Ciccio Svelo era un avvocato (era anche il legale della famiglia Nisticò) , un conduttore radiofonico, un attivista e un agitatore culturale. Appassionato di musica, era impegnato nel movimento contro il Ponte e in quello a favore dei migranti. E` morto di infarto a quarantotto anni. Il ricordo di un amico che è anche uno spaccato di un pezzo di Sud curioso, attivo, inquieto. Molto lontano dai luoghi comuni.

     

Scritto da Roberto Calabrò

La notizia è giunta improvvisa ieri sera e mi ha colpito come un pugno allo stomaco: è morto Ciccio Svelo. Avvocato, conduttore radiofonico e agitatore culturale, Ciccio Svelo era molto conosciuto a Reggio Calabria. Ci conoscevamo da oltre 20 anni e anche se da molto i nostri percorsi umani e professionali ci avevano allontanati c`era stato un tempo nelle nostre vite in cui eravamo grandi amici.

Io avevo poco meno di 20 anni, lui 26/27. Trasmetteva a Radio Touring 104 e io ero tra gli avidi ascoltatori del suo programma “Frontiere”. Ciccio Svelo è stato importante negli anni della mia formazione musicale. Era un conduttore radiofonico appassionato e preciso, ogni trasmissione era preparata con cura e dedizione. Ricordo le telefonate quotidiane, ogni pomeriggio alle 14 (puntuali), per parlare di musica, delle nuove uscite, delle etichette indipendenti, dei nuovi promo che ci erano arrivati (a lui per la radio, a me per “Urlo” e per le svariate fanzine per le quali scrivevo all`epoca), della scaletta del programma che stava preparando. Idee, consigli, suggerimenti, opinioni.

In quegli anni di formazione, Ciccio è stato per me una guida. Una sorta di Virgilio che mi ha condotto nell`universo della radiofonia indipendente che a Reggio Calabria, a cavallo tra la fine degli anni 80 e i primi 90, aveva un solo nome: I Sotterranei. Il palinsesto notturno di Radio Touring da fare invidia, per varietà e qualità dei programmi, a Radio Rai. Un gruppo di persone che per un periodo breve ma intenso decise anche di cimentarsi nell`organizzazione di concerti underground in città.

Devo a loro, ai “Sotterranei” (e a Ciccio in particolare), la mia “affiliazione” al mondo della radio e la frequentazione degli ambienti underground. Ricordo i concerti degli Overlord di Roma (con gli Stoned di Polistena come gruppo spalla), dei Views di Brescia e, più avanti, degli Uzeda. E ancora quelli a cui non partecipai: i Wilderness Underground, gli Sleeping Dogs Wake…

Fui tra i pochi amici eletti a partecipare al suo matrimonio, la cui rottura – qualche anno dopo – lo portò ad un periodo di isolamento, quasi da eremita. Da allora entrare “in contatto” con lui mi è sempre stato difficile. Anche in anni recenti, in cui era impegnato in mille battaglie (dal movimento No Ponte alla difesa dei migranti) e nuovi progetti radiofonici sul web, ci vedevamo poco e parlavamo ancora di meno. Ma Ciccio rimane una delle persone con cui ho condiviso una parte importante della Strada… E lo voglio ricordare con affetto, sperando che la terra o le acque dello Stretto che tanto amava lo accolgano con un sorriso. Adiòs amigo!

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.