Da sette anni un`attesa infinita per avere la risposta definitiva sulla morte di Attilio Manca. Un anno fa il GIP di Viterbo si è riservato di decidere sulla terza richiesta di archiviazione. La madre dell`urologo ucciso chiede un supplemento di indagini. Ci sono almeno cinque domande a cui non è mai stata data risposta. E sono tutte legate alla latitanza di Bernardo Provenzano.

     

Scritto da Angela Manca

E` trascorso quasi un anno dal 16 Luglio 2010, giorno in cui il Gip dott. Fanti si è riservato di decidere sulla terza richiesta di archiviazione avanzata dal PM dott. Renzo Petroselli. Un anno trascorso, come gli altri sei, nella speranza, nell`attesa, nell`illusione di avere verità e giustizia. Speriamo che questa attesa così lunga non sia il preludio di una archiviazione definitiva. Ancora dopo sette anni non abbiamo mai avuto risposte a tutti gli interrogativi posti dal nostro legale Fabio Repici:

1) non sappiamo se sulle due siringhe ci sono le impronte di Attilio, oppure di altri, o se non ci sono impronte (magari Attilio avrebbe usato i guanti per iniettarsi la sostanza letale);

2) non conosciamo il nome dell`urologo che ha visitato Provenzano nel suo rifugio. Di questo ha parlato il mafioso Pastoia, anche lui stranamente  morto suicida in carcere;

3) non ci è mai stato detto dove si trovava Attilio giorno 11 Febbraio alle ore 9.30 circa, quando ci ha fatto l`ultima telefonata (anche questa misteriosamente sparita dai tabulati);

4) fino ad oggi non ci è dato sapere cosa faceva Attilio a Marsiglia nello stesso periodo dell`intervento alla prostata per via laparoscopica di Provenzano. Eppure sarebbe stato facile esaminare i tabulati perchè lui ci ha fatto due telefonate, dicendoci che doveva assistere ad un intervento. Chi era il paziente ? E, soprattutto Attilio era solo o con qualche collega dell`Ospedale Belcolle?

5) come ha fatto Attilio a deviarsi il setto nasale ed a farsi venire quella violenta emorragia dal naso e dalla bocca, cadendo su un piumone?

 Provenzano nei suoi 43 anni di latitanza ha goduto di protezioni da parti deviate dello Stato, infatti si spostava tranquillamente e indisturbato in tutta Italia, ma anche all`estero. E` stato a lungo nella provincia di Messina. C`è un pentito che afferma di averlo visto anni fa a Messina in abiti talari  nella casa di Michelagelo Alfano (anche lui morto suicida). Ci sono le intercettazioni ambientali in cui la sorella del boss Bisignano parla della presenza di Provenzano nel comune di Terme Vigliatore.

Quindi io spero che il dott. Fanti chieda un supplemento di indagini, perchè è un  diritto mio e della mia famiglia avere delle risposte e mi auguro che Attilio, ucciso nel più vile e barbaro dei modi, abbia quella verità e giustizia che merita.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.