Nei casolari abbandonati di Boreano, nelle campagne del comune di Venosa, in Basilicata, trovano alloggio ogni estate centinaia di lavoratori provenienti dall`Africa occidentale. Nell`agosto 2011 hanno girato un videoclip. Il rap rabbioso racconta l`emigrazione dall`Africa, il colonialismo, la delusione successiva all`arrivo in Europa, lo sfruttamento nei campi, il razzismo, la voglia di riscatto.

     

“I poveri, i migranti e i lavoratori precari sono spesso considerati degli esclusi. In realtà, nonostante siano dei lavoratori subordinati, sono completamente all`interno dei ritmi globali della produzione biopolitica. Le statistiche economiche possono continuare a presentare le condizioni della povertà in termini negativi, ma non possono fare altrettanto con le forme di vita, i linguaggi e i movimenti e la capacità di innovazione generati dalla povertà”.

Hardt – Negri, Comune. Oltre il privato e il pubblico

Un videoclip girato nell`agosto 2011 a Boreano (PZ). Nei casolari abbandonati di Boreano, nelle campagne del comune di Venosa, in Basilicata, trovano alloggio ogni estate centinaia di lavoratori provenienti dall`Africa occidentale, che giungono qui alla ricerca di qualche giornata di lavoro nella zona, soprattutto come braccianti nella raccolta del pomodoro. Vengono assunti soltanto attraverso caporali e sono pagati a cottimo e spesso in nero.
Il videoclip è il frutto dell`incontro tra alcuni ragazzi originari del Burkina Faso, che si trovavano più o meno casualmente a Boreano per lavorare in agricoltura, e alcuni artisti, videomaker e ricercatori sociali venosini.

Autore del testo e protagonista del clip è Daise B, studente di scuola superiore in una cittadina dell`Emilia Romagna e giovane autore di testi hip hop. La drammatica situazione in cui i braccianti stagionali africani vivono e lavorano a Boreano è stata denunciata più volte. In questo videoclip forse per la prima volta a raccontare Boreano è, con la sola mediazione del montaggio, uno di quei lavoratori. Le sue parole ci narrano l`emigrazione dall`Africa, il colonialismo, la delusione successiva all`arrivo in Europa, lo sfruttamento, il razzismo, la voglia di riscatto.

Testo: Daisie B
Musica, arrangiamento, registrazione e missaggio: Sergio Dileo

Il Video è stato realizzato da

Giuseppe Bellasalma
Maria Concetta Capezio
Tiziano Doria
Donato Frangione
Vito Frangione
Benedetto Guadagno
Mimmo Perrotta
Rossella Reggente

Trad. It
La-Bas

Ho preso il mio visto per l`Europa
I miei amici al paese credevano che andavo verso la porta della fortuna,
No, non esistono i milioni,
Io sognavo delle belle ragazze,
di fare i soldi,
per bruciare la miseria
ho seppellito la mia penna e il mio foglio bianco
e ho detto vaffanculo a questo prof,
mi sono pulito il culo con la scuola
non pensavo al mio compito di matematica sul banco
sognavo di andare laggiù
La storia mi ha insegnato la sofferenza dei miei antenati durante la tratta negriera,
dopo la schiavitù questi oppressori sono tornati come colonizzatori,
hanno colonizzato, hanno sfruttato, hanno indebitato, hanno messo in ritardo
e per questo oggi l`africano per il suo colore soffre in Europa
Io sono la prova
Mamma, guarda come soffro,
mi trovo oggi in Italia in una città che si chiama Boreano 2
sto raccogliendo pomodori in un campo di pomodori
e mi pagano 4 euro a cassone e questo cassone pesa 300 kg
e questi guadagnano e a me non porta niente
Io sogno

io sognavo di andare laggiù
là dove il sole non brilla
là dove il male non esiste

E questi stronzi mi hanno fatto sognare il loro continente
Quando ero piccolo vedevo l`Europa come il paradiso sulla terra
Sempre gli occhi puntati al cielo e ogni volta che vedevo un aereo
Mio padre mi aveva avvertito, figlio, non è il paradiso, ma tutte queste belle immagini che vedevo alla tv, mi hanno fatto perdere la ragione ed eccomi con un visto,
purtroppo vieni a vedere in Boreano 2 come vivo, tutto sporco, lavoro in campo di pomodoro, i capi mi approfittano,
e questa non è vita, ti dico amico, non devi mai sognare l`Italia,
il visto che ho preso, se avessi saputo, l`avrei bruciato in Marocco,
ti assicuro non ne posso più di questa vita,
non amo questa vita,
vivo e tutti mi dicono perché così,

il bianco non mi considera e però la mia pelle è la prima pelle sulla terra
ti dico, amico, non bisogna credere a questi bianchi,
sono gente falsa, negro

io sognavo di andare laggiù
là dove il sole non brilla
là dove il male non esiste
là dove dicono che la sofferenza è morta

Ignorante non mi giudicare da lontano
Avvicinati a me e parlami del tuo problema e io ti spiegherò il mio
Tu sei bianco, mi giudichi dal tuo punto di vista, tu mi giudichi nel tuo modo,
io sono bianco io sono nero, non è importante,
io ti dico quello che devo dirti,
io ti dico quello che penso
io ti dico quello che il mio cuore mi dice di dirti
io sono nero, tu sei bianco, non c`è problema
ma per favore non giudicarmi dalla tua parte,
vieni, spiegami il tuo problema e io ti spiegherò il mio
così ci capiremo
tu mi vedi come un assassino
sai come ti vedo io? Come un oppressore, quindi per favore un po` di rispetto per i neri

I neri non sono degli assassini,
non sono dei disonesti
i neri sono uomini come voi
che respirano come voi
voi avete una vita
anche loro hanno una vita
la pelle bianca e la pelle nera, è uguale
viviamo nello stesso mondo il pianeta terra…

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.