E` uno dei più grandi paradossi del Ponte. Il monitore ambientale è accusato di inquinare le falde acquifere della Basilicata. Sullo Stretto si occupa dello studio di impatto ambientale (prima, durante e dopo) di un`opera devastante. Denaro speso non soltanto per studiare l`impatto dei cantieri, ma anche conigli, pipistrelli, macroinvertebrai e rumore subacqueo. Una ideologia che non tiene conto della fragilità complessiva del territorio.

     

Scritto da Antonello Mangano

MESSINA – Nel silenzio generale, proseguono gli studi di impatto ambientale legati al progetto del Ponte. Un’altra importante voce di spesa. L’appalto (da 29 milioni di euro) è stato vinto da un raggruppamento temporaneo che vede come mandataria EDF Fenice (filiale italiana del gruppo Electricité de France), azienda accusata di inquinare le falde acquifere in Basilicata, e come partecipanti Agriconsulting, Gfk Eurisko, Theolab e la cooperativa calabrese Nautilus. Il “monitore” dovrà “fotografare lo stato dell’arte ambientale” prima, durante e dopo la costruzione dell’opera, in un’area molto più vasta di quella del cantiere.

Tra le attività previste c’è lo studio dell’ecosistema marino, in particolare saranno presi in considerazione i macroinvertebrati bentonici e l’analisi del rumore subacqueo. L’ambiente terrestre non sfuggirà alle rilevazioni, con il monitoraggio dei chirotteri (i pipistrelli) e quello di specie di “particolare valore naturalistico”, ad esempio la lepre italica e il coniglio. Il programma cita spesso le ZPS (zone a protezione speciale) che coincidono o sono vicino alle aree dei lavori, ma dimentica le denunce degli ambientalisti sull’assoluta incompatibilità tra megaopera e aree naturalistiche.

Guido Signorino – economista dell`Università di Messina – ribadisce che si tratta di un modello sbagliato. E ne propone uno alternativo basato su tre parole in dialetto: stoccu, sciroccu e malanova. Il primo fa riferimento alla produzione di risorse che possono essere locali o esterne e rielaborate in loco (lo stocco è il merluzzo norvegese essiccato). Il vento di scirocco (quello caldo che soffia dall’Africa) sono le risorse naturali e le peculiarità della posizione geografica. La malanova (letteralmente “cattiva notizia”) indica la consapevolezza della fragilità del territorio.

A questo argomento sono state dedicate due opere presentate al recente festival di Venezia. Un film collettivo sul terremoto del 1908 (“Scossa”) e un documentario (“Caldo grigio, caldo nero”) sull’alluvione del 2009, quando morirono 37 persone dopo poche ore di pioggia. Una tragedia annunciata, si disse subito dopo. Mai più. Anche in questi giorni la città piange, ma per la mancata colata di cemento prevista dalle “opere compensative” che sembrano sfumate.

 

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.