sociali, diventa essenziale e improrogabile. In questo sottomondo reticolare una posizione privilegiata è assunta da esperti, o sedicenti tali, che fuori dai canali ufficiali pubblicano le loro riflessioni sui blog e che  vengono diffuse, da loro stessi e dai loro lettori, nelle bacheche personali di facebook e da lì condivise ulteriormente.

A volte questi esperti sono studiosi con  produzioni saggistiche pregresse di tutto rispetto, ma che, nel ruolo di blogger, si trovano a mettere da parte il lento e faticoso lavoro analitico per mettere a punto tesi esplicative di più facile lettura e, soprattutto, di immediata condivisione . L’obiettivo diventa aumentare i contatti e i like al post, e in forza di ciò il valore del contenuto può precipitare tranquillamente,e l’oggetto specifico, in questo caso l’attentato alla scuola di Brindisi, passare in secondo piano scalzato da intrighi più suggestivi.

Il complottismo a tutti i costi, costi quel che costi, la fa da padrone e va ad alimentare un circolo vizioso che certo non qualifica il dibattito pubblico, ma depotenzia la sua capacità critica. Passiamo quindi alla cronistoria di queste tre concitate giornate  di teorizzazioni esplicative.

A poche ore dall’attentato la tesi della strage di mafia, lanciata subito dai mass media, ha tenuto banco per tutta la mattinata di sabato. Tutti gli indizi raccolti nell’immediato andavano in quella direzione:  l’intestazione dell’istituto a Francesca Laura Morvillo-Falcone, il premio che quello stesso istituto aveva ricevuto in un concorso sulla legalità, il ventennale della strage di Capaci, l’arrivo nello stesso giorno della Carovana della legalità, un recente giro di vite nei confronti della sacra corona unita a Mesagne, un paese del circondario.

Entra subito in scena Roberto Saviano, l’opinion leader più quotato in fatto di criminalità organizzata, che su Twitter avalla e rilancia la pista mafiosa. Questa riesce a tenere banco per tutta la mattinata di sabato, rinforzata da esponenti riconducibili all’area dell’antimafia sociale, la sera si organizzano presidi e fiaccolate un po’ ovunque dove riecheggiano slogan contro la criminalità organizzata.
Ma qualcosa non funziona, emergono fin da subito i primi dubbi, alcuni magistrati antimafia invitano alla cautela e alla riflessione. Del resto per quale motivo una organizzazione mafiosa, particolarmente attenta al consenso sul territorio, farebbe esplodere un ordigno davanti a una scuola, nella fattispecie un istituto professionale a prevalenza femminile, infrangendo così codici malavitosi e correndo il rischio di colpire anche famigliari di affiliati?

Le tesi della strage mafiosa viene quindi accantonata, o quantomeno viene “corretta”. Suggeriscono alcuni che ci potrebbe essere una faida in corso tra la vecchia guardia e le nuove leve, o addirittura  l’emergere una nuova formazione criminale, magari venuta dall’estereo,  intenzionata a sbaragliare la controparte già provata dagli arresti. Ma ciò non soddisfa, si rafforza il sospetto sistematico nei confronti delle informazioni calate dall’alto, ed entrano trionfalmente in scena in scena gli opinion leader di secondo piano, i blogger. Due in particolare, Giannulli e Casarrubea, entrambi storici e osservatori di fenomeni terroristici e mafiosi, per colmare le incertezze delle ricostruzioni giornalistiche, evidenziano le anomalie, ci ricordano che questo è il paese della strategia della tensione, formulano una serie di ipotesi, ma nella conclusione, invece di sospendere il giudizio, dismettono le vesti da storici e si ergono a divinatori.

I post in questione sono stati pubblicati tra la notte di sabato e la domenica mattina, nuovi elementi concreti non sono venuti fuori, i ma i sovracitati, insieme a tanti loro omologhi che non ho avuto il tempo né la voglia di leggere, azzardano tesi esplicative e risolutive.

