Il giudice Imposimato disse che i cantieri TAV sono come quelli della Salerno – Reggio Calabria: “Una fonte permanente di finanziamento illecito per la mafia, i partiti, le imprese”. Per difendere questo pozzo senza fondo la polizia di Maroni ha assalito i manifestanti indifesi, che semplicemente chiedono che la loro valle non faccia la fine del Mugello devastato o della Campania consegnata al malaffare.

     

Scritto da Claudio Metallo

Di nuovo. E` successo di nuovo. Dopo l`aggressione vigliacca del presidio di Venaus del 2005, questa mattina la polizia del ministro Maroni ha deciso di attaccare il presidio No TAV che si opponeva all`inizio dei lavori della linea ad Alta velocità Torino-Lione. Circa duemila poliziotti sono entrati nella zona del presidio.

Maroni, a parole, è dalla parte del popolo padano che nel progetto malato della Lega comprenderebbe anche il Piemonte e la Val di Susa, nei fatti fa pestare la `sua` gente. Preferisce mandargli la polizia. E il “padroni a casa nostra” che fine ha fatto? Ricordiamo che anche il governatore della regione Piemonte – Roberto Cota – è un collega del ministro della guerra (agli ultimi) Maroni. E` ovvio che con la Bresso non sarebbe cambiato nulla, ma quanto meno l`ex governatore del centrosinistra non grida con la bava alla bocca gli slogan leghisti.

I poliziotti hanno attaccato su tre fronti, tagliando il guard rail per sorprendere i valsusini. A dispetto di quello che si dice spesso sui giornali favorevoli all`opera, come Repubblica o il Corriere, non esiste nessuna maggioranza silenziosa a favore dell`opera. Infatti, da subito sono cominciati gli scioperi in alcune fabbriche della Val di Susa, è stata bloccata la strada statale ed è stata organizzata una fiaccolata per la sera del 26 a Chiomonte.

Quando sono stato in Val di Susa per Fratelli di TAV, mi sono sorpreso di come ci fosse una grande compattezza tra la popolazione e anche i bambini conoscevano i rischi connessi alla realizzazione di questa opera assolutamente inutile. Da una parte abbiamo le persone, la gente della Val di Susa, dall`altra un gruppo di speculatori che vogliono solo i soldi. Il TAV è il più grosso business di sempre per le imprese italiane mantenute dallo Stato. Molti prenditori sono usciti indenni dalle chiusure dei cantieri legate a Tangentopoli grazie alle iniezioni di denaro pubblico che dal 1992 arrivano a chi ha messo mano agli appalti  dell`opera. I costi dell`alta velocità sono di circa 90 miliardi di euro, come ha calcolato l`ing. Ivan Cicconi. Un fiume di miliardi mentre le ferrovie italiane vanno a rotoli, soprattutto da Roma in giù. Finora il TAV è stato come Attila, dove sono arrivati i canteri non è cresciuto più l`erba.

Ad Afragola e nella zona di Napoli e del casertano, gli investimenti hanno arricchito le imprese legate alla camorra che hanno ricevuto subappalti prima dalla FIAT celata sotto il nome di Cogefar Impresit e poi da Impregilo, il mostro edilizio a tre teste controllato da Ligresti, Gavio e Benetton. In Campania, i subappaltori hanno aperto cave abusive poi riempite di rifiuti, hanno devastato un territorio già provato per non lasciarvi niente, costruendo anche il consenso (e voti) attraverso le assunzioni di lavoratori nei cantieri.

Nella zona di Roma dove sono passati cantieri, Tor Sapienza in particolare, i binari sono passati in mezzo alle case, rovinando la vita di parecchie persone, come il signor De Giusti che ha lavorato una vita e si è ritrovato con la casa che trema ad ogni passaggio di treno e due infarti. Per alcuni costruttori e politici è un male necessario in nome del progresso.

In Toscana, il Mugello è stato devastato. Sorgenti d`acqua prosciugate, montagne fatte a brandelli. E poi morti, morti sul lavoro: i minatori che lavoravano sulla tratta, tutti o quasi provenienti dal Sud Italia, in maggioranza da Lauria e Pagliarelle. Il primo morto è stato Pasqualino Costanzo un ragazzo di poco più di vent`anni. Era di Pagliarelle, in provincia di Crotone, un paese che ha sforna minatori da più di cento anni. Gli stessi che hanno costruito le gallerie in cui passiamo tutti giorni, veri e propri cimiteri sconsacrati.

La persona che mi ha fatto conoscere Pagliarelle, Pietro Mirabelli, è anch`essa morta in un maledetto cantiere in Svizzera. Sradicamento delle persone, distruzione del territorio, soldi pubblici buttati al vento come hanno denunciato sia i No TAV, ma anche illustri personaggi del panorama civile italiano come Ferdinando Imposimato ed il professor Di Bella che hanno cercato di far approvare un documento alla commissione antimafia già negli anni novanta che denunciava le infiltrazione mafiose nei cantieri e lo sperpero di denaro pubblico perpetrato in maniera scientifica nei cantieri campani. Imposimato, in un`intervista del 2006, mi diceva che i cantieri TAV sono come la Salerno-Reggio Calabria: non finiranno mai, perché “sono una fonte permanente di finanziamento illecito per la camorra, i partiti, le imprese”.

Perché in Val di Susa dovrebbero volere o accettare un`opera del genere e con queste premesse? Per continuare a devastare un territorio già provato dalle acciaierie di seconda fusione che sono sul territorio? O per respirare l`uranio e l`amianto imprigionati nelle loro montagne? Perché dovrebbero fidarsi di uno Stato che li ha imbrogliati, presentandogli progetti fasulli, pensando che sarebbe stato facile ingannare questi quattro sempliciotti di montanari, promettendo due soldi di compensazione per cantieri che potrebbero durare 20 anni?

Che dire di uno Stato che assalta di sorpresa i propri cittadini per consegnare un territorio ad una ditta privata che si arricchirà alle spalle della salute di quegli stessi cittadini dello Stato? Vorrei dire una cosa ai valsusini, ma anche a chi lotta contro il Ponte sullo Stretto, a favore della propria terra: questa è una battaglia di tutti!  Ricordatevi lo slogan che accompagnato tutta la vostra lotta: SARA` DURA!

 

Nota redazionale. Nonostante non sia citata direttamente in questo articolo, Impregilo tiene a precisare che la Corte di Appello di Firenze ha assolto tutti gli imputati del consorzio CAVET dall`accusa di danno ambientale. La sentenza è del 27 giugno 2011.

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