Dal fango di Messina all`alluvione di Genova fino alla neve di Roma. Con 25 miliardi di euro tutto il territorio nazionale potrebbe essere messo in sicurezza. Nell`era Bertolaso il bilancio del Dipartimento era di un miliardo l`anno. E si pagavano congressi eucaristici e pellegrinaggi a Loreto. L`Italia deve avere paura dei torrenti: le alluvioni (con decine di morti) sono il frutto in gran parte della cattiva gestione dei corsi d`acqua.

     

Scritto da Antonello Mangano

Non c`è differenza tra Nord e Sud nella geografia dell`incuria. In Sicilia il progetto del Ponte aumenta il dissesto del territorio. In Veneto si costruisce un`autostrada con decreto d`emergenza (per il traffico) della Protezione civile.

Nell`audioinchiesta le interviste a Gaetano Sciacca (ingegnere capo del Genio Civile di Messina), Gino Sturniolo (attivista Rete No Ponte), Manuele Bonaccorsi (giornalista, autore del libro “Potere Assoluto”), Elisabetta Zamparutti (deputata del Partito Radicale).

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Anno 2012. Gli italiani hanno paura dei torrenti killer. Corsi d’acqua spesso secchi come l’Annunziata di Messina o piccoli fiumi come il Bacchiglione tra Padova e Vicenza. Portano via vite umane o procurano danni quantificabili in milioni di euro. Ovviamente la causa è l’azione dell’uomo. In Sicilia i fiumi sono stati spesso coperti di asfalto e trasformati in vialoni. Spesso scoppiano, come nel messinese. Nel 1998 causarono quattro morti. Nell’autunno 2011, a Barcellona Pozzo di Gotto (sempre in provincia di Messina) le coperture saltarono devastando la città e invadendo di fango le abitazioni.

Un anno prima, il Bacchiglione e il Timorchio rompevano gli argini nel territorio comunale di Caldogno, poco a nord di Vicenza, allagando completamente i centri abitati dei dintorni. I danni, in una zona ad alta vocazione industriale, furono ingentissimi. Nei luoghi alluvionati si continua a costruire la Pedemontana tra Vicenza e Treviso, grazie al decreto di emergenza traffico della Protezione civile che risale ad almeno 3 anni fa. Il territorio è ad alto rischio idrogeologico per le risorgive, acque di falda che riemergono. A Genova, sempre nell’autunno 2011, i corsi d’acqua scoppiarono per la “bomba d’acqua” caduta sulla città e il mare mosso fece da tappo. La stessa dinamica che il 3 ottobre 2009 causò 37 morti tra Giampilieri e Scaletta Zanclea, periferia sud di Messina.

Non c’è distinzione tra Nord e Sud nella geografia dell’incuria, ma una sorta di perversione diffusa. Nel messinese non solo si coprono d’asfalto i corsi d’acqua ma gli enti locali mettono pure i segnali stradali e i cassonetti. “Quella non è una strada effettiva, è alveo torrentizio”, ricorda Gaetano Sciacca, ingegnere capo del genio civile di Messina. Il suo predecessore è stato condannato in via definitiva proprio perché il comportamento induceva nei cittadini l’idea che quella fosse una normale via, non una trappola mortale.

Dopo il disastro di Giampilieri l’allora ministro dei Trasporti Matteoli disse che “con le opere connesse al Ponte il disastro sarebbe stato inferiore”. Nel dicembre 2011 è stato presentato il progetto definitivo del collegamento stabile sullo Stretto. Il deposito dei materiali di scavo (un camion ogni tre minuti) lo hanno chiamato “conferimento”. Le discariche sono diventate “siti di recupero ambientale”. Gli eufemismi non cancellano le preoccupazioni. Solo nel territorio messinese, sono previsti 8 milioni di metri cubi da “conferire” in discarica. Alcune delle quali in aree di impluvio e alle foce dei torrenti. Uno dei quali è l’immancabile Annunziata.

Quando una “grande opera” ha un impatto devastante sul territorio, in genere lo Stato chiede al territorio quali opere compensative desidera per mitigare i disagi. E’ una riparazione del danno. Quelle del Ponte sullo Stretto sono tra le più corpose. Il Comune di Messina ha richiesto tra queste proprio la copertura dei torrenti Annunziata e Pace. I killer del ’98. “Se siamo tutti d’accordo che le coperture dei torrenti sono tra le cause del dissesto del territorio, perché proseguire ancora su questa strada?”, chiede Sciacca.

