Cosa accade quando una impresa viene sequestrata alle mafie? Spesso non riapre più i battenti e a pagarne il prezzo più alto sono i dipendenti che restano senza lavoro. Le poche imprese confiscate definitivamente hanno enormi difficoltà a essere restituite al territorio. Per questo la Fillea Cgil lancia una raccolta di firme per il recupero produttivo delle imprese sottratte alle mafie e la tutela dei lavoratori.

     

Scritto da Fillea CGIL

Sono passati trent’anni dall’introduzione nella legislazione italiana del reato di associazione mafiosa e il sequestro dei beni. Quella legge, nota a tutti come la “Rognoni – La Torre”, costò la vita al dirigente del Pci Pio La Torre, trucidato insieme a Rosario Di Salvo  il 30 aprile  del 1982.
Da allora sono state sequestrate oltre 4mila aziende, quasi il 50% legate al settore delle costruzioni e dell’immobiliare.
Ma cosa accade quando una impresa viene sequestrata alle mafie? Spesso non riapre più i battenti e a pagarne il prezzo più alto sono i dipendenti di quella impresa, che restano senza lavoro. Non solo, ma quelle poche imprese che vengono bonificate e confiscate definitivamente hanno enormi difficoltà ad essere restituite al territorio e a trovare una propria identità produttiva.
Per questo la Fillea Cgil lancia una raccolta di firme, finalizzata al recupero produttivo delle imprese sottratte alle mafie e a tutelare i lavoratori coinvolti, come spiega Walter Schiavella, segretario generale della Fillea Cgil “sottrarre una impresa alla criminalità organizzata è un atto di liberazione per il sistema produttivo, che sempre più deve poter contare su imprese sane e competitive capaci di contrastare ogni tentativo di infiltrazione delle economie criminali” e per i lavoratori “che proprio quel sistema produttivo sano deve saper tutelare e proteggere, senza mai abbandonarli al ricatto dei poteri criminali o alla disperazione della perdita del lavoro”.
L’iniziativa della Fillea Cgil, che vede tra i primi firmatari l’ex procuratore capo anti mafiaPier Luigi Vigna, presidente onorario dell’Osservatorio Fillea Edilizia & legalità, chiede che l’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC) istituisca un Ufficio Attività Produttive e Sindacali “capace di coordinare le attività delle e nelle aziende sequestrate o confiscate attive, con particolare riferimento a quelle del settore delle costruzioni” ha spiegato oggi il segretario nazionale Fillea Salvatore Lo Balbo dai microfoni di Radio Articolo 1, la web radio della Cgil “e di prevedere, attraverso una delibera, l`utilizzo di queste aziende nell`ambito dei lavori di manutenzione e ristrutturazione del patrimonio immobiliare sequestrato o confiscato in tutto il territorio nazionale” che può rappresentare un “rilevante strumento di azione positiva per un’efficacia bonifica di questo tessuto economico, presente prevalentemente nei territori a forte caratterizzazione mafiosa.
”Una pagina dedicata sul sito www.filleacgil.it, assemblee, incontri, corsi di formazione per operatori del sindacato, incontri con magistrati , associazioni datoriali ed istituzioni locali, lavoratori ed operatori del settore: il calendario delle iniziative a sostegno della raccolta firme è fittissimo.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.