Un migrante che riceve una risposta negativa alla richiesta d`asilo (in media il 70%) vive già una situazione kafkiana. Diventa un irregolare e rischia l`accusa di ingresso irregolare nel territorio dello Stato. Oggi il ministero dell`Interno, anche attraverso la Protezione civile, decide che i denegati dovranno abbandonare subito i centri ed essere gestiti dalla polizia. La tensione nei centri è già alta.

     

Scritto da Fulvio Vassallo

Una circolare ministeriale del primo ottobre ricorda che i richiedenti asilo denegati, attualmente nei centri di accoglienza, che non presentano ricorso dovranno ricevere una espulsione e saranno “gestiti” dalle forze di polizia, dovendo lasciare immediatamente le strutture, certamente per essere trasferiti in Questura per la notifica di un provvedimento di allontanamento forzato e quindi verso un centro di detenzione amministrativa.

E sul loro capo pende anche la minaccia di un procedimento per il reato, adesso contravvenzionale, dell`art. 10 bis, per ingresso clandestino nel territorio dello Stato. Questa è una bomba. Farà scoppiare i centri di c.d. accoglienza, già in forte tensione. Non oso pensare a Mineo ed ai centri di accoglienza pugliesi, che sono i più grandi in Italia.

Prepariamoci al peggio. I ricorsi costano, gli operatori non sono informati, gli immigrati ancora meno, manca ovunque la consulenza legale, e potrà succedere di tutto, come sto già verificando sul campo. In centri di accoglienza che fino a ieri erano tranquilli, ci sono stati già, sabato scorso, tentativi di sciopero della fame e in un caso un breve sequestro (pacifico) del direttore all`interno della struttura.

 Gli operatori cominciano ad avere paura e i carabinieri girano all`interno delle strutture di accoglienza come se fossero in caserma. Venerdì scorso, nel centro di accoglienza per minori non accompagnati di Piana degli Albanesi, sono stato interrotto mentre stavo parlando con i ragazzi ed identificato, in modo molto cortese mi sono stati chiesti i documenti, come se non mi conoscessero da anni. Ho dovuto poi subire una predica sul fatto che oltre ad informare sui diritti, dovremmo informare sui doveri e sul rispetto che questi minori non portano verso nessuno. Insomma tra il consiglio e l`intimidazione, alla fine mi hanno anche chiesto il numero di telefono, “se serve”. Con questa gestione da ordine pubblico, e con queste circolari, i centri potranno veramente esplodere, sia quelli per minori che quelli dove si trovano i richiedenti asilo, denegati con percentuali di diniego che vanno dal 60 al 90 per cento.

 Anche nei centri per minori non accompagnati non si respira una gran bella aria. Per la conversione del permesso di soggiorno al compimento della maggiore età una circolare del 10 ottobre richiede che i gestori dei centri abbiano fatto preventivamente richiesta al Comitato per i minori stranieri. E se non si attivano? Quanti minori diventeranno irregolari al compimento dei 18 anni? E le questure ritardano il rilascio dei permessi di soggiorno anche per quelli che hanno ottenuto la nomina di un tutore, così anche per loro diventa più difficile restare in una condizione di regolarità.

Sono gli ultimi colpi di coda di Maroni e del suo staff. Peccato che quando va in televisione, ospite di Fabio Fazio, nessuno gli fa domande in materia di immigrazione. Occorre lanciare al più presto una campagna per una revisione generale dei criteri delle commissioni territoriali, e per ottenere  altri provvedimenti come quelli che hanno riguardato i tunisini. In fondo anche chi è stato costretto a partire dalla Libia possa rientrare tra i beneficiari di una protezione umanitaria temporanea. Occorre monitorare la situazione nelle strutture di accoglienza, perchè il monitoraggio ufficiale, quello previsto dall`OPCM del 26 luglio scorso,  procede in modo burocratico e senza alcun riscontro esterno. Speriamo che le organizzazioni che fanno capo a Praesidium (OIM, ACNUR, Save the Children e Croce Rossa) riescano a protestare sul serio senza limitarsi ai comunicati che non spostano niente, come l`ultimo sulla situazione pugliese, dove i rappresentanti di queste organizzazioni non hanno neppure la possibilità di contattare i ragazzi egiziani che vengono respinti collettivamente poche ore dopo l`arrivo.

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