Il 13 gennaio comincia la campagna di azionariato per la Fondazione Teatro Valle Bene Comune: si apre una nuova scommessa. La posta in gioco è alta, provare a dar vita a un teatro fondato sui principi della partecipazione e del coinvolgimento dei lavoratori dello spettacolo, animato da relazioni vive e creative, che metta in discussione le strutture esistenti e ne crei di nuove in grado di interrogarsi continuamente e continuamente trasformarsi.

     

Scritto da Teatro Valle Occupato

Pensiamo la fondazione come un’istituzione innovativa, che non assomiglia a nessun altra, con una base larghissima e una struttura fondata sulla trasparenza e l’alternanza. La campagna è per noi una possibilità per condividere quest’esperienza di costruzione, perchè veramente tutti quelli che hanno attraversato, amato, lavorato in questo teatro possano contribuire a farlo rinascere e rivendicarne l’appartenenza. 

Per tutti noi inizia la seconda fase di lotta: dalla protesta alla proposta, dalla difesa alla fase costituente.

Il Teatro Valle Bene Comune non sarà solo nostro ma di tutti coloro che amano l`arte senza pregiudizi e egoismi. Un Teatro restituito alla città e agli artisti.


Il 13 e 14 gennaio dedichiamo due giornate all’apertura della campagna, invitiamo tutte e tutti a partecipare agli spettacoli, alle discussioni, ad aprire con noi riflessioni nuove e a inventare soluzioni inattese, a rilanciare e rischiare insieme riprendendoci il nostro futuro, la nostra immaginazione, un’altra idea di cultura.

 

Teatro Valle Occupato

 

 

*Programma della due giorni: http://www.teatrovalleoccupato.it/fondazione-teatro-valle-bene-comune-venerdi-13-e-sabato-14-gennaio-un-evento-lungo-quarantottore

Preambolo dello Statuto del Teatro Valle

Noi che in comune, dal 14 giugno del 2011, giorno successivo alla vittoria referendaria che sancisce il pieno riconoscimento dei beni comuni oltre le logiche mercantili e stataliste, occupiamo, ci riappropriamo e restituiamo apertamente e pubblicamente il Teatro Valle di Roma alla comunità,  intendiamo con il presente atto intraprendere un percorso costituente per il pieno riconoscimento giuridico del Teatro Valle di Roma come Bene Comune.

Noi abbiamo riconosciuto e fatto vivere il Teatro Valle non solo per difenderlo nell’interesse di tutti, ma anche per intraprendere un processo costituente della cultura come bene comune capace di diffondersi e contaminare ogni spazio pubblico, innescando una trasformazione profonda del modo di agire e di pensare.

Noi riconosciamo che il diritto vivo sgorga dalle lotte per l`emancipazione e l`autodeterminazione dei popoli e dei soggetti.

Noi intendiamo farci protagonisti del processo di trasformazione che in tutto il mondo travolge il diritto inteso come mera burocrazia e forma e che ha prodotto  l`emersione della categoria dei beni comuni a livello costituzionale, normativo e giurisprudenziale.

Il bene comune non è dato, si manifesta attraverso l`agire condiviso, è il frutto di relazioni sociali tra pari e fonte inesauribile di innovazioni e creatività. Il bene comune nasce dal basso e dalla partecipazione attiva e diretta della cittadinanza. Il bene comune si autorganizza per definizione e difende la propria autonomia sia dall`interesse proprietario privato sia dalle istituzioni pubbliche che governano con logiche privatistiche e autoritarie i beni pubblici.

Noi siamo idealmente collegati a tutte le altre comunità in lotta per la difesa dei beni comuni, ovunque queste si trovino. Immaginiamo, per un mondo nuovo, istituzioni nuove, partecipate, ecologiche, autorevoli, rispettose della creatività di tutti, che siano capaci finalmente di opporsi all’interesse privato e all’accumulo senza fine.

Noi sappiamo che i beni comuni costituiscono un genere giuridico nuovo, indipendente rispetto al titolo di appartenenza, direttamente legati all’attuazione di valori promessi nella Costituzione italiana nata dalla Resistenza, ma sottratti al nostro vivere comune perché continuamente traditi dalle oligarchie private e pubbliche.

Noi proclamiamo, cominciando dal Valle, che i beni comuni vanno posti fuori commercio perché  appartengono a tutti, ossia all’umanità nella sua interezza e sono radicalmente incompatibili con l`interesse privato al profitto e alla rendita. I beni comuni sono imprescindibili per l’esercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona.

Noi vogliamo dimostrare, cominciando dal Valle, che un ente pubblico che cerca di privatizzare beni comuni per profitto tradisce il proprio mandato costituzionale e per questo sol fatto li abbandona alla libera occupabilità e riappropriazione giustificata direttamente dalla Costituzione.

Noi perciò proclamiamo con il presente atto di autonomia privata che un antico ed unico spazio fisico come il Teatro Valle è a pieno titolo un bene comune. Esso è inscindibilmente collegato con la cultura, bisogno e diritto fondamentale di ogni persona, e come tale deve far parte di un ampio progetto che coinvolga i lavoratori della cultura e i cittadini tutti per il pieno riconoscimento del loro fondamentale ruolo economico, politico e culturale di resistenza nei confronti della mercificazione e dell`iimmiserimento sociale.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.