Parla il dottor Ferdinando Laghi: `Dai dati in nostro possesso, è indiscutibile che Fenice ha immesso nell`ambiente sostanze che provocano il cancro nell`uomo`. Indispensabile la bonifica. I metalli immessi nella falda acquifera (nichel, cadmio, cromo) sono pericolosi. Intanto EDF continua a monitorare la qualità dell`aria a Messina, nell`ambito del contratto di monitore ambientale del Ponte sullo Stretto.

     

Scritto da Raffaella Cosentino

Pubblicato su Repubblica.it

Abbiamo chiesto un parere sui valori alterati dei pozzi di emungimento di Fenice a Ferdinando Laghi, esperto dell`impatto sulla salute dell`incenerimento dei rifiuti. Il dottor Laghi è nell`albo dell`associazione Medici per l`Ambiente ISDE – Italia (che fa parte dell`associazione scientifica internazionale riconosciuta dall`OMS) e direttore dell`Unità Operativa Complessa di Medicina Interna dell`ospedale di Castrovillari (Cs). 

I dati disponibili sull`inceneritore Fenice indicano una contaminazione delle falde acquifere da sostanze cancerogene? 
“I rilievi dal 2002 al 2011 mettono in evidenza un inquinamento delle acque da parte di metalli pesanti noti come cancerogeni certi. Ci sono diossine, sostanze di vario tipo al di sopra della norma nei pozzi per monitoraggio delle acque di falda. Nichel, cadmio, cromo e altri sono classificati come cancerogeni dalla Iarc (Agenzia internazionale di ricerca sul cancro)  di Lione che è quella di riferimento per l`Organizzazione mondiale della sanità. Per le sostanze tossiche il limite di legge è una mediazione, non c`è un limite al di sotto del quale una sostanza pericolosa è innocua e subito dopo diventa nociva”.

Che tipo di patologie possono provocare?
“Tumori a tutti gli organi e apparati, il cancro del polmone, del fegato, malattie ematologiche come i linfomi, tumori gastrici, dell`apparato respiratorio.  Le patologie da metalli pesanti non sono limitate a un solo organo”.

Ma esiste una correlazione certa e dimostrabile?
“Se il registro tumori non è aggiornato, si può fare una ricerca di cluster di certi tipi di patologie per vedere se c`è una concentrazione eccessiva in quel territorio rispetto alla media nazionale. E` indiscutibile che i dati a nostra disposizione indicano che Fenice ha immesso in ambiente delle sostanze cancerogene certe per l`uomo.

Si può analizzare quante persone si saranno ammalate in più rispetto alle medie nazionali, ma siccome le fonti di inquinamento sono molteplici, sarà impossibile sapere su 10 persone ammalate di un tumore polmonare qual è la quota su cui è intervenuta Fenice. Però l`inceneritore Fenice è una fonte certa di inquinamento, quindi la prima cosa da fare è bloccare questa fonte. Questi impianti sono molto costosi per la manutenzione. Non mi fiderei dell`autocertificazione dell`azienda, servirebbe una commissione apposita e indipendente che verifichi l`intero processo produttivo, in primis per quelli che lavorano nell`impianto”. 

La società smentisce l`inquinamento della catena alimentare, si può esserne certi?

Le diossine che sono composti gassosi entrano nel nostro organismo soltanto al 10 per cento per via inalatoria, il 90% per via alimentare, sono liposolubili e si sciolgono nei grassi. Se le acque vengono inquinate, l`acqua ha dei percorsi imprevedibili, ecco come l`inquinamento in un sito può avere ricaduta negativa di salute in ambiti territoriali o di popolazione imprevedibili.

La Regione è pronta a dare l`autorizzazione integrata ambientale all`impianto. I cittadini che ne chiedono la chiusura esagerano?
“Se esiste una situazione di inquinamento in itinere non si può dire `però l`inquinamento è in riduzione`, qui non parliamo di percezione del rischio da parte della popolazione. Parliamo di rilievi oggettivi di sostanze cancerogene al di sopra dei livelli soglia che sono estremamente preoccupanti. Bonificare le falde sotterranee non si fa dall`oggi al domani. La concessione dell`Aia forse dovrebbe essere subordinata all`arresto del funzionamento di Fenice alla bonifica e alla verifica. Il comportamento degli enti di controllo è stato deludente, confuso e sciatto ma anche contraddittorio.

Come si fa a delegare la bonifica a chi ha inquinato fino a oggi, chiedendo poi controlli ex post? È del tutto evidente che questo tipo di approccio non possa bastare dopo 10 anni. Purtroppo le patologie innescate da questo tipo di inquinamento si sviluppano anche fra dieci, venti, trent`anni. Ecco perché come Isde contestiamo che i rifiuti solidi urbani debbano essere inceneriti. Riteniamo che dell`incenerimento si possa sempre fare a meno, ma in particolare va tenuto conto della densità abitativa.

Una realtà come quella lucana ha una densità di 50  –  60 abitanti per chilometro quadrato, la provincia di Napoli 2600 per chilometro quadrato e la città di Napoli di oltre 8000 per chilometro quadrato. Incenerire, dover concentrare una massa enorme di rifiuti in un ambito di densità così bassa è concettualmente una sciocchezza, è pratica dannosa e inutile.  

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