Possiamo lasciare la porta aperta, dicono i turisti lombardi. L`isola è sicura, non si vede neanche un immigrato. Infatti sono rinchiusi in luoghi sperduti, isolati da tutto e tutti. Solo i ragazzi di Askavusa tengono viva la memoria dei naufragi e fanno proposte politiche come il corridoio umanitario che permetta ai profughi delle guerre di arrivare in maniera sicura.

     

Scritto da Antonello Mangano

LAMPEDUSA (AG) – “Questo è vero giornalismo”. Al Caffé del Porto hanno ritagliato un’intera pagina della “Gazzetta di Parma”, hanno aggiunto il commento col pennarello e l’hanno incollata alla vetrata. “Tranquillità e ordine, immigrati invisibili”, racconta la giornalista emiliana. Un messaggio ai turisti del Nord. Quest’isola è un paradiso, non incontrerete neanche un tunisino, ma “Infradito e profumi africani”, come titola il giornale.

I turisti milanesi confermano. Tramonti infuocati con le palme in controluce, cene a base di cous cous, dammusi con le cupolette e vento caldo. Siamo alla stessa latitudine di Kairouan, Tunisi e Algeri sono molto più a nord. “A chisti ci piace l’Africa ma senza l’africani”, commenta una volontaria. “Dormiamo la sera con le finestre e la porta di casa aperte” – racconta una coppia di Monza al giornale di Parma. “L’isola è sicura come nessun altro luogo. Siamo qui da 10 giorni e dai telegiornali abbiamo appreso che sono sbarcati 2000 immigrati, noi non abbiamo visto nulla, nemmeno un clandestino, niente. Questo è il vero scoop”.

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Infatti. Per non infastidire i turisti lombardi, i migranti vengono immediatamente caricati sui pullman e portati a Contrada Imbriacola, in fondo a una vallata a metà tra Matera e l`inferno dantesco. Invisibili, se non arrampicandosi da una strada secondaria e provando a scorgerli dall’alto. I minori non accompagnati, invece, vengono portati all’estremo opposto dell’isola, nell’ex base Nato chiamata Loran, un posto sperduto circondato dal filo spinato e affiancato da un curioso cimitero di barche. Anche Ben Alì faceva in questo modo. Il suo era fascismo turistico. La polizia ripuliva le strade da scocciatori e oppositori e i turisti potevano godersi il viaggio.

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I cani di Lampedusa possono fare il bagno. In un altro posto li chiameresti randagi, qui sono semplicemente liberi. Vagano senza padrone, dormono e la sera vanno in spiaggia quando è sgombra di turisti. Nessuno li disturba e loro non disturbano nessuno. Ai cani è concesso quello che a un ragazzo africano è negato. Non può fare una passeggiata e un tuffo in una cala dall’acqua cristallina. Altrimenti la coppia di Monza avrà paura e non lascerà la porta aperta, come quando c’era il duce.

All’isola dei conigli, riserva naturale, un cartello avverte che è vietato arrampicarsi perché il calpestio dell’uomo potrebbe disturbare la lucertola algerina, rara specie africana che non si trova da nessuna parte in Europa. Se invece di un rettile arriva qui un essere umano algerino, non viene protetto ma caricato su un mezzo militare e riportato nel vallone dantesco del centro di “accoglienza”.

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Girando l`angolo da via Roma si vede Peppino Impastato. Il suo volto è stato dipinto sulla facciata della sede dell’associazione Askavusa. Un gruppo di ragazzi che ha avviato la campagna “Io vado a Lampedusa” per un turismo responsabile che valorizzi l’isola senza criminalizzare i migranti. Ha protestato con intelligenza contro il reality montato su dalle televisioni. Ha proposto il corridoio umanitario per i profughi che provengono dall’inferno libico, che invece oggi arrivano rischiando di morire tra le onde. Infine, nei suoi locali, ha raccolto brandelli di memoria in un contesto che preferisce dimenticare e cancellare: scarpe e quaderni, pagine del Corano e teiere. Piccoli oggetti recuperati dalle barche e testimoni muti della grande migrazione del Mediterraneo. Un giorno finiranno nei libri di storia e con loro anche i ragazzi di Askavusa, unici testimoni memori nella sciocca spensieratezza vacanziera.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.