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Barcellona, 22 novembre. Cementificazione selvaggia e poi un mare di fango

Abusivismo? Costruzioni sanate. Prevenzione? Osservazione dei disastri precedenti. La causa? Cementificazione dei torrenti. Così Barcellona Pozzo di Gotto è diventata un fiume di fango. Le vie naturali per il deflusso delle acque piovane sono ostruite da anni. Le istituzioni sono immobili. La società civile si organizza e grida: la nostra città può rinascere, ora tocca a noi. E il vittimismo non serve.

     

Scritto da Elisa Calabrò

Incuria, cementificazione selvaggia – ma sanata -, precipitazioni straordinarie e poi, un mare di fango. Cosa è successo a Barcellona Pozzo di Gotto il 22 novembre? Il torrente Longano e il torrente Idria sono quasi sempre a secco durante tutto l`anno, un rigagnolo d`acqua scorre in autunno e primavera, più forte il fluire dell`acqua durante l`inverno.

Ma mai, da trent`anni almeno, si era verificata una piena di queste proporzioni. La mattina del 22 novembre la pioggia è caduta insistentemente dalle prime ore del giorno ingrossando via via i torrenti e portando dalle montagne di Castroreale e Margi una grande quantità di terra argillosa e detriti. Il letto dei torrenti non era affatto pronto a contenere tale portata d`acqua: lavatrici, frigoriferi, tronchi d`albero ammassati, laterizi e altro materiale da discarica “ornavano” il greto dalla foce in su.

Entrambi i torrenti sono coperti d`asfalto e queste strade rappresentano due delle arterie più importanti della città. La forza dell`acqua e l`ammassarsi dei detriti hanno creato un muro di grande potenza che ha rotto gli argini in alcuni punti, ha superato la copertura inondando le strade laterali e ha distrutto un ponte di collegamento nella zona di Calderà, giusto nel punto in cui il Longano arriva a mare.

L`allerta sulla situazione idrogeologica a Barcellona Pozzo di Gotto era già alta da tempo, l`11 dicembre 2008 un`esondazione aveva travolto le case lungo il corso del torrente provocando danni enormi, la tragedia di Giampilieri e San Fratello aveva aumentato la preoccupazione in tutto il comprensorio. In molti avevano denunciato la mancanza di pulizia del greto del torrente Longano. In molti denunciano tutt`oggi la cementificazione selvaggia.

Le “saje” e le altre vie naturali per il deflusso dell`acqua piovana sono state ostruite negli anni da costruzioni private presumibilmente abusive ma poi quasi nella totalità sanate. Carente è l`azione di rimboschimento delle zone montane così come il monitoraggio dei litorali. Insomma mentre si pensava a costruire e si guardava con terrore quello che succedeva altrove, le condizioni di pericolo nel barcellonese pentavano sempre più gravi come tra l`altro era stato segnalato in un articolo del 4 novembre da Pasquale Rosania e in una relazione di poco precedente del dott. Roberto Iraci.

Oggi siamo in strada a spalare fango. In alcune vie del centro (Via Alessandro Volta, Via Mandanici, Via Tenente Genovese, Via Garibaldi) la situazione è veramente gravissima. Ad Oreto e Pozzo Perla molte persone sono rimaste isolate fino a due sere fa. La frazione di Femminamorta è stata irraggiungibile per due giorni. Via del Mare è pentata un nuovo torrente. Il fango ha invaso case, negozi, scuole e uffici. Miracolosamente non ci sono vittime. Ma la situazione è comunque gravissima.

Non si capisce allora come sia possibile che il Tribunale continui a lavorare come se nulla sia accaduto. Come non sia stato dichiarato lo stato di calamità (almeno fino a quest`ora noi non ne abbiamo ricevuto notizia). Come pochissimi mezzi (e molti dei privati) siano in azione per rimuovere fango e detriti.

I cittadini e le cittadine di Barcellona Pozzo di Gotto, insieme a tantissime persone dei comuni limitrofi, si stanno dando da fare. Auto-organizzati e fortemente determinati a rimuovere quel fango che adesso non solo metaforicamente copre la loro cittadina. Qualche tempo fa alcuni striscioni sono apparsi in città con uno slogan “Barcellona può rinascere. Ora tocca a noi!”, il riferimento era alla lotta alla mafia. Ora questo slogan è stato utilizzato per spronarsi a vicenda nelle operazioni di recupero e di pulizia. Ma i cittadini e le cittadine pretendono e meritano di avere risposte dall`Amministrazione comunale e da chi ha competenza in merito di pianificazione urbanistica e rispetto del territorio. Perché non si aspetti sempre l`emergenza per agire e tutelare il proprio territorio. Perché non sia compito degli abitanti supplire alle deficienze e alle incompetenze di chi dovrebbe farsi carico di queste problematiche.

Raccolta fondi Circolo Arci Città Futura: IBAN IT 38 E 05018 04600 000000 140686

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.