Il meccanismo di scambio tra devastazione del territorio e flussi di denaro è stato sepolto dall’incedere della crisi economica e dall’esplosione della bolla del debito pubblico. E` una logica sbagliata, ma anche ormai impraticabile. Il fallimento dell`incontro tra delegazione del consiglio comunale di Messina e Ciucci ne è la prova definitiva.

     

Scritto da Luigi Sturniolo

Niente di niente di niente. Questo è quanto ottenuto, e non poteva essere diversamente, dalla rappresentanza messinese, nell’incontro romano con Ciucci e la Stretto di Messina Spa. Certo, si cercherà di giocare sulle sfumature, qualche verbo messo al futuro e qualche promessa verranno usati come gancio cui attaccarsi per giustificare ancora una speranza di risarcimento per una città che verrà sventrata da contractor venuti da lontano a far cassa da noi.

Negli incontri che abbiamo avuto nei giorni scorsi, come Rete No Ponte, con il vice-sindaco Mondello, il presidente del Consiglio comunale Previti e il presidente della Commissione Ponte Barbalace abbiamo cercato di rendere evidente quanto già dichiarato, scritto e annunciato pubblicamente dai “pensatori” della politica delle grandi opere in Italia: il tempo delle strategie della compensazione è finito. Quel meccanismo che si traduceva in una sorta di scambio tra devastazione del territorio e flussi di denaro che servivano a risarcire il territorio è stato sepolto dall’incedere della crisi economica e dall’esplosione della bolla del debito pubblico.

La clausola della riduzione al 2% delle opere collaterali inserita da Tremonti nel Decreto Sviluppo non è una cifra colata casualmente dalla penna del Ministro dell’Economia. E’ parte di uno rapporto redatto da una serie di centri studi che stanno scrivendo la legge che sostituirà la Legge Obiettivo (la legge che regola la costruzione delle grandi infrastrutture in Italia) e che ha come fulcro la riduzione dei costi e l’ideazione di un complesso di iniziative finalizzate a rendere ancora finanziabili le opere. Altro che risarcimenti per i territori. Insomma, l’abbiamo detto con le buone maniere che ci contraddistinguono ma con decisione: la rappresentanza politica messinese sta puntando su un cavallo ormai morto.

D’altronde tutto questo parlare di opere compensative mette in evidenza ciò che noi da sempre abbiamo sostenuto e cioè che il Ponte è un disastro per i  nostri territori. Se fosse vantaggioso, come per tanto tempo è stato detto, che bisogno ci sarebbe di opere compensative? Sarebbero sufficienti le fantasmagoriche ricadute occupazionali che tanto vengono sbandierate e ci risarcirebbe la rinascita economica di cui il Ponte sarebbe volano.

La “Legge Obiettivo” è stata una pietra miliare dell’attacco alla partecipazione democratica in Italia. L’esautoramento di qualsiasi ruolo attivo delle amministrazioni locali è stato uno dei passaggi attraverso i quali si è realizzata quella verticalizzazione delle scelte che ha sempre più allontanato i cittadini dalla possibilità di partecipare alla formazione delle decisioni sui propri territori e sulle proprie vite. La Legge che la sostituirà accentuerà ancora di più questi aspetti.

Se oggi sono i Comuni a non poter mettere parola, ad esempio, sui siti dove un’opera verrà realizzata, domani, probabilmente, non potranno farlo neanche le Regioni. E’ tempo di alzare la testa. E’ tempo di abbandonare questa triste accettazione della marginalizzazione come destino divino. E’ tempo di riprendere in mano, politicamente, il destino dei nostri territori. In questo, persino le attuali rappresentanze politiche locali hanno una chance.

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