Fatalità

Per alcuni le alluvioni del Sud sono il frutto dell’abusivismo. Al Nord tragiche fatalità. Una lettura semplicistica. Il Paese è unito dalla devastazione, come dimostra il parallelo Genova – Messina (espansione edilizia oltre ogni limite sulla striscia sottile delle colline) o l’esempio la Pedemontana veneta da costruire in un territorio ad alto rischio idrogeologico. Proprio in Sicilia c’è chi prova a invertire la rotta. All’interno degli uffici pubblici. Sciacca ci racconta di aver ordinato demolizioni di costruzioni abusive con il consenso della gente. Di un’intera area sequestrata dalla magistratura per mancanza di requisiti di sicurezza. Di lavori pubblici per la messa in sicurezza del territorio – 21 cantieri nella zona di Giampilieri – frenati dalla cronica mancanza di fondi.

Prima del 2007 gli esperti spiegavano che ci stavamo avviando alla siccità, alla desertificazione. Gli studiosi si sono ravveduti, adesso parlano di serial killer o bombe d’acqua. Si tratta di notevoli quantità di acqua scaricate in determinate porzioni di territorio. Spesso molto ristrette e fortemente urbanizzate. Lo stesso è avvenuto il 22 novembre 2011 a Saponara, con 3 morti. Che si aggiungono ai 37 morti di Giampilieri. E 40 morti nella sola provincia di Messina è una cifra che fa riflettere.

Soldi

Dopo la neve di Roma (febbraio 2012), mentre la capitale rimaneva paralizzata per un evento ampiamente previsto, l’Italia si accorgeva del cambiamento della Protezione civile. I siciliani lo avevano capito già durante le alluvioni del precedente autunno. Il sindaco Alemanno rimpiangeva l’era Bertolaso. Ma è giusto ritornare a quel modello? Il deputato radicale Elisabetta Zamparutti ricorda la storica battaglia per il “geologo di quartiere” del Partito Radicale e le iniziative in corso alla Camera dei Deputati. La Rete No Ponte da due anni chiede che “i soldi delle grandi opere vadano alla messa in sicurezza del territorio”.

L’89% dei comuni italiani è a rischio idrogeologico. Oltre 6 milioni di persone vivono in situazione di pericolo. Il piano triennale delle opere pubbliche previsto da Berlusconi ha previsto appena 2,62 miliardi di euro per il territorio, la previsione e la prevenzione. Di fronte ai morti di Giampilieri, Bertolaso ammise: servono 25 miliardi di euro per tutta Italia. Per il Ministero dell’Ambiente sono 40. Sembrano cifre al di sopra delle possibilità di un paese in crisi. Ma quanto costano le emergenze? E, in generale, quanto ha speso la Protezione Civile nell’era dei grandi eventi e della “shock economy”? Ecco un calcolo approssimativo(*):

  • G8 Maddalena (trasferito a l’Aquila): 280-300 milioni di euro

  • Mondiali di nuoto Roma 2009 (grande evento): circa 400 milioni di euro

  • Emergenza traffico a Roma: 93 milioni in spesa corrente; 1,7 miliardi in conto capitale

  • Emergenza traffico a Napoli: 263 milioni

  • Costo progetto C.A.S.E (new town): 710 milioni di euro

  • Costo progetto M.A.P (moduli abitati provvisori): 78 milioni di euro

  • Stanziamenti per l’Abruzzo sottratti ai Fondi FAS (intenzioni di spesa): da 2 a 4 miliardi dal 2009 al 2032

  • Superamento della situazione di grave pericolo nelle aree archeologiche di Roma e Ostia antica (marzo 2009), 21 milioni di euro

  • Grande evento “Agorà dei giovani italiani” (pellegrinaggio a Loreto): 2 milioni di euro

  • Grande evento “Congresso eucaristico di Bari”: 3 milioni di euro

  • Tangenziale Briantea-Varesina (Grande evento “Mondiali di ciclismo 2008”): 7 milioni di euro

  • Grande evento “America’s Cup” di Trapani: 62 milioni di euro

  • Attività di studio della Protezione civile (anno 2009): 35 milioni di euro

  • Bilancio ordinario del Dipartimento di Protezione Civile (annuo, era Bertolaso): 1 miliardo e mezzo di euro

  • Spese di ammortamento di mutui contratti con le Regioni per eventi calamitosi (annuo, era Bertolaso): 1,1 miliardi di euro

  • Ordinanze di emergenza (2001-2006): 1 miliardo 489 milioni di euro.

(*) Dati tratti dal libro “Potere assoluto” di Manuele Bonaccorsi, Edizioni Alegre, Roma 2009.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.