L`isola di Lampedusa, più che un posto reale, è diventato un luogo dell`immaginario. La realtà è completamente diversa. Adesso è un paradiso per turisti dove i drammi dell`immigrazione sono accuratamente isolati e nascosti. Solo il cimitero delle barche al porto ricorda i morti in mare. E` protetto dai soldati. Come tutto il territorio, ultramilitarizzato.

     

Scritto da Antonello Mangano

LAMPEDUSA (AG) – L’isola è stata invasa. Orde di turisti milanesi hanno letteralmente occupato il corso Roma e i tavolini dei bar. Nel vicolo adiacente, la serata si anima. Uno spiazzo è stato trasformato in balera “romagnola” per intrattenere i più anziani. A pochi passi, i giovani alternativi prenotano le escursioni di avvistamento dei delfini. Le famiglie lombarde scoprono l’happy hour di pesce. Mangi quanto vuoi a prezzi stracciati, pescato fresco cucinato in tutti i modi possibili. Arrivano i primi problemi. Le scorte di patatine da aperitivo saranno sufficienti? Le navi che approvvigionano l’isola praticamente di tutto saranno in grado di portare ogni mattina la crema di pistacchio per i cornetti?

A luglio sono arrivati in pochi. I turisti, ci spiegano, sono stati bloccati dai prezzi dei voli e non dalla paura di incontrare somali o tunisini vaganti per le strade. Il mese successivo, invece, è arrivato il tutto esaurito.

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Gli inviati a Lampedusa – adesso sono pochissimi nonostante 5000 migranti in 20 giorni – fanno credere di andare in guerra. L`isola che scoppia, la terra dell`emergenza, il luogo dei drammi e della disperazione. Invece ad agosto ti sorprende un’isola turistica, strapiena, trasformata rispetto all’immaginario televisivo che racconta di clandestini e abitanti preoccupati per le sorti turistiche. “Non vi preoccupate, neanche si vedono. Appena arrivano li prendono e subito li portano via”. La signora che ci affitta un curatissimo appartamentino nei pressi della spiaggia della Guitgia precisa subito che i migranti non interferiscono con la vita turistica. D’inverno, era un’altra storia. Giravano per il paese, confortati dalla generosità dei lampedusani. “Gli abbiamo dato tutto quello che potevamo, anche le coperte”, dice la signora.

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Le chiamano “carrette del mare”. Sono i barconi sequestrati da Guardia Costiera e Finanza. Li hanno ammassati nella zona del porto. A prima vista, sembrano tutt’altro che carrette ma barconi in buono stato. Anche se ora sono solo corpi di reato, protetti da una scorta di soldati. Una donna e due uomini con una camionetta proteggono la massa di legno, motori, dolore, ricordi e scritte in arabo sulle fiancate. “E` più una questione formale che altro”, ci dicono i soldati di guardia. L’isola è ultra militarizzata. Ogni cinque minuti passa una vettura dei carabinieri, una camionetta della polizia, un veicolo della Guardia di Finanza. Al bar del porto, la colazione con le paste alla ricotta è contesa – oltre che dai corpi armati – dai volontari della Croce Rossa e da quelli dell’Ordine di Malta. Dai vigili del fuoco e dai turisti dalle spalle scottate dal sole,  pronti a iniziare una giornata di mare ed escursioni.

(1 – Continua)

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.