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Arriva HTML 5. Una app “open source” sarà il nuovo quotidiano

E` una corsa contro il tempo. Il nuovo HTML (il linguaggio con cui sono fatti i siti web) permetterà di costruire apps senza passare da Apple o Google. I codici aperti moltiplicheranno la diffusione e le potenzialità. Il giornale cartaceo è a un passo dalla morte. Il nuovo giornale sarà una app “open” e multimediale da acquistare ogni giorno. Intanto in India è pronto il tablet a basso costo, gratis per gli studenti. E a Los Angeles i giornalisti studiano informatica.

     

Scritto da Antonello Mangano

Le specifiche saranno ufficialmente rilasciate nel 2014, ma già esistono guide e manuali. Per la prima volta le esigenze degli utenti precedono le convenzioni della comunità informatica. Serve subito un codice aperto che funzioni con i nuovi cellulari come con i “vecchi” computer. Anche quando non c’è “campo”. E senza il pedaggio imposto dalle grandi corporation. Il sogno è un formato libero per le “apps” e la fine dell’obbligo di download dai market del duopolio Google – Apple.

Grafica mutante

L’HTML è il codice con cui si scrivono le pagine web sin dalla nascita. E’ uno standard aperto (non appartiene a nessuna azienda) e viene definito dal W3C, un consorzio internazionale che periodicamente rilascia le “specifiche”, cioè il linguaggio a cui si atterranno gli sviluppatori di tutto il pianeta. Quando nacquero le prime pagine web le esigenze erano molto semplici. Ingrandire i caratteri del titolo, inserire un’immagine, colorare lo sfondo di rosso. Oggi bisogna gestire la geolocalizzazione e l’impaginazione multidispositivo.

La prima esigenza sono i contenuti adattabili: dal piccolo schermo di un telefono di nuova generazione al grande monitor di un computer da tavolo. Oggi si producono due prodotti differenti (il sito “mobile” è spesso una versione molto spartana), domani la grafica diventerà “mutante” grazie ai “fogli di stile”, le direttive che riguardano colori, caratteri, etc.. Incorporando una caratteristica dei linguaggi di programmazione, il dispositivo di visualizzazione diventa un parametro. In altre parole, se apri la pagina su smartphone allora la grafica sarà quella del foglio per smartphone, oppure sarà in grado di disporsi in orizzontale ruotando l’iPad.

Come cambia l’editoria

Tutti i programmatori chiedono pagine web di nuova concezione, che possano andare sui cellulari anche quando non si è connessi (o in condizioni di connettività discontinua) e che supportino la geolocalizzazione, cioè la funzione che indica la tua posizione sulla mappa. Così facendo le pagine web diventeranno apps, ma saranno accessibili con il browser e senza passare necessariamente dai market centralizzati come Apple Store, che impongono “dazi” sia agli informatici che agli editori che agli utenti finali.

Per il mondo editoriale si aprono nuove prospettive. La prima, non da poco, quella di non pagare balzelli alle grandi corporation. La seconda è la quella di usare un codice aperto, che favorisce gli scambi e le potenzialità. Lo dimostra il grande successo dell’open source.  La terza, creare giornali e libri di nuova concezione.

Per anni si è individuato nello schermo che “stanca l’occhio” il principale ostacolo alla diffusione del libro elettronico. E’ arrivata da tempo la tecnologia e-ink, che simula perfettamente la carta grazie all’inchiostro elettronico. Poi iPad stravolge tutto. Con Kindle color anche Amazon riconosce che lo strumento per leggere i libri elettronici è il tablet con schermo a colori vivi e multifunzione, non una tavoletta in bianco e nero dedicata solo alla lettura.

Se la partita sulla tipologia di dispositivo è chiusa, allora il libro elettronico destinato al tablet sarà qualcosa di diverso dalla semplice riproduzione su schermo del file destinato alla tipografia. Sarà probabilmente multimediale e progettato in maniera differente.

