Luciano Micali non è più tra noi. Un intellettuale vero, curioso, affabile. E anche un caro amico. Così lo ricorda Roberto Calabrò. Un essere umano profondo, complesso come tutti gli esseri umani. Nella sua complessità era racchiusa anche la sua fragilità. Che è di tutti noi, uomini e donne di ogni età. Una fragilità che trova molti modi per venire fuori. Una fragilità che spesso fingiamo non ci appartenga.

     

Scritto da Roberto Calabrò

Perdere un amico è una delle esperienze più tremende che la vita ti possa riservare. Ma nessuno muore in realtà, se continua a vivere dentro di noi… Per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, e ancor di più per chi non lo ha conosciuto, voglio ricordare Luciano Micali. Che ci ha lasciati troppo presto nella notte tra domenica e lunedì. Luciano è una delle persone più belle che mi sia capitato di incontrare lungo le strade della vita.

Una persona profonda, sensibile, dotata di una grande umanità e di una generosità che raramente si incontra di questi tempi. Non solo. Luciano era un intellettuale vero, curioso, affabile. Che amava spaziare: la sua sterminata cultura cinematografica faceva il paio con la passione per la letteratura e con quella per la musica. Era anche uno scrittore, Luciano. Che stava iniziando a raccogliere i primi meritati consensi con il suo libro di racconti “Kitsch”, pubblicato lo scorso anno.

Ci eravamo conosciuti lavorando gomito a gomito all`ufficio stampa dell`Horcynus Festival e subito era scattata un’empatia: un rapporto di amicizia e di stima che andava ben oltre il mero aspetto professionale. Ironico, gioioso, puntuale e affidabile, lavorarci assieme era un piacere. Ma soprattutto era un piacere il tempo trascorso fuori dagli orari di lavoro. A pranzo, a cena, seduti a prendere un caffé o ad ammirare la bellezza dello Stretto.

Al cinema, a parlare di musica o a partecipare a un concerto. A progettare vacanze in luoghi lontani e vicini, ma sempre ricchi di storia e di fascino. C’erano tante cose che ci univano, e tante cose sulle quali avevamo visioni diverse. Ma che ci incuriosivano. E rendevano ancora più forte il nostro rapporto. Ci univa anche il legame, la complicità che si era venuta a creare con le nostre rispettive coppie. Due coppie di amici che si volevano bene e stavano bene assieme.
Un piacere semplice, schietto, sincero. Prezioso perchè raro: un feeling che si prova raramente nella vita, e con poche persone.

Luciano Micali era una persona speciale. Un essere umano profondo, complesso come tutti gli esseri umani. Nella sua complessità era racchiusa anche la sua fragilità. Che è di tutti noi, uomini e donne di ogni età. Una fragilità che trova molti modi per venire fuori. Una fragilità che spesso fingiamo non ci appartenga, che nascondiamo nella fretta e nella routine di tutti i giorni. Ma che ci rende umani. E, in quanto tali, unici e irripetibili. Arrivederci fratellone. Che la terra ti sia lieve.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.