Per Giannulli la chiave interpretativa va ricercata in disegni occulti miranti la cessione in blocco di grossi asset nazionali (gruppo Finmeccanica, Eni, addirittura le ferrovie dello stato), per Casarrubea, molto più blandamente, è in atto una manovra autoritaria finalizzata a introdurre leggi di emergenza e restringere gli spazi democratici. Entrambi collegano l’attentato di Brindisi con la gambizzazione del dirigente dell’Ansaldo, avvenuta un paio di settimane prima a Genova, come se non ci fossero differenze di ordine tattico, strategico e politico tra sparare a una persona precisa e farne saltare in aria dieci a caso.

La giostra comunque è partita , una cascata di commenti compiaciuti, un pullulare di condivisioni. Il popolo dei social network grida al complotto, c’è addirittura chi si spinge a identificare Melissa Bassi con Giorgiana Masi. Le statistiche dei rispettivi blog schizzano alle stelle.

Gli storici/blogger in questione, catapultatisi nel ruolo di moderatori dei commenti (il blogger oltre a essere un produttore di contenuti spesso è allo stesso tempo anche editore, segretario del suo blog) non ci spiegano perché questi disegni occulti debbano esplicitarsi nell’attacco a un istituto professionale di Brindisi, colpendo ragazze appena scese dall’autobus. Rispetto alla pista mafiosa la specificità dell’oggetto dell’attentato viene messo talmente in secondo piano tanto da scomparire, dando il via a speculazioni su manovre esoteriche senza fondamento alcuno. Non si riesce a capire perché per appropriarsi di asset italiani qualcuno debba mettere bombe in giro, e riguardo alla restrizione degli spazi democratici,  è palese che il processo sia già in corso da tempo, e non trovi resistenze significative da parte della società civile espropriata.

Chi lo potrà fermare la giostra di inferenze fallaci? I fatti, o meglio i dati concreti emersi domenica. La collocazione dell’ordigno che non è passata inosservata, la fattura e l’innesco rudimentale dello stesso, e soprattutto, il piazzamento dell’autore sotto una telecamera, illustrano in maniera inequivocabile la non professionalità dell’attentatore; il quale rimane solo, nel suo gesto criminale e folle, privato della copertura settori deviati dello stato o di lobby finanziare particolarmente aggressive.I blogger complottisti vengono energicamente buttati giù dal proscenio.

Irrompono così psicologi e criminologi, che si godono la loro rivincita a seguito di un frustrante isolamento durato quasi due giorni pieni.  Il piano della discussione si sposta nell’ambito del “profilling”, “esercizio di induzione, che muove dal dato di fatto, dal dettaglio rivelatore, per approssimare con crescente precisione la dimensione psicologica dell’assassino, il suo percorso interiore”.  Quale può essere stato il suo movente? La vendetta nei confronti di ragazzine esuberanti che hanno deriso la sua goffaggine o  magari qualche suo handicap? Oppure una ritorsione per un grave affronto fatto dalle stesse ragazze nei confronti della figlia  o della nipote indifesa? Magari si tratta il movente non strettamente personale ma di tipo più simbolico… Vai a capire, anzi a congetturare.

Le indagini si sono indirizzate verso il gesto isolato, dal video ripreso dalla telecamera di sorveglianza sono riusciti ad identificare il presunto autore, e di li a poco a fermarlo. E’ un elettrotecnico, ha un vistoso handicap al braccio che pare fosse stato riscontrato anche nei video. Sarà lui? Meglio attenersi alla formula “che le indagini facciano il loro corso”. Ma chiacchiericcio nei social network si è spostato dalla fantapolitica al genere psicocriminale. Purtroppo quelli che si sono espressi in inutili speculazioni, da Saviano a Giannulli e Casarrubea, stanno già aspettando nuove occasione per tornare ad esternare a cazzo di cane, nella ossessiva e narcisistica ricerca di visibilità.

Se questa è la società della comunicazione interattiva, preferisco il ritorno alla discrezione del soliloquio silenzioso e non condivisibile, al solitario e tedioso lavoro di ricerca delle prove, di analisi, di verifica e falsificazione sistematica. Ma forse basterebbe solo l’adesione a una seria e rigorosa etica della comunicazione.

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