Le applicazioni per il mondo editoriale

E il giornale? Anche quello sarà destinato a rinnovarsi. E’ molto probabile che la carta stampata sparirà in tempi rapidi, i numeri sulla caduta libera delle copie vendute in edicola sono inequivocabili. Sfruttando le potenzialità dell’HTML 5 il nuovo giornale potrebbe diventare un “pacchetto” che scarichiamo ogni mattina, scalando un euro dal credito del cellulare. Potrebbe permettere una nuova esperienza nella fruizione di informazione, con tanto audiovisivo (versione per smartphone) o una preponderanza di testo (tablet). Una voce guida fuori campo potrebbe sostituire il sommario nel primo caso, una struttura a “T” potrebbe permettere l’approfondimento nel secondo.

Cos’è la “T”? Spesso le versioni iPad non sono altro che il PDF dato alla tipografia. Un file scomodissimo da leggere perché pensato con una impaginazione a colonne e non per lo “scrolling” sulla tavoletta. Quasi tutti i tentativi di superare l’impaginazione tradizionale sono stati fatti da media esteri, spesso riviste di informatica. In Italia c’è una lodevole e poco pubblicizzata eccezione, R7 di Repubblica, appunto un’app impaginata a “T”. Scrollando in orizzontale si passa all’articolo successivo (ma potrebbe essere un video o una galleria fotografica), in verticale si legge il contenuto del pezzo selezionato.

Il nuovo linguaggio permette di incorporare gli oggetti multimediali, che così potranno essere utilizzati anche off line (adesso sono spesso un link a YouTube) e senza la tecnologia Flash o Silverlight (usata dalla Rai), proprietà di Adobe e Microsoft e dunque sottoposta a licenza a pagamento.

Se arriva il cielo indiano

Il tablet è ancora associato a un bene di lusso che pochi possiedono e che non è destinato a larga diffusione. Ma non è così in tutto il mondo. Il governo indiano ha annunciato che fornirà ai suoi studenti un tablet che comunque nei negozi costerà circa 45 dollari. Aakash (che vuol dire cielo) non è cool come l’iPad e non raggiunge le sue prestazioni, ma è comunque un ottimo dispositivo basato su Android e fa il suo dovere se dovete studiare o leggere il giornale (ma anche vedere film in HD).

In Italia Olipad, il tablet di Olivetti, prova a riportare l’Italia all’avanguardia dell’innovazione, quando gli “Steve Jobs” abitavano a Ivrea. Ma probabilmente, oltre che dalla Silicon Valley, le novità arriveranno da luoghi meno consueti. Way-C è il primo tablet completamente africano. Lo producono nel Congo Brazzaville e costa 200 dollari.

Tecnici e artisti

Uno dei poli di ricerca più avanzati su giornalismo e nuove tecnologie è la USC (University of Southern California) di Los Angeles. Qui Gabriel Kahn (già corrispondente del Wall Street Journal dall’Italia) conduce un laboratorio in cui gli aspiranti giornalisti studiano linguaggi di programmazione.

Anne Balsamo alla USC insegna comunicazione. Ha appena pubblicato un libro intitolato “Designing Culture – The Technological Imagination at Work”. “La creazione di nuove tecnologie implica nuove opportunità culturali”, scrive. Il programmatore e il giornalista saranno ancora due figure professionali distinte? No, la nuova figura sarà il “designer della cultura”. Chi costruisce tecnologia dovrà essere coinvolto nel processo di produzione culturale. Oggi chi immagina un nuovo e-Book per iPad non parla con chi lo scriverà. I giornalisti si sono trovati ad usare i blog, ma chi li ha progettati non ha discusso con loro. “Hack the present”, conclude Balsamo. Una indicazione alla Steve Jobs. Come tradurlo in italiano? “Fai a pezzi il presente” può rendere l’idea.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.