Said Bannani è in Italia da nove anni, aveva fatto domanda per la sanatoria: fuori per due posti. La Questura di Asti non notifica il provvedimento, la polizia lo ferma in piazza a Modena mentre sta per sposarsi. Ora è trattenuto nel CIE, rischia l`espulsione. Cristina, 19 anni, aspetta di conoscere il suo destino. Said non era disoccupato. Lavorava in nero, ma non riusciva a trovare qualcuno che lo mettesse in regola.

     

Scritto da Carlo Gregori

AGGIORNAMENTO – Il giudice di pace decide che Said può sposarsi

Video: Gazzetta di Modena

La cronaca dell`arresto

Si trova da 48 ore dentro il Cie. Attende di sapere cosa lo aspetta, Said Bannani, il 24enne marocchino fermato dalla polizia sullo Scalone municipale in piazza Grande mentre andava a sposarsi con una piemontese di 19 anni, Vanessa Biancardi. Said è “clandestino”: è vero che ha fatto domanda per regolarizzarsi e che questa è stata accolta dall’ufficiale dello Stato civile di Asti per la pubblicazione matrimoniale, ma ieri è emerso che la Questura di Asti, controllando il documento, ha scoperto che non aveva valore: per soli due posti, Said era stato escluso dall’ultima tornata di sanatoria. Per questo motivo è un irregolare in Italia pur abitandoci da nove anni consecutivi.

La segnalazione alla Questura di Modena ha così portato al suo fermo e al successivo “trattenimento” al Cie in vista dell’espulsione. La madre adottiva, Cristina, una volontaria nel sociale di San Prospero, non ci sta: «Di questa vicenda, ora conosciamo un elemento fondamentale che ci mancava: la notifica di espulsione dall’Italia è stata firmata dalla Questura di Asti ma non è mai stata notificata né a Said, né a me, né a mio marito. Ne eravamo tutti all’oscuro».

In ogni caso, Cristina è determinata ad andare fino in fondo per proteggere il ragazzo. Oggi si terrà presso il Giudice di pace l’udienza di convalida per l’espulsione alla quale il suo legale ha già presentato opposizione. Insomma, anche se per motivazioni diverse, si profila un nuovo caso stile Andrea e Senad, i due fratelli sassolesi senza patria alla fine rilasciati dal Cie (pur essendo tuttora senza cittadinanza). La fiaccolata che doveva tenersi ieri sera è stata invece rinviata a domani alle 17 davanti al Cie. Un gesto di solidarietà per Said intorno al quale Cristina e il marito stanno cercando di mettere assieme una rete di consensi.

E la sposa? «Ho dormito malissimo. Sono stanca, amareggiata e triste per quanto ci è accaduto», racconta ancora provata. Ricorda Vanessa: «Stavo arrivano in Comune a Modena in auto con Cristina quando ci hanno telefonato per dirmi del fermo di Said avvenuto in piazza davanti a tutti. Non ci credevo». Vanessa, sconvolta dal dolore, ha fatto dirigere l’auto davanti alla Questura. Si è seduta a lungo davanti all’ingresso aspettando il suo amato, ma Said non è uscito se non su una pattuglia per andare al Cie ancora con l’abito di nozze.

«Io lo amo. È una storia bellissima, la nostra – racconta piena di tenerezza la cuoca astigiana – ci siamo frequentati anche a dispetto di mio padre, contrario al nostro legame». Racconta di aver conosciuto Said dopo averlo visto tante volte passare sotto la sua finestra. «Era così buffo. Lo vedevo passare spesso con la tanica della benzina. Restava spesso a piedi col suo motorino. Poi l’ho conosciuto una sera a casa di amici comuni». Una vota scoccato l’amore, hanno tenuto duro contro i pregiudizi e le diffidenze di tanti. Said aveva un lavoro, anche se in nero, presso una ditta di materie plastiche e aspettava ancora quella regolarizzazione che non porta arrivare: era stato escluso per un soffio.

E dopo un anno di fidanzamento, Said e Vanessa hanno deciso di sposarsi. Non ad Asti ma nella sua città adottiva: Modena. La stessa dove ora è “trattenuto” per tornare in Marocco. A Modena Said era arrivato tanti anni fa e ha vissuto una adolescenza pressoché di abbandono in mezzo a una strada. Il Tribunale dei minori di Bologna lo aveva affidato a un percorso in comunità (ma non per droga) che lo ha portato anche al Ceis di padre Stenico. Lì, non ancora maggiorenne, ha conosciuto Cristina, la donna di San Prospero che lo avrebbe poi adottato quando ha scoperto di essersi affezionata a lui. Ma è servito a poco. Appena maggiorenne, Said si è trovato ad affrontare il suo problema più grande perché insolubile: la clandestinità. Non c’era modo di regolarizzare la sua presenza in Italia nonostante trovasse lavoro abbastanza facilmente. Per questo fino ad ora è rimasto senza documenti validi.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.